Comma 22 | Persona Diligente
di Luca Giommoni
Ted Lasso | La versione migliore
Era senza dubbio la cosa giusta da fare, dunque ci siamo recati dal tizio del negozio di ricambi per elettrodomestici e gli abbiamo comunicato che a polverizzare la sua vetrina era stata una lattina di succo all’ananas previamente svuotata e riempita di un misto di carburante e olio per friggere, realizzata grazie a un tutorial online e in seguito avvolta in un calzino di spugna.
Silent Hill | Il turno del mattino
Di Stefano Ficagna
Scene da un matrimonio | Secondo il vento
Le braccia stese in avanti per non sbattere scavalco il tuo corpo scomposto nel sonno e mi infilo sotto le coperte.
After Life | Le cose che restano (Cartoline)
Nell’armadio ho una scatola piena di cartoline. Nessun colore brillante, nessun dettaglio accattivante, nessuna etichetta che ne specifichi il contenuto. Sta stipata sotto cumuli di tute da ginnastica, contenitori vari, asciugamani per la spiaggia, cornici senza fotografie. La tiro fuori una o due volte l’anno, quando mi impongo un rigoroso cambio di stagione, operazione che non vede mai una fine perché una volta aperta la scatola l’autodisciplina si sgretola: i vestiti restano ammassati sulle sedie per settimane oppure lievitano sul pavimento mentre io, a gambe incrociate, con un cappello di paglia in testa, un maglione slabbrato addosso e un paio di calzini bucati ai piedi, impilo cartoline suddividendole per anno, per mittente, per tema iconografico.
Sir Gawain e il Cavaliere Verde | Perdere la testa
Per due anni sono stato di pessimo umore.
The House | Computo metrico estimativo
1) Scavo a sezione aperta per sbancamento eseguito con qualsiasi mezzo meccanico All’inizio credevamo che questo vetro nero, solido, opaco – questo terribile e silenzioso mostro, quest’urlo cristallizzato – avrebbe presto lasciato spazio a della buona terra su cui costruire. Martellavamo convinti di poter raggiungere il fondo, passandoci a catena secchi di schegge rotte e taglienti, e sorridevamo vedendo quanto fosse facile scavare, quasi che il vetro non aspettasse altro di schiantarsi. Più la buca si allargava, richiedendo contrafforti e putrelle, più in profondità ci spingevamo, distinguendo a fatica il nero sotto dal nero sopra, più accese diventavano le liti e le urla. Alzando la testa, la luce era un vago chiarore che sfarfallava lontanissimo, illuminando un pozzo labirintico e arrotolato in una fuga verso l’abisso.
The Prisoner | Taumaturgia narrativa
Ho sognato che per natale mia madre addobbava l’albero con delle palle a forma di virus. Nel presepe, i Re Magi avevano le sembianze di tre noti virologi, e il villaggio attorno alla stalla era deserto. «Che fine hanno fatto tutti?» le ho chiesto. «Sono in quarantena», mi ha risposto, dal divano del salotto, col viso puntato verso la TV.
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