I fili colorati uscivano dai caschi e correvano lungo le file di candidati, srotolandosi a terra e aggregandosi in affluenti minori, lungo le file orizzontali da dieci posti, e maggiori, lungo le verticali da venti, ingrossandosi in matasse arcobaleno che dovevamo scavalcare fra settore e settore, smarrendosi in rami sempre più ampi fino a sciogliersi nell’ultimo tratto in un cavo di un metro, forse due di diametro. Quest’iride solida, di plastica e rame, scorreva sicura verso il calcolatore centrale che troneggiava sul capannone come un capo tribù.
Assurde morti a Hollywood | Halyna Hutchins
Quella pallottola, da quanto tempo è in orbita? (“Mi hanno sparato e sono morto”, Michele Mari)
Rebuild of Evangelion | La cospirazione contro Hideaki Anno
Osservato dalla cabina di pilotaggio di una sofisticatissima arma di distruzione di massa, il mondo appare da una prospettiva diversa. La plancia, inserita nel midollo spinale di un robot umanoide multifunzione alto quanto un grattacielo, ci permette di interagire col mondo dalla prospettiva di un dio.
Sound of Metal | Membrane
Furono due fischi simili, e ai fischi fece seguito la paura, l’ovattamento, il dolore. Poi fece seguito il silenzio, e il suono dei pensieri prese il sopravvento. Allora pensai che il linguaggio servisse all’uomo per comunicare non solo con gli altri, ma anche con se stesso: per ascoltarsi pensare.
Summertime | Uccello a Venezia
di Antonio Casto
Tedesconi, americanoni, inglesoni, austriaconi, francesi meno estesi ma altrettanto prestanti. Tutti tassativamente sopra il metro e ottantacinque e sotto i ventott’anni. È il regno di quella peluria bionda che attrae Dirk Bogarde e che solo nel Veneto, per qualche motivo, svetta spesso fresca, opaca e stopposa.
Nazarín | Virgin Colada
di Selene Mattei
Stavano facendo una gita di un giorno, lei e lui, la strada ansante sotto la caldana guidava verso il mare gli unici quadrupedi capaci di avanzare a quelle temperature: i dinosauri a motore, in fila uno dietro l’altro, strisciavano le ruote consunte verso l’ultima pozza, meta ingloriosa piena di brandine e ombrelloni disposti a formare una texture allegra e colorata di cerchi e rettangoli che preventivavano piedi in ammollo e conversazioni fiacche, destinate a capitolare in angosciosi «Oggi non ci si sta».
Dune | Urofilia
Non pensavo che avrei apprezzato così tanto l’ultimo regalo di mio padre. So perché lo ha fatto e so anche quanto tempo gli è costato ideare questo oggetto, ma se devo essere sincero proprio non me lo sarei mai aspettato da lui, visto che ha passato tutta la vita a punirmi duramente per come sono fatto. Gli psicologi amano chiamarle parafilie, cioè quei comportamenti anomali o se volete atipici che ci guidano lungo quel viaggio dantesco che culmina nell’umido piacere, il più delle volte sessuale, anche se esistono casi di piacere meramente sensoriale, come quando si tocca il velluto e non è l’orgasmo il nostro fine, ma lo sprofondare nel tatto, tutti gli altri sensi mosche cieche con la testa piatta.
La casa dalle finestre che ridono | Granturco
di Stefano Bonazzi
C’è questa strada che parte dal retro di casa nostra e finisce dritta in mezzo ai campi. Su un lato ci piantano le fragole, l’erba medica e un’altra pianta piccola e verde di cui non mi ricordo il nome (ma faccio finta di saperlo altrimenti papà mi tira uno dei suoi scappellotti sul coppino che mi arriva la scossa fin dietro le orecchie). Sull’altro lato invece ci sta il granturco, con i suoi fusti duri e larghi quanto un pugno, tutti puntati verso l’alto.
Jesus Christ Superstar | in difesa di Penteo
di Francesco D’Isa
La prima volta che vidi Jesus Christ Superstar ero in una condizione del tutto inadatta a godermi lo spettacolo. Avevo circa diciannove anni, vivevo coi miei genitori e non riuscivo a prendere sonno; sottomano avevo solo qualche libro e una vecchia televisione in bianco e nero (sì, esistevano). Optai per la tv, l’accesi e trovai il musical a metà.
- << Precedente
- 1
- …
- 20
- 21
- 22
- 23
- 24
- …
- 90
- Prossima >>








