L’invito era arrivato tre mesi dopo la chiusura del catalogo d’asta. Due righe tracciate a penna stilografica su cartoncino avorio, in forma d’enigma: «Chi sono io che non vedi ma senti gravare sul muro / l’assenza che compie il disegno e rende il passato futuro?».
Ainda Estou Aqui | Prodotto N° 1
«Beh se ci pensi anche noi abbiamo alimentato il mercato delle merendine. Probabilmente abbiamo anche lavorato per Nestlé, è incredibile pensarci oggi, no?» «Non credo che abbiamo lavorato per la Nestlé, credo fossero soprattutto imitazioni delle merendine famose» «Secondo me invece il nostro compito, se lo avessimo preso seriamente, stava proprio nel dire se la merendina famosa e la sua imitazione fossero distinguibili tra loro» «Ma se arrivavano pacchi di “prodotto senza nome” che erano paleselente delle Fieste o dei Kinder Bueno» «No, se ben ti ricordi i prodotti misteriosi senza nome avevano dei numeri sopra e tu dovevi, secondo una tabella, mangiare i prodotti n°1, 2, 3 e dire qual era meglio, qual’era più dolce, più gustoso, se durante la settimana di prodotto n°2 avevi sentito la mancanza di prodotto n°1, eccetera» «Non mi ricordo di aver mai seguito la tabella» «No, ma probabilmente stavi lavorando -male- per Esselunga che voleva sapere se la sua finta Fiesta era credibile, o per Ferrero che voleva sapere quanto le finte Fieste si avvicinassero all’originale» «Ricordo che c’erano delle ovvie Girelle e non capisco perchè adesso tu voglia prenderti la colpa dell’obesità infantile dilagante o dei bambini che Nestlè asseta in Africa» «Non voglio prendermela, sto solo dicendo che in qualche modo siamo stati dentro il sistema merendine. Io ho sicuramente alimentato il mercato facendo quella pubblicità alla macchina che faceva gli ovetti di cioccolata, ti ricordi?» «Sì, certo, e ci sei rimasta malissimo che la cioccolata fosse tutta di gesso» «Già. Pensi che quel mio fidanzato che faceva i mattoni in cartongesso nei film d’azione potrebbe aver lavorato alla cioccolata di quella pubblicità?» «Penso che sarebbe una cosa veramente inquietante, avevi sei anni» «Beh, i conti tornano. Io però non ero molto carina in quel momento della mia infanzia, infatti hanno usato solo le mani. Tu invece eri adorabile» «Io ho fatto i Gormiti, ma il Furby è stata l’esperienza migliore» «Tu eri veramente molto più carino e simpatico di me, avevi già questi occhi enormi e ridevi sempre. Il mio sogno era fare le Lelly Kelly… » «Però tu hai fatto la cosa di Topolino» «Sì, questa cosa di Topolino l’ho usata per rimorchiare un sacco di volte» «Funziona?» «A volte si, a volte no» «Certo che sicuramente funziona meglio dire “io recensivo Topolino” che “io pubblicizzavo i Gormiti”» «Non so, secondo me i Gormiti attirano gente più sana. Che… leggi
Per un pugno di dollari | Esperienze uniche da non perdere
La luce di maggio ha sciacquato via l’inverno dalle cabine; il mare è una tavola piatta. I gabbiani non abitano più la spiaggia, si alzano descrivendo semicerchi in volo con stridii aspri e prolungati. Il loro grido è una protesta contro i gruppi di baby dance, i pali alti del Publiphono che a intervalli regolari pubblicizza lungo tutta la spiaggia ristoranti, discoteche e altre esperienze uniche da non perdere.
La sala professori | Bisogna saper vincere
Il primo a essere eliminato era stato Giorgio e anche questa volta gli sarebbe toccata la piadina. Giorgio era in realtà un buon giocatore, ma ultimamente non stava dando il meglio di sé. A casa, nella sua città, frequentava la scuola calcio ed aveva uno di quei padri che lo trattavano come un astro nascente, naturalmente destinato alla Primavera.
Fog | La nebbia verde
di Luca Giommoni La prima che la vide fu la piccola Helga. Arrivava dalla foresta, era verde ed era più fitta del vapore che faceva suo padre, Ugo, quando scaldava l’acqua per la vasca. La nebbia si dirigeva verso il villaggio, passando per i campi, colorandoli plumbei.
Yannick | Quando ero carta adesiva
Venticinque sono tanti, ma non è impossibile.
Killers of the Flower Moon | Racconta una giornata felice coi tuoi genitori
Una cosa che ci piace tantissimo ma proprio tantissimo da fare con il mio papà e la mia mamma è andare a fare le passeggiate nella campagna dove ci sono tanti uccelli che cantano.
TAR | Il Conte
di Aquiles José Martínez Pérez Alle superiori, le lezioni di Storia erano strazianti. Le teneva un professore anziano, un po’ sordo e minuto, che forse per i suoi vecchi abiti larghi, eleganti e polverosi, chiamavamo il Conte. Entrava in aula con qualche minuto di ritardo, appoggiava la ventiquattrore sulla cattedra e subito iniziava un soliloquio, camminando lentamente con lo sguardo fisso a terra, dalla scrivania alla porta e viceversa. A un certo punto si fermava, si tirava su i pantaloni, stringeva la cintura e ci rivolgeva uno sguardo sorpreso, come se solo allora si fosse accorto della nostra presenza. Poi ripartiva con la sua lunga camminata, e le nostre palpebre cadevano e si rialzavano al ritmo dei suoi passi fino a quando non suonava la campanella.
65 – Fuga dalla Terra | Estraneo
di Luca Giommoni Mia moglie mi lasciò poco prima che il mondo smettesse di provare affetto. Mi disse che ormai ero solo un estraneo e, tre settimane dopo, la pioggia cadeva non per bagnare esistenze ma per affogarle, il sole sempre più vicino sembrava un bambino che si diverte a bruciar formiche con la lente d’ingrandimento, la luna se ne fregava delle maree così come i nonni se ne sbattevano altamente dei nipotini, la polizia arrestava studenti e la scienza arrestava le sue ricerche, gli amici pensavano solo a loro stessi e la politica non pensava più a nessuno.
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