La luce di maggio ha sciacquato via l’inverno dalle cabine; il mare è una tavola piatta. I gabbiani non abitano più la spiaggia, si alzano descrivendo semicerchi in volo con stridii aspri e prolungati. Il loro grido è una protesta contro i gruppi di baby dance, i pali alti del Publiphono che a intervalli regolari pubblicizza lungo tutta la spiaggia ristoranti, discoteche e altre esperienze uniche da non perdere.
Per diciotto anni non hai avuto la minima idea di chi fosse Sergio Leone, ma ti bastavano le prime note di “Per un pugno di dollari” per riconoscere chiaramente il menù di pesce fresco con antipasto, primo, secondo, dolce tutto compreso del Ristorante Jolly, vista sul mare! Se chiami ora il 20% sul prezzo completo. Non te la scegli la memoria. Stai camminando, rallenti per guardare i ragazzi seminudi che giocano a basket. Le Air Jordan stridono sul cemento arso, dalle fronti corrugate crollano piccole gocce di sudore. Hanno corpi agili, lunghi e tesi. I muscoli flessuosi sotto la carne umida sono il reticolato che intreccia le grandi città; la forza dei luoghi dove tutto può accadere. Acceleri come se aumentare il passo significhi perdere anche la traiettoria di quei pensieri. Sei in ritardo per il pranzo a casa di Sara, la tua fidanzata. Ti è mai capitato? Vergognarti di non poter sostare, riconoscere che il percorso di ogni sguardo ha prospettive già configurate. Dal Publiphono dicono che è stata smarrita una bambina, si chiama Elisa e indossa un tanga leopardato. È la pubblicità del Pepenero Sexy Disco e hai un vassoio di bignè alla crema in mano. La madre di Sara apre la porta, raggiante ti fa accomodare a tavola mentre porta i dolci al fresco. Sara schiocca un bacio rumoroso sulle tue labbra. Il bagliore estivo riempie di un’opprimente allegria la sala da pranzo. Le sedie, i vasi e i mobili senz’ombra sono circondati da uno sfrigolio polveroso che dona alla scenografia un tono falso e snaturato. Un vassoio di tagliatelle brilla al centro del tavolo. Ti riempi due piatti. È in questo tipo di giornate, lo sai, che i legami con le persone sembrano valutati e definiti con maggiore sincerità
«Allora, Marchino mio bello, non hai raccontato niente. Come stai, eh?» chiede la madre di Sara tutta contenta, mentre scarta la confezione di bignè alla crema che hai portato.
«Benissimo, con queste giornate…e te?»
«Benissimo, benissimo anche io» dice spingendo verso di te il vassoio, «Senti te lo avrà detto Sara, no?»
«Mamma smettila…», protesta lei
«Dai ma almeno fammelo dire!»
«Che cosa?», chiedi perplesso.
«Da poco tempo nel nostro Centro è stato attivato un servizio per donatori del seme e visto che sei giovane volevo chiederti cosa ne pensavi al riguardo. Ti andrebbe di aderire? Potremmo fare direttamente gli esami domani in clinica, ovviamente tutti gratuiti, e poi, se ti va, incontrarci la settimana prossima per la donazione».
Lo scirocco scuote i rami dei pini, accarezza i lembi della tovaglia. I gridolini lontani dei bambini che giocano in acqua brucano sulle tue orecchie.
«Puoi rispondere di no», dice Sara guardandoti dritto negli occhi.
«Ma no…In fondo perché non dovrei? È un gesto altruista, giusto?» rispondi sicuro, simulando disinvoltura.
«Lo è», chiosa la madre di Sara, «ed è molto importante per la vita di alcune coppie. Sai, Marco, non tutti hanno la fortuna che abbiamo noi… Intendo la mia, la tua e quella di Sara…» la frangetta gonfiata dal phon fa dei brevi salti mentre annuisce ad ogni nome pronunciato.
«Certo, certo… Beh, in fin dei conti è tutto vero, e poi…». Sara ti guarda fisso, sinceramente incuriosita da cosa stai per dire, «e poi che vuoi che sia, per una sega!»
«Giusto!» esclama compiaciuta sua madre, «È letteralmente soltanto una sega, un’unica sega anonima. E c’è anche un compenso: a tutti i donatori offriamo una Digital Gift Card Euronics da 150 euro spendibile in tutti i punti vendita».
«Ah, wow…una Gift Card eh?»
«Sì, è un regalo per te. Ci puoi comprare delle cuffie o quello che vuoi», riassume sbrigativa facendo un gesto in aria con la mano e si alza di nuovo, portando con sé i bignè alla crema che nessuno ha mangiato. «Bene, allora domani pomeriggio e poi ci rivediamo tra sette giorni al Centro Diagnostico in via Carducci. Ti ricordi dov’è, vero?»
I pini costeggiano tutta la via. Fanno ombra ai bagnanti che camminano ciondoloni, in affanno per l’aria gonfia di salsedine. Un refolo si incunea dietro i lobi madidi, la pelle abbronzata per un attimo è puntellata dai brividi. Dal cielo uniforme e pulito si capisce che è mattina. La brezza sibila dentro i colli di bottiglia lasciati sui marciapiedi, vibra in rivoli azzurri nelle piscine vuote degli hotel e infila tra le chiome bruciate dei pini. Gli aghi picchiettano dall’alto come piccole lance tirate in guerra contro il Centro Diagnostico di Villa Maria, dove la madre di Sara ti passa una serie di fogli che firmi senza leggere.
«Puoi aspettare seduto qui», dice indicando una schiera di sedie in metallo, «la porta è quella, appena esce il donatore è il tuo turno. Quando hai finito torna all’accettazione con la provetta, ok?»
Annuisci chiedendoti da quanto tempo è entrato quello prima di te e se sarai abbastanza fortunato da non incontrare il prossimo. La madre di Sara spreme un sorriso sulle guance e fa dietrofront, facendo saltellare la frangetta sulla fronte. Dopo pochi minuti un uomo sulla trentina esce dalla stanza e ti strofina addosso una smorfia imbarazzata; strizza in alto il mento mentre se ne va appoggiando con eccessiva cautela i talloni a terra. Rispondi abbassando lo sguardo e ti prepari ad entrare in una stanza bianca, al centro una sedia soltanto. Un televisore grande come un microonde si affaccia da un tavolino laccato. Bocca Golosa, Morbosamente Tua, Femmina Scatenata e Le due…Grandi Labbra sono i titoli dei DVD appoggiati in mezzo a vecchie riviste sgualcite dove uomini e donne sfidano i loro corpi bianchi e oliati; i ventri rigidi inchiodati l’uno all’altro. Ti siedi e ti concentri sui glutei alti e duri dei ragazzi coi pantaloncini in acetato appiccicati alle cosce che hai visto giocare a basket. Immagini uno di quei culi sul tuo materasso; la riga che separa la schiena magra come il letto di un fiume prosciugato dal sole. Ti slacci i pantaloni e mentre ti pieghi in avanti con la provetta aperta nell’altra mano, senti la madre di Sara sussurrare al di là del muro che vi divide: il prossimo donatore è arrivato. Ti agiti, infili le cuffie, appoggi il telefono sopra il ginocchio e cerchi in fretta un porno qualunque: play. Immediatamente dallo schermo pulsano braccia affannate, i legamenti tesi sfregano sui corpi intinti nella vampa. Le bocche sono schiuse, in preghiera. Una mano afferra i capelli, ti concentri su quella che fa presa sulle lenzuola. Senti il calore del tuo cazzo lustrato e hai gli occhi sgranati quando il viso inumidito ti si asciuga. Guardi attonito il pavimento: non senti il freddo del granito sulle ginocchia mentre cerchi di raccogliere come puoi lo sperma caduto a terra. Con le mani provi a spingerlo nella provetta; le vecchie riviste pornografiche ti giudicano febbrili dall’alto. Ti alzi, pulisci brusco con nuvole di Kleenex e apri la porta strizzando in alto il mento al prossimo donatore. All’ingresso, la madre di Sara è raggiante; il cuore ti pulsa al punto che hai l’impressione ti preceda. Dalla finestra gattona un vento tiepido, la salsedine è uno strato di vernice sul tuo collo fradicio.
«Allora com’è andata?», la frangetta gonfia saltella da un sopracciglio all’altro. «Eh… bene… però non è molto…» dici timidamente alzando in alto la provetta. «Ah, ma non ti preoccupare!» risponde lei battendoti una mano sulla spalla, «ne basta anche poco». Ti fa un occhiolino incoraggiante intanto che stringe come una sigaretta la tua Digital Gift Card. «Eccola, te la meriti. Quello che hai fatto è davvero un bel gesto Marco, davvero».
La porta d’uscita è spalancata e sulla soglia senti il formicolio ovattato della spiaggia che opacizza i tuoi pensieri. Stiri un sorriso gentile senza capire che forma ha assunto la tua bocca. Dal Publiphono una voce annuncia il 2×1 all’Aquafan e un nuovo gioco adrenalinico che si chiama “Extreme”. Dove credi di andare? Ovunque, se chiudi gli occhi, senti il mare. Da ogni punto moltiplichi le cose per renderle vane.

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