di Beatrice Tomasi Era probabile che non ci sarebbe entrato. Ne leggeva le misure, larghezza per lunghezza, lo visualizzava nella stanza, senza riuscirci davvero. Le tornò in mente quando andò dall’oculista convinta di non vederci più bene – dopo aver centrato un marciapiede mentre guidava l’auto del suo ex, e si ritrovò a spendere duecento euro per farsi consegnare un collirio da mettersi quando trascorreva troppo tempo al computer. Le diottrie c’erano tutte; mancava, evidentemente, il senso dello spazio. E così se ne stava lì, di fronte a quel tappeto che sembrava allo stesso tempo gigantesco e minuscolo, a riflettere se acquistare o meno un oggetto che non riusciva a collocare, ma che desiderava fortemente.
Con la pioggia dentro | Anomalie
Sono le dodici e zero tre di sabato due maggio e sono disteso sul divano. La lavatrice sta per finire il programma; lo so perché la centrifuga sta urlando. Io credo che mi stia rimproverando per gli errori che ho commesso nella mia vita, e non credo siano tanti, perché sono soltanto dieci minuti che gira, eppure sembra che stia per scoppiare; forse gli errori che ho commesso nella vita sono pochi, ma sono molto gravi. Devo aver procurato del dolore agli altri.
Follemente | Redenzione e Riparazione
di Luca Giommoni L’uso del gas o delle pillole era fuori discussione. Non glielo avrebbero lasciato fare. La Normativa vietava metodi dolorosi, incivili e dissipativi. Allora aveva valutato l’altezza del balcone e la resistenza della trave del soffitto: troppo basso, troppo fragile.
Parthenope | L’abbraccio
di Rebecca Moore Bene, l’ha lasciata. Allora lei stasera cosa fa? prende ed esce, e non vuole sentire ragioni.
Povere creature | Imparare
Sono sempre stata una ragazza di città fin nel midollo. Ricordo la prima volta che i miei genitori mi hanno portata fuori da Firenze, era per andare a trovare mio zio in campagna.
21 grammi | Biglia
di Rebecca Moore «Come sta tua madre?» le chiedevano ormai tutti, dopo l’incidente. «Bene, sta bene,» rispondeva lei.
Dressed to kiss | Recito una poesia
Ho aperto la porta e stavi facendo la doccia. I vetri appannati il rumore dell’acqua dietro le tende vestiti sparpagliati sul pavimento.
Westworld | Grano
Essi Vivono ST02, ep14 di Apolae Incontrai Dolores per caso, al terzo soggiorno, seguendo un tizio in nero che pareva saperla lunga lì all’emporio, ok gringo ma niente domande, pagai il conto in fretta e via col vento era tosta stargli appresso, git up baby go, montava un puledro cazzuto garretti d’acciaio che sbranava la polvere, si scostavano tutti al suo passaggio in paese e lui briglia sciolta lungo il sentiero di crochi e gramigna, col sole fuso sempre a destra, lazo avvolto al pomo della sella, in una corsa che sembrava più allontanarsi da un rimorso che acciuffare una smania, incollato al galoppo fino alle querce annoiate del Ranch Abernathy.
Succession | La giacca verde
di Giulia Sabella Tiro fuori dall’armadio la giacca della laurea. Sta dentro la pellicola della lavanderia ed è di una tonalità di verde che non credo esista in natura. Non evoca le placide campagne irlandesi, né i laghi del Nord Italia dopo una pioggia primaverile. È un verde che invece ricorda gli uniposca della cartoleria di papà, gli ombretti in omaggio con Cioè, i ghiaccioli alla menta che si squagliano e ti colano sulle mani mentre li mangi.
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