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Follemente | Redenzione e Riparazione

16 Aprile 2025 di Redazione

di Luca Giommoni

 

L’uso del gas o delle pillole era fuori discussione. Non glielo avrebbero lasciato fare. La Normativa vietava metodi dolorosi, incivili e dissipativi. Allora aveva valutato l’altezza del balcone e la resistenza della trave del soffitto: troppo basso, troppo fragile.

Non gli restò che andare al salone dei dispositivi di offesa.

Il commesso dietro al bancone diede un sorridente buongiorno al ragazzo.

«Vorrei noleggiare un dispositivo di offesa» disse il ragazzo.

«A destinazione individuale o destinazione terza giuridicamente validata?»

«A destinazione individuale».

«Immagino abbia già compilato la domanda di Redenzione e Riparazione?» chiese cordiale il commesso.

«Ce l’ho qui con me, se vuole gliela faccio vedere» il ragazzo fece per prendere il documento.

«Non importa» gesticolò il commesso. «Mi fido, d’altronde è la sua parola, e la nostra parola vale più delle carte nel Nostro Sistema, giusto?»

«Già» disse il ragazzo.

Il commesso gli mostrò il bancone espositivo dei dispositivi d’offesa. Il ragazzo optò per uno, chiamato pistola. Il commesso, con un gesto consumato, appoggiò sul bancone due proiettili adatti al modello scelto.

«In genere ne basta uno» ammiccò. «Ma è la Prassi».

Prima di augurare una buona giornata al ragazzo, il commesso gli fece firmare la liberatoria per il Recupero e il Riciclo.

«A riparazione avvenuta» spiegò il commesso «recupereremo, oltre al dispositivo, il metallo del proiettile dal suo corpo. Sarebbe un vero peccato che questa goccia di metallo andasse sprecata» agitò con candore il proiettile stretto fra due dita.

Il ragazzo non ebbe niente da ridire e il commesso gli augurò una buona giornata.

 

Fu il turno del salone per la sostenibilità e transizione ecofuneraria, ogni tanto ancora chiamato con il solo nome di onoranze funebri.

A dare il benvenuto al ragazzo, questa volta, fu un’impiegata, in piedi, in attesa del primo cliente, davanti alla sala di esposizione.

«Posso aiutarla?» sorrise l’impiegata.

«Ho bisogno di una destinazione ultima» disse il ragazzo.

«Per la sua persona o per la persona di altri?»

«Per la mia persona».

«Prego» lo invitò a seguirla nel salone espositivo. «Come saprà, i servizi che offriamo non si occupano più di vendere quelle barbare confezioni di legno, il Nostro Sistema non permette più di sprecare alberi per racchiudere un corpo umano, del resto, un albero è più utile in verticale verso l’alto non in orizzontale sotto terra, giusto?»

«Giusto» convenne il ragazzo.

«Ha già compilato la domanda di Redenzione e Riparazione?» l’impiegata porse la domanda di rito.

«Ce l’ho qui con me, se vuole…»

«Non importa» disse l’impiegata. «È la sua parola, giusto?»

«Giusto».

«Come saprà, il Nostro Sistema non ammette sprechi di nessun genere e un corpo umano, anche privo delle funzioni vitali, se trattato adeguatamente, può essere ancora di grande utilità» precisò l’impiegata avvicinandosi a un grande monitor al centro della sala. Il monitor mostrò una serie di opzioni.

«Come nutrimento per ecosistemi estremi per esempio» illustrò l’impiegata. «I corpi possono essere inviati in zone desertiche come primo substrato per ecosistemi artificiali: microrganismi utilizzerebbero il corpo per generare terreno fertile in ambienti sterili. Un’altra opzione potrebbe essere l’upload cerebrale: i neuroni contenuti nel cervello vengono analizzati per estrarre dati utili all’intelligenza artificiale» passò alla successiva opzione. «In alternativa, c’è la creazione di corpi-spugna per il ripristino di ecosistemi marini danneggiati: i corpi sono trattati con sostanze assorbenti e lasciati in mare per ripulire microplastiche o metalli pesanti. Nella stessa fascia di prezzo, c’è anche la coltura cellulare: si estraggono le cellule staminali, in particolare quelle muscolari e tessutali e si fanno proliferare in bioreattori avanzati, le cellule si sviluppano in tessuti tridimensionali tramite impalcature biologiche e il DNA può essere modificato per ottenere caratteristiche specifiche: consistenza, sapore, valore nutrizionale, così da ottenere blocchi di carne coltivata utilizzabile, evitando il rischio di malattie, come nutrimento per il bestiame».

Il ragazzo studiò con attenzione il monitor.

«Cosa mi dice della trasformazione del corpo in alveari naturali a supporto delle colonie di api?» disse poi.

L’impiegata si incupì. Si vedeva che le scocciava chiederlo ma fu costretta lo stesso a farlo. Era la Prassi.

«Mi dispiace» disse. «Ma devo chiederle di farmi vedere la sua domanda di Redenzione e Riparazione».

Il ragazzo acconsentì senza scomporsi.

«Mi dispiace» ripeté l’impiegata dopo aver analizzato la domanda. «Se avesse leso altra persona, nel corpo o nello spirito, per motivi di sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, non ci sarebbero problemi. Ma qui lei ha dichiarato, come motivo dell’atto di Redenzione e Riparazione, che ha tradito in modo irrecuperabile la fiducia di un’amica e l’opzione “alveare umano” non è contemplata per questa casistica» comunicò l’impiegata. «Se permette un mio personale parere, le suggerirei di valutare fra le opzioni “tessuti auto-rigeneranti per bioarchitettura” e “espulsione spaziale per terraformazione”».

Il ragazzo diede una veloce occhiata al monitor.

«Tessuti auto-rigeneranti per bioarchitettura» disse. «Ha un prezzo più accessibile».

«Perfetto» disse l’impiegata poi, sempre con fare estremamente disponibile, lo invitò a seguirla per riempire le scartoffie.

Prima di augurare una buona giornata al ragazzo, l’impiegata gli porse un’ultima domanda: «Quando ha intenzione di mettere in atto la procedura di Redenzione e Riparazione?».

«Oggi stesso» disse il ragazzo. «Il tempo di tornare a casa, un paio d’ore massimo, direi».

«Perfetto» sorrise l’impiegata. «Avvertirò la squadra di recupero di passare dal suo domicilio fra un paio d’ore. Un’ultima cortesia: le saremmo grati se potesse lasciare aperta la porta della sua abitazione: faciliterebbe il lavoro della squadra di recupero».

Il ragazzo non ebbe nulla da ridire e l’impiegata gli augurò una buona giornata.

 

 

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Postato in: Anatomia di un fotogramma Tag: Follemente, luca giommoni Fai un commento

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