«No, no, il filzgolf è più facile. Te l’ho detto mille volte». «Ma dai, il filzgolf al minigolf e al miniaturgolf se li mangia, lo sai e lo dici apposta per farmi incazzare…»
Il ragazzo e l’airone | Come un’onda
«Come un’onda che ritorna al mare» «E poi?» «E poi niente» «Come? Poi che succede?» «Tesoro mio, non succede niente: cosa succede quando un’onda torna nel mare? Diventa il mare» «E come fa a sapere che gli voglio bene?»
La ricompensa del gatto | Una cena fra amici
Mentre tutti ridevano, ubriachi quel po’ che basta per smussare gli spigoli e sciogliere la lingua, lei giocava a riconoscere la solitudine: “sono sola”, pensava, “nessuno vuole davvero che io rimanga”. Aveva imparato che a volte il vino aiutava, a volte era peggio: non c’era modo di saperlo in anticipo. Stare bene era sentire la solitudine come un dolore ad una gamba, qualcosa di esterno da osservare, un livido di cui non si ha colpa. Stare male, invece, era credere alla solitudine, farsi portare sempre più lontano, dove non c’era nulla se non la voglia di dormire e guardare video di gattini per pomeriggi interi. Gattini che saltano, cadono dalle scale, gattini che si arrampicano su per delle grondaie e non sanno scendere, gattini addormentati.
Denti | Dentinogenesi
All’epoca avrei voluto dei denti azzurri, o verdi, o al limite arancioni. Pensavo che avere dei denti bianchi per tutta la vita fosse quanto di più noioso potesse capitarmi. Che era ingiusto: le unghie continuavano a crescere, come i capelli, e si potevano colorare, accorciare, schiarire. Solo i denti, quanto di più duro e utile il corpo umano sapeva produrre, era contingentato e fisso.
Bantù Mama | Barrio Capotillo
Lineas Entre dos Mundos
Dune 2 | Imposizione volontaria di un indugio
Guardò le proprie mani insanguinate: alla fine di una lunghissima giornata era difficile dire se, risalendo nel tempo, lustri, decenni prima, fosse esistito un momento diverso, più sereno. Più – arrossì mentre lo pensava – felice.
Ida | Breve itinerario della Polonia per giovani tristi
Gdańsk Ogni volta è la luce – diversa, sciolta in un estenuante tempo anseatico – che mi stupisce. Come se il sole fosse più basso, pronto a mollare. Mi sembra che ci chieda di meno, il sole del nord, che basti resistere senza dover proporre nulla.
Intervallo di terza | Finale
La Manna camminava con accanto il Campa. Pensava a Manfredi, a tutto il casino fatto per trovarlo e all’ennesimo fallimento di cui avrebbe discusso fino alla nausea con il suo psicologo che certamente avrebbe trovato la crepa nel dolore che adesso le prendeva il basso ventre e l’avrebbe disinnescato, rendendolo ordinario e banale. «Dove stiamo andando?» ha chiesto il Campa. «In classe Campa, dove vuoi che andiamo». «Quindi: tutto qua. La Manna esce di classe e alla fine ci ritorna?» «Tutto qua».
Intervallo di terza | La ricreazione
Ha pensato che gli occhi fossero la cosa più bella: verdi e grigi, lontanissimi l’uno dall’altro in mezzo ad una faccia seria e nervosa. Lo rivedeva come in sogno, tanto era stato veloce, neanche il tempo di chiedere cosa o perché che già il suo zainetto saliva le scale, saltando i gradini a due a due, e si confondeva fra la folla di altri zaini uguali, quasi un campionario aziendale in transumanza verso le aule deserte.
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