Di Silvia Fornaroli
The Good Place | Essere al posto giusto
Il primo giorno di scuola stringeva sulla pancia il sacchettino di stoffa con la merenda: una rosetta col prosciutto, tre fettine sottilissime. Il prosciutto lo vedevano in tavola una volta al mese, quando andava bene. La madre aveva insistito: «Almeno il primo giorno, poi lo capiranno che è una pezzente, ma almeno il primo giorno!». Mariella era felice per quel prosciutto. I fratelli le dissero che la odiavano e che si sarebbe strozzata mangiando il panino. Era la quarta di sei figli. Chiuse i pugni forte, sentiva le unghie premere sulla carne, le mani gelide e sudate. Poi si mise a sedere e accarezzò il banco. Con l’indice seguì il perimetro del legno e arrossì pensando che era tutto per lei, che non avrebbe dovuto condividerlo con nessuno, che non le avrebbero tirato i capelli per rubarle il posto. Conosceva gli altri bambini della classe, figli di contadini come lei: nessuno di loro aveva una rosetta col prosciutto. Mariella nascose il sacchettino di stoffa in fondo alla cartella.
The Northman | Agricoltura biodinamica
Il fumo che il letame sprigiona sale lento nell’aria fredda dell’Holstein: lievi volute senza fretta cercano di mimetizzarsi con la nebbia dell’alba. Tutto è pace: i campi arati, la stalla addormentata, le distese di pascoli a perdita d’occhio. Darré cammina con passo lento e meditabondo, osservando ogni filo d’erba, ogni staccionata. Pensa che questa terra, questi campi, siano quanto di più vicino alla Natura sia possibile immaginare nel mondo contemporaneo. Non ci sono fertilizzanti chimici, né pesticidi per chilometri. I trattori sono sostituiti da mucche e buoi. Pensa che l’agricoltura sia l’inizio dell’umanità; che l’unità fra il contadino e i suoi campi, il lavoro onesto e continuo, la cura amorevole della terra, siano dei principi etici che rendono l’uomo migliore.
The Endless | Il villaggio delle mucche viola
Si racconta di un allevatore che viveva in un remoto villaggio di montagna, dove conduceva una vita frugale ma dignitosa. Mangiava tre volte al giorno. Mandava i figli a scuola. Non aveva debiti. Un giorno, nei pressi del suo pascolo, si avvicinò un’auto da cui scese una famiglia di città per mostrare ai bambini le mucche. L’allevatore li fece avvicinare, e regalò loro latte e formaggio. La famiglia, estasiata, ringraziò, e l’anno dopo tornò insieme a un’altra famiglia.
Persona | Inganno e violenza
Ecco una nuova preda. Bassa, bionda, la pelle bucata da un piercing al sopracciglio destro e al labbro inferiore sinistro, per meglio bilanciare la simmetria del viso. Beveva a sorsate regolari un vino di pessima qualità e parlava in cerchio di letteratura russa, muovendo ambedue le mani in avanti, come a tirarsi l’acqua addosso. «Al tizio sul treno dice che in ogni matrimonio si possono vivere due condizioni: l’inganno o la violenza…insomma che ogni costrizione porta ad avvelenarsi vicendevolmente la vita…»
Licorice Pizza | I cinemini del Village
Mi trovo in un salotto di legno, persa in una nube di pulviscolo atmosferico esaltato dalla luce di un sole sconosciuto. L’arredamento è al servizio dell’immaginario, ci sono abat jour bellissime e innecessarie e vecchi poster di moda. Da fuori arrivano i rumori di East Harlem il pomeriggio, e il tutto. Il tutto vale a dire: New York! L’America! È solo un salotto ma per me è irreale. Più tardi mi verrà detto che all’inizio è così un po’ per tutti. Sono arrivata meno di 24 ore fa, sono nata meno di 24 ore fa, e ancora non ho trovato il coraggio di uscire. Come funziona questa città? Come si esce di casa? Sto girando nel salotto senza uno scopo da ore, quando un messaggio su Instagram mi salva.
Ipotesi di sopravvivenza | Böcklin
Non sono più qui | Il Santo Kolombia
Il tramonto migliore di Monterrey cola dalla Sierra Madre sul petto dei cholos armati della colonia Independencia; seduti agli angoli delle case di calcestruzzo frantumato, osservano la città che si adombra, onorano polvere e terra che si arrossano tra i loro piedi: la resistenza della poesia allo squallore incipiente nella tragedia del Nuevo León. In calle Porfirio Diaz, ogni domenica sera combattono i galli.
La Dolce Vita | Dolce, dolcissima vita
Molti sono i bar di fronte ai quali mi faccio problemi di passare. Basterà cambiare lato della strada, non importa che mi sforzi a pensare percorsi alternativi, è sufficiente affrettare il passo e rivolgere lo sguardo al telefono. Gli scrupoli non dipendono dal fatto che in passato sia scappato da quei bar senza pagare, o che lì abbia litigato con qualcuno, o almeno non in modo serio, ma è da ricercarsi in un’eccessiva vicinanza che le notti trascorse là mi portarono ad avere con gestori o baristi o cameriere o buttafuori, così che tornarci oggi sarebbe pietoso, per tutta la polvere che intanto si è depositata sui miei capelli, e questa faccia spiegazzata (ma gli occhi, spero, sono rimasti identici).
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