di Guido Landini (campionato mondiale di racconti di piazza edison, prima edizione)
Sorry, Baby | Povera Mimoza
di Francesca Cassanelli (essi vivono)
Due spicci | Geografia incompleta
La prima volta che ho sentito sul mio corpo l’odore di vecchio ero in via della Colonna, nel tratto che sbocca in Piazza Santissima Annunziata, dove la strada si restringe e si infila nella Volta degli Innocenti, costringendo le auto al senso alternato. Stavo ferma sulla bici, le mani sul manubrio e la punta del mocassino sul marciapiede, aspettando che l’autobus 14 attraversasse la strettoia. Il casco di mia figlia legato al seggiolino sobbalzava a ogni buca. Non era freddo, nemmeno caldo. Non ascoltavo musica, non indossavo occhiali da sole. Non era il giorno di un compleanno né di una visita medica. L’ho sentito arrivare e ho pensato: ecco, sono vecchia. Ho ripreso a pedalare, i due putti sulla Volta hanno benedetto il mio passaggio.
The Mastermind | Il teorema della cornice vuota
L’invito era arrivato tre mesi dopo la chiusura del catalogo d’asta. Due righe tracciate a penna stilografica su cartoncino avorio, in forma d’enigma: «Chi sono io che non vedi ma senti gravare sul muro / l’assenza che compie il disegno e rende il passato futuro?».
Il più bel gioco della mia vita | Minigolf
«No, no, il filzgolf è più facile. Te l’ho detto mille volte». «Ma dai, il filzgolf al minigolf e al miniaturgolf se li mangia, lo sai e lo dici apposta per farmi incazzare…»
Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato | Papà è a letto
«Papà è a letto». È quello che ripeteva mamma ogni volta che chiedevamo di lui. I primi tempi nella sua voce c’era angoscia ma poi, con il passare delle settimane, era arrivata la rassegnazione e infine l’ineluttabile dato di fatto: «Papà è a letto».
Jay Kelly | Set di taglieri
di Beatrice Tomasi Era probabile che non ci sarebbe entrato. Ne leggeva le misure, larghezza per lunghezza, lo visualizzava nella stanza, senza riuscirci davvero. Le tornò in mente quando andò dall’oculista convinta di non vederci più bene – dopo aver centrato un marciapiede mentre guidava l’auto del suo ex, e si ritrovò a spendere duecento euro per farsi consegnare un collirio da mettersi quando trascorreva troppo tempo al computer. Le diottrie c’erano tutte; mancava, evidentemente, il senso dello spazio. E così se ne stava lì, di fronte a quel tappeto che sembrava allo stesso tempo gigantesco e minuscolo, a riflettere se acquistare o meno un oggetto che non riusciva a collocare, ma che desiderava fortemente.
Con la pioggia dentro | Anomalie
Sono le dodici e zero tre di sabato due maggio e sono disteso sul divano. La lavatrice sta per finire il programma; lo so perché la centrifuga sta urlando. Io credo che mi stia rimproverando per gli errori che ho commesso nella mia vita, e non credo siano tanti, perché sono soltanto dieci minuti che gira, eppure sembra che stia per scoppiare; forse gli errori che ho commesso nella vita sono pochi, ma sono molto gravi. Devo aver procurato del dolore agli altri.
Cinemini della Val D’Elsa: Il Multisala Boccaccio
“Oggi andiamo al cinema” dico alzando la testa dal computer. Intorno a me ci sono solo galline, intente a becchettare per terra. Mi alzo, passo di fronte al pagliaio, cammino scalza sul prato e vado verso un gruppetto di alberi dove B. sta facendo qualcosa, una delle sue attività che prevedono strumenti e oggetti di cui non conosco il nome. Si ferma, mi guarda. “Oggi andiamo al cinema” dico. Si toglie i guanti lentamente. Ci mette un’eternità. “Ah, sì buona idea, a quale vuoi andare?”
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