• Chi siamo
  • Contattaci

In fuga dalla bocciofila

  • Home
  • Categorie
    • Anatomia di un fotogramma
    • Cartoline dal foyer
    • La scena tagliata
    • La sindrome del personaggio secondario
    • Lo sfogone
    • Oceani di autoreferenzialità
    • Recensioni vere
    • La recensione di Ferruccio Morandini
    • La vertigine della lista
  • Festival
    • Festival dei Popoli
    • Festival di Cannes
    • L’arte dello Schermo
    • Lo Schermo dell’Arte
    • Torino Film Festival
  • Haiku
  • Archivio
    • Indice Alfabetico
    • Archivio per mesi
  • Cerca

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato | Papà è a letto

2 Giugno 2026 di Giulia Sabella

«Papà è a letto».

È quello che ripeteva mamma ogni volta che chiedevamo di lui. I primi tempi nella sua voce c’era angoscia ma poi, con il passare delle settimane, era arrivata la rassegnazione e infine l’ineluttabile dato di fatto: 

«Papà è a letto». 

Non che passasse tutte le ventiquattr’ore a letto. La sveglia suonava alle 7 e mezzo del mattino e lui si alzava, andava in bagno, faceva la doccia e, se necessario, indossava un pigiama pulito, mentre mamma approfittava di quei quindici minuti per cambiare frettolosamente le lenzuola. Poi lui tornava in camera, senza dire una parola, senza rispondere alle nostre domande, e rimaneva così, sdraiato e assorto, gli occhi fissi sul soffitto. A mezzogiorno si voltava sul fianco destro e si appisolava, fino alle due del pomeriggio, quando la sveglia suonava di nuovo e lui tornava in posizione supina, immerso nel suo stato contemplativo. Alle sette di sera si voltava sul fianco sinistro, il volto verso il muro, e si addormentava di nuovo, stavolta profondamente. Dopo qualche ora, mamma si infilava sotto le coperte accanto a lui. Accendeva la televisione, guardava un quiz o un film in bianco e nero. Quando sentiva il sonno avvicinarsi, spegneva tutto e dava la buonanotte a papà, ogni volta aspettando una risposta che sapeva non sarebbe arrivata. Di notte lo si poteva sentire vagare per la cucina. Mamma lasciava la tavola apparecchiata, solo per lui, e gli faceva trovare in frigo qualcosa di freddo, come una frittata di verdure, un’insalata di pasta, del roast beef.
«È importante che mantenga un’alimentazione bilanciata», diceva.

Papà si era messo a letto alla fine del 2011. Era il 4 dicembre quando tornò a casa da lavoro e tutti i tg mostravano, quasi in sincrono, le immagini della ministra Fornero che chiedeva un sacrificio agli italiani. «Abbiamo dovuto», spiegava, in lacrime. A cena rimase in silenzio, toccò appena quello che aveva nel piatto. Mentre toglievo la tovaglia lo sentivo in salotto, che parlava al telefono. «E quindi, concretamente, per noi cosa significa?», chiedeva. Sul tavolino, accanto al divano, stavano impilati i depliant di vari tour operator: Madagascar, Polinesia, Australia, Filippine. Proprio in quei giorni doveva scegliere il suo regalo per la pensione, ritenuta imminente. Insieme a un gruppo di amici del liceo aveva preso il brevetto da sub e adesso stavano organizzando un viaggio in qualche luogo esotico, senza la famiglia al seguito. Una volta rientrati, sarebbe andato a Gavorrano, a ristrutturare la vecchia casa dello zio. «Vedrai, Michela, che bellezza. Ti affacci alla finestra che stai sulle montagne e vedi il mare», ripeteva a mamma.
Il giorno dopo l’annuncio della ministra, si alzò alle 7 e mezzo e prese il treno per andare a lavoro, come faceva tutte le mattine da oltre trent’anni. La sera, quando rientrò, aveva la faccia scavata, un’ombra nera sotto gli occhi. Era ormai chiaro che i suoi piani erano saltati. «Sono un po’ stanco, vado a letto», disse. Andò in bagno, si mise il pigiama e si infilò sotto le coperte. 


«Papà è a letto», e ci è rimasto quando il dottore è venuto a visitarlo, e poi il giorno di Natale, quello di Capodanno, e quando mi sono laureata, quando è morta nonna e quando Gabriele ha portato Sara a casa, per farcela conoscere.
«Papà è a letto», e lì è restato, muto ma vigile, in un atto di resistenza e disperazione. 

Papà si è alzato dal letto la mattina del 7 maggio 2014. Eravamo in cucina e cercavamo di convincere mamma ad andare al mare, almeno una settimana, per non rimanere tumulata in casa tutta l’estate. Lui comparve sulla porta. Indossava un maglione rosso, ormai troppo largo, e dei jeans, tenuti stretti in vita dalla sua vecchia cintura di cuoio. Il colorito era pallido, i capelli grigi. Mi ero talmente abituata a vederlo in posizione supina che solo adesso notavo la pelle che gli pendeva sotto il mento, vinta dalla forza di gravità.
«Esco un attimo, prendo la macchina».
Si voltò e se ne andò. Noi rimanemmo seduti, increduli, incapaci di formulare una risposta consona alla situazione in un tempo di reazione accettabile.
«Ma che cazzo…», esclamò Gabriele alzandosi dalla sedia, proprio nell’istante in cui l’automobile usciva dal vialetto.
«La patente sarà ancora valida?» chiesi, e intanto mamma afferrò il cordless e digitò il numero di cellulare di papà ma solo per sentire la voce della Gianna, una signora romagnola che niente aveva a che fare con nostro padre.
«Pensavamo che Donato Dominici fosse morto, dopo qualche tempo di inattività riassegniamo il numero», ci disse poi l’operatore telefonico quando chiedemmo spiegazioni.
Chiamammo amici, parenti, vecchi colleghi, per sapere se qualcuno l’avesse visto o sentito. Raccontavamo che si era alzato e loro ci accoglievano con frasi di gioia, che si spegnevano quando spiegavamo che non si trovava più. «Se lo becco, quel maledetto, giuro che lo inchiodo al materasso» inveì lo zio Corrado, il fratello di papà.
Con lui e Gabriele andammo al bar, in edicola, in tutti i posti che aveva frequentato prima che si mettesse a letto. Mamma chiamò la polizia.
«Mio marito è scomparso, è uscito di casa e non riusciamo a rintracciarlo»
«Quando l’ha visto l’ultima volta?»
«Circa un’ora fa»
«Signora, è un po’ presto per chiamarci»
«Ma non usciva di casa dai tempi della riforma Fornero».
Il poliziotto la rassicurò, prese la segnalazione e la invitò a richiamare entro 72 ore per formalizzare la denuncia. 


Quella notte rimasi a dormire a casa, nel mio vecchio letto, per far compagnia a mamma. Era la prima volta che si addormentava senza che ci fosse accanto a lei la sagoma di papà. Per cena avevamo mangiato un panino al volo ma lei, prima di coricarsi, era andata in cucina e aveva apparecchiato: la tovaglia pulita, un piatto, un bicchiere, le posate e il tovagliolo di stoffa, due fette di pane avvolte nella carta marrone. In frigo, la mozzarella e i pomodori.
«Magari torna che ha fame», mi disse.
Il giorno dopo io, Gabriele e un gruppo di amici battemmo la città, mettemmo volantini, e intanto mamma stava al telefono con gli ospedali, i parenti e la Gianna, che aveva preso a cuore la questione ed era molto rammaricata di aver ricevuto per errore un numero appartenente a un’altra persona.
Un altro giorno passò, senza notizie. Quella sera mangiammo la caprese insieme a un’insalata di riso. La tavola rimase apparecchiata per papà.
Il 9 maggio mi alzai e trovai mamma in cucina, il cordless in mano, sul tavolo un foglio con i numeri degli ospedali della regione e il piatto e le posate ancora puliti. L’abbracciai.
«Hai dormito?»
«Un pochino».
Qualcuno suonò alla porta. Corremmo alla finestra, ma era solo il postino. Scesi in pigiama, la tazzina di caffè ancora in mano. «C’è una raccomandata da firmare». La presi. Era una cartolina, l’immagine di un piccolo borgo che si stagliava in cima a un’altura. La voltai.
Saluti da Gavorrano. Donato.


Quel giorno papà ci chiamò da un nuovo numero di cellulare solo per dirci che no, non sarebbe tornato a casa.
«Ci sono stato fin troppo, ma voi potete venire quando volete», disse.
«Mamma, che vuoi fare?», le chiesi. Lei rimase seduta a tavola. Poi si alzò, prese il piatto, le posate e il bicchiere, piegò con cura la tovaglia e mise ogni cosa a posto. Dopo aver spazzato, andò in camera, senza dire una parola. La vidi tirare fuori la valigia da sotto il letto e infilarci dentro mutande, calzini, un telo da spiaggia, i costumi da bagno.
«Vuoi che ti accompagni da lui?».
Mamma mi guardò.
«No, vado dalla Gianna. Mi ha invitata da lei, ha due lettini prenotati per tutta la stagione».

Condividi:

  • Facebook
  • LinkedIn
  • Twitter
  • E-mail

Postato in: La sindrome del personaggio secondario Fai un commento

RispondiAnnulla risposta

  • Chi siamo
  • Contattaci

© 2026 · In Fuga dalla Bocciofila · Website designed by Alessio Pangos · Privacy Policy"In fuga dalla bocciofila" cerca di fare molta attenzione a non pubblicare materiali che possano ledere in alcun modo il diritto d’autore. Tutti i media [immagini, video ed audio] sono pubblicati a bassa risoluzione, in pieno rispetto del comma 1 bis dell’articolo 70 della Legge sul Diritto d’Autore che consente “la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro”. Chiunque ritenga che sul sito siano presenti testi, immagini, audio e/o video non opp​o​rtunamente licenziati, contatti i soci per chiarimenti.

Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, o continuando con la navigazione acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui / CHIUDI
Privacy & Cookies Policy

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA