di Marco Parracciani C’è uno che conosco, tale Antonio B. (non metto il cognome per proteggere la sua privacy. Comunque non fa l’attore e non è nato a Málaga nel 1960, ma ha sui 35 anni e abita poco sotto Marradi), che l’altro giorno mi ha raccontato che non se la sta passando per niente bene.
Game of Thrones | Chat segreta degli sceneggiatori
Siamo riusciti a entrare in possesso di una Chat privata di David Benioff (uno dei due sceneggiatori capo di Game of Thrones) con D. B. Weiss (l’altro sceneggiatore capo di GOT). Non vi riveleremo cosa abbiamo dovuto fare per darvi la possibilità di leggere questo scoop unico nel panorama delle sierie tv (abbiamo rubato il suo cellulare), ma siamo certi che le loro discussioni su Whatsapp possano spiegare molti dei passaggi e delle scelte narrative dell’ultima stagione del Trono di Spade. Riportiamo la chat qua sotto sperando di farvi cosa gradita. Se non aveste ancora visto le ultime puntate, sappiate che potrebbero esserci degli spoiler involontari. Useremo B. per Benioff e W. per Weiss.
Cyrano mon amour | Scena inedita ritrovata presso M. Clérmont, antiquario in Parigi
[5 anni dopo, nella cucina del convento. Sul focolare un pentolone pieno di lenzuola e altra biancheria]. SUORA (sospirando) Non mai, dunque, finiranno questi panni? Pare un flagello, come se mancassero gli affanni! ROSSANA (la guarda stupita, si tocca la fronte) SUORA Sorella cara, non te ne crucciar: nessun peso il signore mai ci dà, senza insieme donarci la felicità. ROSSANA (scuotendo la testa) Ma come parli? SUORA Con la favella mia, in fede, come si conviene a chi nella vita non ha speme se non nella gloria futura di chi viene. ROSSANA (indispettita) Ma guarda questa cretina. Mi fai pena. SUORA Ma perché devi farmi incazzare Rossana? Guarda che tiro fuori le lettere e te le rileggo da capo, una per una (indica un baule nell’angolo della stanza).
Noi | Incontro
di Marco Renzi I Un giorno mi persi al mercato rionale; ero con mia nonna, e lei si era fermata un secondo a tastare le arance al banco della frutta. Un cinese con l’ombrellino in capo catturò la mia attenzione: vendeva accendini luminosi e altre chincaglierie. Mi stavo avvicinando a lui: avrei voluto chiedergli se oltre agli accendini vendesse anche i Power Rangers o le Tartarughe Ninja, ma qualcos’altro mi distrasse. Davanti a me c’era un bambino che mi somigliava parecchio; anzi, a guardarlo bene era tale e quale a me: aveva solo i capelli più lunghi e sudici, indossava una maglietta stinta con la scritta Messico86 e si scaccolava furiosamente.
Ricordi? | Idee per nuove forme di memoria
Il giorno in cui ho comprato un’agenda, ho accantonato l’idea di concepire la memoria come un archivio di attività ed esperienze che si costituisce per accumulazione, come l’Hard Disk di un computer, e che non siamo noi, o perlomeno il nostro agire razionale, a scegliere cosa verrà archiviato e cosa no.
True Detective – Stagione 3 | Vecchie scorie di famiglia
Ha sempre avuto un suo strano modo di guardare le persone – gli altri, non i suoi – negli occhi. Alcune volte poteva arrivare al minuto. Mia madre tirava fuori sempre la storia, con noi ragazzi, che il primo incontro tra lui e suo padre – il padre di mia madre – non andò bene proprio per via di quella cosa degli occhi. Ma è scemo? Maria ti sei innamorata di un altro pazzo? ci diceva lei mimando il nonno, e rideva.
Domani è un altro giorno | E se fossi io?
Avevo sedici o diciassette anni quando vidi un manifesto funebre con il mio nome stampato sopra e mi convinsi di essere morta. Luglio. Come ogni anno trascorrevo l’estate con i nonni, giù in paese. Le campane delle otto non si erano ancora sentite. Percorrevo in bici la lunga strada secondaria che costeggiava il paese. In realtà non era così lunga ma la pendenza la faceva sembrare infinita. Per inciso, non mi infilavo mai nella strada principale perché lì sì che il dislivello era impressionante e a metà salita ero disfatta, spompata, boccheggiante, con la faccia paonazza, a chiazze, scendevo dalla bici e la spingevo a mano, la maglietta appiccicata alla schiena e le ascelle sudate. Mi vergognavo della mia scarsa prestanza fisica, di fatto le mie inclinazioni erano spiccatamente indirizzate a qualsiasi cosa si potesse fare da fermi, magari seduti.
Copia originale | Lettere d’amore alla fine del mondo
Caro Alex, ti ricordi di New York? A me sono rimasti il nostro bar e la passeggiata delle sei del mattino. Quanti anni sono passati? Venti? Duecento? È tutto così confuso da quando ho smesso con la coca, non sono più lo stesso. Mi sembra che fossimo molto innamorati, allora. Ricordo la tua mano nella mia mentre ridevamo dell’alba che illumina il Flatiron Building e del freddo fuori stagione, con i tulipani fioriti. Ero di sicuro ubriaco Ero sempre ubriaco quando ero con te. Ti amavo, mi sembrava di amarti tanto.
The Mule | Dalla parte dei vecchi
di Francesco “M.I.G.L.I.O.” Migliorini Il mondo del cinema, come quello delle altre arti, è ossessionato dalla ricerca della nuova moda, del nuovo autore, della nuova wave. Capita così, ogni tanto, di scordarsi che i pezzi grossi, quelli che erano nuovi autori 40, 50 o 60 anni fa, sono sempre in giro.
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