di Giulia Scialpi Qualcuno, non saprei dire chi, un giorno aveva detto che l’autunno è la primavera degli universitari. Il cinque ottobre del duemiladiciotto, alle quattordici e quarantatré, mi è arrivato un messaggio che diceva: «Non pensavo fossi così tanto naïf!?». Leggendolo devo aver riso: di una risata non proprio convinta, ma almeno convincente. Potrei anche aver gettato la testa all’indietro e una furtiva occhiata intorno.
Dogtooth | Stai bruciando
Il tuo nome è Yorgos Lanthimos. Stai bruciando. Vengo a te. I tuoi ricordi sono i miei.
Guida romantica a posti perduti | Da ragazzi andavamo al mare a mezzogiorno
Da ragazzi andavamo al mare a mezzogiorno. Saltavamo sulle macchine roventi, in cinque, a volte in sei, tutti appiccicati, tutti incastrati, le gambe strette e sudate che si incollavano ai sedili, con le magliette sdrucite e la pelle che si mischiava ai tessuti. Non ci importava di nulla.
Notturno | Confini
È l’agosto del 2007, o forse il giugno del 2006 o del 2004. Comunque è certo che siamo in vacanza. Il proprietario del Natura Camping arriva su un Iveco ribaltabile colore un tempo bianco e ora tutto-il-fango-del-mondo, apre il cancello che introduce alla struttura deserta e, senza scendere dal bolide, ci consegna un mazzetto contenente la chiave dei bagni, del gabbiotto dei rifiuti e di una gloriosa Apecar azzurra, oltre che dell’intera baracca. Poi sgomma via. A ripensarci forse è settembre.
Long day’s journey into night | Blocco-notte
Avevo lasciato nella tasca di una giacca un blocchetto di appunti con la copertina senape. Ricordavo di averci scritto sopra qualche riga: le impressioni avute – sempre rapide e difficili da fissare come tutte le novità – delle notti torride di Pechino, e durante certi viaggi in taxi.
Vertigo – La donna che visse due volte | Tutti i fantasmi
All’età di cinque anni ho visto il mio primo fantasma. Per le vacanze di Pasqua la mia famiglia si riuniva nella casa di campagna di zia Sofia, che poi non era veramente mia zia, non c’era alcuna parentela, solo che io l’ho sempre chiamata zia. Io e mia cugina Anna, che invece era davvero mia cugina, dormivamo in mansarda. Nonostante il soffitto basso e inclinato e i mobili scuri e pesanti, la stanza era inaspettatamente luminosa e calda e mi piaceva stare lì. Forse per le cose strane che si trovavano aprendo un cassetto proibito o per i libri con le copertine morbide impilati sullo scaffale. Ci piaceva prendere i libri di nascosto dallo scaffale e lasciare le impronte sulle copertine.
Sideways, In viaggio con Jack | In vigna
A volte nella vigna ho pensato a certi scrittori che conosco gente che nelle loro vite avranno lavorato sette minuti in totale.
A ghost story | Il pino
Di fronte al palazzo dei miei, qualche giorno fa hanno abbattuto il pino.
Ma non me ne sono accorta subito.
Mentre suonavo alla porta qualcosa era fuori posto e ho detto: “Hanno abbattuto il pino”.
Tu hai risposto: “Perché, c’era un pino?”
Sì, c’era un pino.
Grand Designs | Una breve psicopatologia
La campagna inglese non ti è mai piaciuta: pecore, erbacee perenni e annuali, pettirossi e merli, muretti a secco che disegnano diamanti dalle tonalità digradanti, verdone, verde acquamarina, pisello. Eppure ti ritrovi ad osservarla attraverso le finestre di una camera matrimoniale, piano terra, di una casa che si srotola secondo la costante di Fibonacci. L’ha costruita una coppia di sessantenni facendo gran parte dei lavori. Non è bellissima, sebbene sia eccentrica. Guardando quella coppia litigare, rappacificarsi, discutere sulla follia del loro progetto, se devi essere sincero e guardarti dentro senza pietà, confessando tutto quello che c’è da confessare, se devi fedelmente tirare fuori quel che un leggero senso di stupore e un ego indignato cercano di nascondere ad ogni costo, dovresti ammettere di essere invidioso.
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