In macchina. Siamo finiti a parlare della morte. Davanti ad un pub dove andavo qualche volta ai tempi del liceo. Ai lati di una rotonda. Lei con capelli castani, in alcuni punti biondi, il rossetto e il mascara, la cintura allacciata, una collana azteca che azteca non è. Io in un logoro parca.
Split | Un blog con disturbi dissociativi dell’identità
Mi chiamo In fuga dalla Bocciofila. Sono un blog di cinema. Io non faccio critica, ma scrivo delle micro-storie in cui c’è sempre un film di mezzo. Sono uno a cui piace il cinema, ecco tutto. Un tipo abbastanza tranquillo, uno normale. Sono nato il 15 Settembre del 2014. Sono segno zodiacale vergine. Come ogni vergine: do importanza alla formattazione. Mi piace che tutto sia in ordine. Odio mortalmente i refusi. Poi? Niente, sono un gruppo, prendo decisioni condivise, a volte di più a volte di meno.
Arrival | L’umanità è una coppia in crisi
Discutono ancora non sanno su cosa, ma l’importante è che stiano discutendo, che, come diceva il mio professore di storia e filosofia al liceo, le coppie si sbriciolano quando smettono di parlarsi. E di ascoltarsi.
Silence | Processo alle intenzioni
Intenzione: non è mai un buon modo per affrontare una faccenda. Intenzione, intenzione, borbottavo durante la visione del film di Scorsese, cullato dalle scenografie di Dante Ferretti. Non è il modo di intendere una storia. Perché si fanno le cose? Per quale motivo esatto si fanno certe cose, perché si dicono certe cose, non se ne dicono altre? Non è un buon motivo di intendere le cose, non è un buon motivo per valutare le cose. Pensavo questo, al cinema una sera. Ma perché pensavo a queste cazzate? Parentesi.
Lizzie McGuirre – Da liceale a popstar | Basta che alla fine ci siano almeno due punti
Bufere di neve cinematografiche che forse contengono pillole non veritiere a scopo non divulgativo e non medico e neanche sessuale, ma solo esistenziale:
Paterson | C’è una Coop alle Cure
C’è una Coop alle Cure, pensavo uscendo dal cinema, come fosse l’inizio di una poesia, anche se a pensarci meglio questa frase sembra l’incipit di un film di Verdone, ultimissimo periodo. Le Cure, per chi non lo sa, sono un quartiere tutto raccolto dopo il cavalcavia, stanno là come a dire: qui non succede niente, e mai niente vi accadrà. Ci passano degli autobus, il 21, l’1A e l’1B, il fatto che ci passasse proprio l’uno faceva nella mia mente di bambino un fatto di cui vantarsi inconsciamente, era come sentirsi il popolo eletto dal Dio della Linea di trasporti cittadini. Che città? Non importa. Poi sempre a Le Cure c’è un torrente che fu cantato centinaia di anni fa da un poeta, di nome Giovanni. Ne scrisse una storia buffa e drammatica come faceva lui, sull’elitropia, ovvero una pietra che renderebbe invisibili, pietra che in un certo senso ha reso il quartiere de Le Cure invisibile a se stesso, o al Tempo, che poi è la stessa cosa.
Rogue One | Sempre sia il mio cuore aperto ai piccoli uccelli
Sono andato a vedere questo film ad un noto multisala comprando biglietti via internet che ho risparmiato senza dire neanche “La prego ho dimenticato il tesserino invalidi psicologici” risparmiando 3 euro netti esentasse. Già questo mi ha messo di buon umore se devo essere sincero e certo che se poi devi sopportare 35 minuti di pubblicità e trailer lo fai con uno spirito diverso.
Black Mirror 4 | Io senza Facebook
Ho scelto di cancellarmi dal Social Network di Mark Zuckerberg perché avevo un problema di dipendenza: lo guardavo non saprei quante volte al giorno, ma direi che siamo nell’ordine di… non ne ho idea. Mi verrebbe da dire cento volte al giorno. Magari per pochi secondi, giusto per vedere se c’erano notifiche. Altre volte le visite erano di maggiore durata. Comunque non ho un’idea precisa di quante volte ci andavo, forse cinquanta volte in un giorno, forse di più, forse esistono anche delle app che ti dicono quante volte vai su Facebook, comunque non è quello il punto. E così mi sono cancellato, anzi mi sono disattivato, che magari un giorno starò meglio e ci torno. Comunque questo è un ipotetico episodio di Black Mirror in cui si parla di un tizio che si cancella da Facebook.
È solo la fine del mondo | Buone feste a te e famiglia
Per sopravvivere ai pranzi di famiglia ho una strategia. Immagino di avere una grande notizia da comunicare, un’informazione deflagrante, che esploda dalla mia bocca per propagarsi nella stanza con un’onda d’urto straordinaria. Il lampadario si staccherebbe dal soffitto sfracellandosi sul pavimento in un carnevale di schegge taglienti; le posate, i piatti e i tovaglioli verrebbero spazzati via per finire frantumati contro le pareti; i vetri delle finestre polverizzati dall’impatto con cento spalle invisibili; i quadri uno dietro l’altro andrebbero giù dai chiodi, le pesanti cornici schiantate con colpi secchi; le tappezzerie, strappate via dai divani, oscillerebbero per un attimo nell’aria prima di adagiarsi a terra. Tra schizzi di vino e grumi di cibo sospesi in attesa di incontrare un ostacolo, sarei salva.
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