L’estate è la stagione della morte, oltre che l’unica stagione in cui, io credo, dovrebbe essere lecito morire. Il calore, le mosche, l’odore dell’immondizia che spacca i cassonetti, il tanfo dei gatti randagi, le cispe incrostate agli angoli degli occhi, le pieghe della pelle unte, scivolose. Il sudore. L’estate.
Prima dell’Apocalisse (Gli Esclusi) | Un racconto che parla di tute in acetato, drogati e Gesù
di Alice Diacono #3 Sadrac, Mesac e Abdènego Erano due ragazzi e una ragazza, non avevano la barba, nonostante il caldo portavano pantaloni di tuta in acetato e maglietta, uno di loro aveva un cappellino con la visiera, avevano i denti marroni, ormai potevo vedergli la faccia. “E’ finita! – mi ripetevo – è finita, sto per morire.”
Prima dell’Apocalisse (Gli Esclusi) | Un racconto che parla di tute in acetato, drogati e Gesù
di Alice Diacono #2 L’Ex Vetreria Un pomeriggio era estate, potevo avere tra i sei e i sette anni, faceva molto caldo. All’epoca ero una bambina magrissima, scura e coi capelli corti, che non voleva essere una femmina e deprecava ogni atteggiamento frivolo, cosa che come si può ben immaginare mi rendeva popolarissima tra i coetanei del quartiere. Quel giorno mia madre non aveva una banconota inferiore alle cinquemila lire, ma mi mandò lo stesso in latteria raccomandandomi, come sempre, di non parlare con gli sconosciuti, di non fermarmi davanti all’Ex Vetreria e di non usare il resto per comprarmi le sigarette chewingum di Asterix e Obelix.
Prima dell’Apocalisse (Gli esclusi) | Un racconto che parla di tute in acetato, drogati e Gesù
di Alice Diacono #1 La tuta in acetato Ultimamente ho notato che stanno tornando di moda le tute in acetato. Io quando ne vedo una penso sempre a quella volta, la prima, in cui ho incontrato dei drogati.
Walk the line | «Hello, I’m Dante»
Ispirato a una storia vera. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale
The Master | Tutto sfasciato lì dentro
Stand by me | Ricordo di un’estate difficile
di Leonardo Biancanelli C’era una strettoia con un bar – una drogheria-alimentari l’avrei chiamata – sulla strada che dal bosco portava alle prime case della città. Uscii da quel bosco con una discreta sete per via della canicola – ci saranno stati una trentina di gradi – e la forma a imbuto della strettoia faceva sì che si dovesse, quasi inevitabilmente, entrare in quella drogheria-alimentari-bar; così ci entrai avendo ben chiaro che l’unico mio bisogno era riempire la borraccia con dell’acqua fresca, e niente di più. Non volevo fermarmi a mangiare, sia perché non avevo molti soldi, sia perché avrebbe significato cedere a una tentazione.
Sieranevada | Titoli
È un buon periodo. È un ottimo periodo. Per tanti motivi, tanti che non sto qui ad elencare, neanche a nominare di sfuggitissima. Ma sono quelli che potete immaginare, che sono validi sempre, che sempre sono stati validi nella storia dell’umanità. Va bene, cedo alla tentazione di dirli: una famiglia, un lavoro, una casa. Ma non è solo per questo che è un buon periodo. C’è anche questa cosa che se tutto va bene, salvo guerre o crisi economiche, presto uscirà un romanzo che ho scritto io. Il mio primo romanzo. Forse l’unico, chissà. Io di questa cosa sono così felice che mi viene da piangere. Non so bene perché mi rende felice: non è per sconfiggere la morte che lo faccio, non per durare nei secoli. C’è sicuramente un pensiero rivolto a questa passione che porto avanti come fiume carsico da tanti anni, e che sembra tra poco verrà fuori esplicitamente (ma c’è sempre stata anche quando vi era la siccità, quindi che importa davvero che il libro sia pubblicato? Niente, in effetti. I racconti sui blog vanno benissimo. Non so, mi sto impegolando, non volevo andare in questa direzione).
Manhattan | Mariel Hemingway è morta
Tra gli anni 2006 e 2008 ho guardato Manhattan talmente tante volte, salvo poi smettere per quasi per una decade, che ci sono un’intera gamma di azioni e pensieri che a quel periodo hanno fatto seguito (amori, disamori, nevrastenie, ambizioni) che sono riconducibili senza dubbio alcuno all’influenza che quel film ha avuto sul mio cervello.
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