di Gabriele Merlini «Posto che il cinema sia finzione e la finzione il bello del cinema, fingere di amare il cinema dovrebbe essere la sublimazione di tutto. No?» Silenzio.
Chiamami col tuo nome | Chiamami come ti pare
di Francesco Quatraro Mi sono separato. Separarsi è, fra le altre cose, contrarsi. Tutto il tempo speso prima a mantenere una relazione, tanto o poco, tende a prendere una forma sabbiosa, e per quanto si tenti di valutare con lucidità quel che accade, ogni risultato è vano.
The Greatest Showman | L’amore ai tempi della grande distribuzione
di Daniele Pasquini Avevo preso un giorno di ferie per prolungare lo svacco di Santo Stefano, ma la mattina alle nove ero in coda al Punto Enel ad aprire la pratica per una nuova fornitura energetica. Uscito da lì, con Ilaria siamo andati alla Coop a fare la spesa. Ho osservato molto i panettoni in offerta dopo Natale: ma avevo già la dispensa piena e lei deve mangiare senza glutine. Tornati a casa Ilaria ha preparato il riso alla cantonese mentre io mandavo mail per provare a chiudere i lavori di ristrutturazione. È difficilissimo costruire una casa, più complicato di costruire una bella storia d’amore.
Happy Winter | Il lungo addio
Durante il dibattito il regista spiega che dal 2020 le cabine sulla spiaggia di Mondello verranno eliminate per sempre. I bagnanti che estate dopo estate le hanno dotate di televisori a schermo piatto, carta da parati, docce da campo e coperture isolanti, convertendole di fatto in residenze vista mare, dovranno trovarsi un altro modo per passare le ferie.
Super Vacanze di Natale | Otturazione di una carie disto-buccale
L’appuntamento è alle 16:15 e come sempre arrivo prima, tipo venti minuti. Ma io amo le attese, sono forse il massimo della felicità, e il fatto che esistano delle “sale d’attesa”, come direbbe Rovazzi, mi fa volare.
Smetto quando voglio – Ad Honorem | Una macchina contro la pioggia
È andata più o meno come tutte le volte che piove e tutti decidono di utilizzare l’automobile come ombrello. Si sta comodi, avvolti dal caldo del climatizzatore, cullati dal tergicristallo che fa avanti e indietro quale unico suono in un ambiente ovattato che ci protegge dall’inferno di clacson sgasati e bestemmie che infuria sotto la tormenta e si estende per chilometri e chilometri, tra auto incolonnate e strade intasate come arterie ostruite dal colesterolo. Per fare un breve tragitto, il cui tempo di percorrenza stimato nei giorni di quiete è circa quindici minuti, si impiega un tempo indefinito tra le quattro ore e la vecchiaia.
Il tocco della medusa | Nessuna traccia di L
di Pierluca Dantuono In un appartamento di Via Pescara numero 29, non necessariamente ristrutturato ma di classe energetica C, è morto uno scrittore che non hai mai sentito nominare.
Detroit | Cosa rimane?
A Detroit se le sono date di brutto, poi hanno chiuso le fabbriche ed è davvero finito tutto. Ogni tanto esce un articolo sulla presunta rinascita della città: turisti attratti dallo skyline in decomposizione, cooperative sociali che piantano orti tra i palazzi, giovani imprenditori che trasferiscono le aziende in edifici dall’affitto irrisorio, artisti che lasciano monolocali sulla costa per occupare illegalmente enormi loft in cemento. Sono tutte cazzate, dici tu. Farà anche sensazione un posto che in pratica è ridotto al set di un film, ma cosa rimane di una città se gli togli il lavoro? Cosa rimane dell’uomo?
24 Frames | L’ultimo Kiarostami
di Chiara Bonsanti “Sai babbo l’altro giorno con Giovanni siamo andati a vedere un film di Kiarostami, il regista iraniano. Il film si intitola 24 Frames, è l’ultimo che ha fatto. In sostanza con questo film vuole andare ad indagare che cosa succede l’attimo prima e l’attimo subito dopo che si è scattata una fotografia”. La spaccio come se fosse una mia analisi del film, ma è quello che c’è scritto sul libricino del festival.
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