Un giorno ci siamo svegliati e quell’amabile mini poni di Silvia Costantino ci aveva infilati in una catena di Sant’Antonio. “Maledetta!” – abbiamo pensato. Poi ci siamo persi nello stupore del concetto stesso di catena di Sant’Antonio, uso o costume che credevamo estinto nei primi anni Novanta, e invece. Disperati all’idea di doverci piegare a questo giro di schiaffi, abbiamo chiesto al pietoso patrono di farci la grazia, ma ci ha ignorati. Allora pazienti ma anche un po’ riconoscenti, come si è riconoscenti al fuoco sempre di Sant’Antonio che ti insegna che cos’è il dolore vero, abbiamo seguito le istruzioni e ora siamo qui.
Sicilian ghost story | Vacanze negli anni ’90
Giugno, prima di ogni altra cosa, è quando finisce la scuola. Finisce, la scuola, anche adesso che ho trent’anni, anche adesso che non finisce più per me, perché per me è finita tanto tempo fa. Quando la scuola finisce iniziano le vacanze estive: un’automobile familiare con il baule magnetico sul tettuccio, la borsa frigo, i blocchi di ghiaccio sintetico e lunghe ore di attesa in autostrada senza aria condizionata, controllando gli aggiornamenti sulla viabilità.
Ten Meter Tower | Saltare
Alla memoria di V. D. Wallace ci ha scritto un racconto molto famoso su quanto sia difficile tuffarsi. Va bene, andiamo avanti, chi se ne frega di Wallace.
Alien: Covenant | L’amore (h)a 17 anni
Che la saga di Alien sia una metafora della maternità o del tumore ormai è un fatto talmente assodato che quasi quasi passa in secondo piano la rivoluzione strutturale che il film ha rappresentato fin dal 1979 (dove il primo atto è lungo il doppio di quel che dovrebbe essere, il secondo dura giusto una manciata di minuti e tutto il resto è terzo atto fino alla dissoluzione totale del concetto di climax) e ancor più importante che Alien non è l’antagonista della saga e mai lo sarà, anzi è quasi una vittima del sistema corrotto e immorale generato dalla superbia umana.
Elle | Significa V.M. 18
The Walking Dead 7 | Sulla violenza degli insetti
Qualcuno ha detto tanto tempo fa che bisogna temere chi non ha più casa. Quando sento questa sigla
Cowboy Bebop | Un po’ come lunghi addiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
Ci sono certe persone che sono dense anche se le hanno disegnate nel 1998. Abbracciano anche i sassi. Dimenticano le cose per fame e per stanchezza e per fretta. Ma hanno nascosto da qualche parte fotografie di donne o uomini o altre forme di vita. Le guardiamo di nascosto sorridendo di nascosto mentre andiamo verso Ganimede.
New Girl 1-5 | Margot
Ciao Margot. Come stai?
David Lynch – The Art of Life | Le mani di David Lynch
Probabilmente sono ancora uno dei pochi che quando sente la combinazione di suoni atta a produrre i fonemi davidlynch prova qualche emozione di stupore o ammirazione. È che non ne possiamo più degli ossessionati da David Lynch (anche se poi siamo tutti in febbrile attesa di Twin Peaks 3) e dunque anche il solo pronunciare il suo nome David Lynch suscita un po’ di stanchezza. È un po’ l’effetto che si ottiene se si vuole parlare di Wallace, Bolaño, Deleuze, etc… Pur rispettando (con dovuto distacco) queste posizioni, sono andato a vedere il documentario su Davidone – The art life, sedendomi comodo su una poltroncina ocra.
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