di Chiara Bonsanti Dove eravamo rimasti. Eravamo rimasti a Sex Education, una serie post-teen che aveva smosso le coscienze ad addentrarsi in un’analisi spietata su quanto fossero eccessivamente bigotte le serie teen anni 80’-90’ basate su stereotipi (ancora tremendamente attuali) costruiti su di un’impalcatura solida fatta di fondamentalismo cattolico per cui se facevi sesso (‘lo facevi’) prima del matrimonio l’ira diddio feroce si scagliava su di te facendoti venire un tumore. E alla fine lei muore.
Il professore e il pazzo | L’infame destino delle parole vetuste
Tanto tempo fa esisteva una parola che solleticava il naso e colorava le guance di rosa. A volte un rosa antico, tenue, che ravvivava l’incarnato, in altri casi violaceo, che si propagava a macchie sul collo e sul petto fino a infiammare le orecchie. La stessa parola riempiva le bocche dei bambini mentre lanciavano sassi nell’acqua: le sillabe si conficcavano nelle fessure dei denti e tintinnavano tra le molliche di pane. Pungeva i polpastrelli delle fanciulle intente a leggere lettere d’amore; si mescolava al sudore sulla fronte dopo una giornata nei campi.
Dumbo | C’era una volta
Ho visto questo nuovo film, Dumbo, e ho sperato di tornare un poco bambino, per un attimo almeno, perché ultimamente ho un po’ paura di soffocare; perché, purtroppo lo devo dire, sento un gran peso gravare sul mio capo.
The OA Vol. 2 | Ballare il mise en abyme
Il mise en abyme è uno degli effetti speciali della scrittura che mi piacciono di più. Solitamente questa magia della scrittura viene usata come taglio intelligente all’interno di una storia per saltare da un punto all’altro della narrazione senza ricorrere al montaggio discontinuo, grafico, ritmico, intelletuale, intensivo, poetico, ecc… Si tratta quasi di un piano sequenza che permette allo spettatore di accettare un volo pindarico della storia da uno spazio e un tempo non contiguo con la scena successiva.
Tutte le mie notti | Stanotte
Scrivere dell’esordio cinematografico di Manfredi Lucibello mi è impossibile, per questo ne scrivo. Perché scrivere è in fondo questo: fare ciò che non si può, ciò che non ci riesce, ciò che non è in nostro possesso di fare.
Losers | Chiedetelo a quelli bravi
Spesso la sconfitta ho incontrato, fin da piccolo, quando, pur desiderando l’esatto opposto, mi scontravo con mia sorella maggiore. Andando per cliché, il fatto che mia sorella fosse maggiore la rendeva doppiamente più avanti di me, non solo per lo scarto intellettuale derivante dalla differenza di età, ma anche per quello scaturito biologicamente dalla differenza di sesso: se io ero più fisico, lei senza dubbio era molto più abile con le parole, e mi fregava sempre.
Domani è un altro giorno | E se fossi io?
Avevo sedici o diciassette anni quando vidi un manifesto funebre con il mio nome stampato sopra e mi convinsi di essere morta. Luglio. Come ogni anno trascorrevo l’estate con i nonni, giù in paese. Le campane delle otto non si erano ancora sentite. Percorrevo in bici la lunga strada secondaria che costeggiava il paese. In realtà non era così lunga ma la pendenza la faceva sembrare infinita. Per inciso, non mi infilavo mai nella strada principale perché lì sì che il dislivello era impressionante e a metà salita ero disfatta, spompata, boccheggiante, con la faccia paonazza, a chiazze, scendevo dalla bici e la spingevo a mano, la maglietta appiccicata alla schiena e le ascelle sudate. Mi vergognavo della mia scarsa prestanza fisica, di fatto le mie inclinazioni erano spiccatamente indirizzate a qualsiasi cosa si potesse fare da fermi, magari seduti.
Santiago, Italia | S’io fossi Nanni
Con il mio collega Pugge si diceva che il riso Chow Fun è senz’altro il miglior piatto che si possa mangiare in Via Mariti. All’ultimo posto il lampredotto di Vladimiro. Al penultimo la pizza di Cocci Pizza, ex Equo con le schiacciate di Mario, fornaio gaio.
La favorita | Cos’è la devozione
Ho compreso veramente chi fosse Rachel una notte fonda in cui ballava Shape of you di Ed Sheeran in una finta reggia costruita nei primi del novecento dalla figlia di Rockefeller, villa che emulava il periodo tardo barocco, se non addirittura illuminista francese, con lunghi corridoi dove solo la regina Anna Stuart avrebbe potuto melanconicamente trovarsi a suo agio.
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