Molti sono i bar di fronte ai quali mi faccio problemi di passare. Basterà cambiare lato della strada, non importa che mi sforzi a pensare percorsi alternativi, è sufficiente affrettare il passo e rivolgere lo sguardo al telefono. Gli scrupoli non dipendono dal fatto che in passato sia scappato da quei bar senza pagare, o che lì abbia litigato con qualcuno, o almeno non in modo serio, ma è da ricercarsi in un’eccessiva vicinanza che le notti trascorse là mi portarono ad avere con gestori o baristi o cameriere o buttafuori, così che tornarci oggi sarebbe pietoso, per tutta la polvere che intanto si è depositata sui miei capelli, e questa faccia spiegazzata (ma gli occhi, spero, sono rimasti identici).
A beautiful mind | Il complesso dell’impostore
The Bold Type | Il tuo seno vìola gli Standard della Community
di Roberta De Tomi A volte, l’unica cosa di cui abbiamo bisogno, è una doppia dose di coraggio. La versi nel bicchierino e poi giù, alla goccia, dopo aver strizzato la polpa di limone tra i denti. Ma no, non sto facendo un corso da bevitrice di bar – che sarebbe la mia seconda vocazione –. Il mio obiettivo è rompere gli schemi degli algoritmi, eludendo la censura social che fa differenza tra una chiappa e un capezzolo. Questa immagine vìola gli Standard della Community.
Comma 22 | Persona Diligente
di Luca Giommoni
Ted Lasso | La versione migliore
Era senza dubbio la cosa giusta da fare, dunque ci siamo recati dal tizio del negozio di ricambi per elettrodomestici e gli abbiamo comunicato che a polverizzare la sua vetrina era stata una lattina di succo all’ananas previamente svuotata e riempita di un misto di carburante e olio per friggere, realizzata grazie a un tutorial online e in seguito avvolta in un calzino di spugna.
Silent Hill | Il turno del mattino
Di Stefano Ficagna
Scene da un matrimonio | Secondo il vento
Le braccia stese in avanti per non sbattere scavalco il tuo corpo scomposto nel sonno e mi infilo sotto le coperte.
After Life | Le cose che restano (Cartoline)
Nell’armadio ho una scatola piena di cartoline. Nessun colore brillante, nessun dettaglio accattivante, nessuna etichetta che ne specifichi il contenuto. Sta stipata sotto cumuli di tute da ginnastica, contenitori vari, asciugamani per la spiaggia, cornici senza fotografie. La tiro fuori una o due volte l’anno, quando mi impongo un rigoroso cambio di stagione, operazione che non vede mai una fine perché una volta aperta la scatola l’autodisciplina si sgretola: i vestiti restano ammassati sulle sedie per settimane oppure lievitano sul pavimento mentre io, a gambe incrociate, con un cappello di paglia in testa, un maglione slabbrato addosso e un paio di calzini bucati ai piedi, impilo cartoline suddividendole per anno, per mittente, per tema iconografico.
Scompartimento n. 6 | Di fronte al mare
di Mima Ardi Si china a raccogliere la felpa dalla sabbia e ci si avvolge facendone un asciugamano. Lo stabilimento è chiuso e così gli ombrelloni. La stagione non è cominciata, fa freddo. Forse non era il caso di fare il bagno, pensa. Sedendosi sulla sabbia, Emma guarda l’altra ragazza. L’ha conosciuta in treno, il treno ha fatto tappa lì per tre ore ed entrambe hanno raggiunto la spiaggia. La indaga, ma cerca di non farglielo vedere e sputa parole per divagare. Con una premura che ancora non ha niente a che fare con l’affetto, le dice: «mettila anche sul resto del corpo che ti ustioni, no?»
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