di Roberta De Tomi
A volte, l’unica cosa di cui abbiamo bisogno, è una doppia dose di coraggio. La versi nel bicchierino e poi giù, alla goccia, dopo aver strizzato la polpa di limone tra i denti. Ma no, non sto facendo un corso da bevitrice di bar – che sarebbe la mia seconda vocazione –. Il mio obiettivo è rompere gli schemi degli algoritmi, eludendo la censura social che fa differenza tra una chiappa e un capezzolo.
Questa immagine vìola gli Standard della Community.
Eppure che differenza c’è tra un’areola e l’incurvatura a mandolino di un posteriore? Anatomie differenti, corde che risuonano in modo diverso, in base a come vengono pizzicate. E io, il seno, non lo pizzico: lo fotografo, lo filtro, lo copro con un fiore giallo. Mi fa storcere il naso. Lo tolgo, lo seleziono per la pubblicazione. Così, nudo, sfacciato, innocente, erotico, naturale. Ma vìola gli standard. Attenta, ti giochi il tuo sogno velleitario, mentre raccatti follower che, alla tua replica, si segheranno. Il solito giochino: io-ti-seguo-tu-mi-segui-io-non-ti-seguo-più-e-cresco con fedeli che si immolano sull’altare di una popolarità più finta delle labbra al filler delle ultime dive.
Sospiro e salvo la bozza. Il seno si ritira in uno spazio dedicato. L’algoritmo non perdona, è un guardiano all’erta che reitera le punizioni, bannandoti senza pietà. Eppure, a prescindere da tutto, è nutrimento, un apice di femminilità che scandalizza ancora.
Faccio un altro sospiro. È anche il silenzio di una malattia, la mutazione BRCA che rende Jenny più soggetta al tumore al seno.
“Occorre davvero mostrare un seno per sensibilizzare laggggente sui tumori?” me lo chiede, ma in fondo è d’accordo con me. Ci sono degli standard stupidi che voi umani…
Guardo il mio smartphone di ultima generazione, poi me allo specchio. La ridicola maglietta con i gattini cade sui jeggins con gli spacchi sfilacciati all’altezza delle ginocchia. Non ho il reggiseno: oggi voglio sentirmi libera, così vado sulla chat di gruppo e scrivo alle ragazze affinché mi raggiungano al Parco Sempione.
C’è Shannon!
Mi sparo l’ennesimo selfie che pubblico su IG, infilo il dispositivo nella borsa ed esco di casa. Abitando in zona Magenta, Sempione è per me a un tiro di schioppo, mentre Jenny e Laura devono prendere la metro e fare due cambi. Me la prendo con calma, godendo del sole di quel giugno ancora timido. Il cielo è chiazzato, tra il grigio e l’azzurro di un’estate che si presenta con una strana gradualità.
Supero il Castello Sforzesco, poi entro nel lembo di verde dove spesso ci troviamo a correre. Controllo lo smartphone e resto interdetta dai like alla mia foto. Già cinquanta!
«Ehi, Katia?»
«Jenny, come stai?»
«Bene, sempre in prevenzione, ma non mi farò asportare il seno come Angelina Jolie.»
«Qualunque scelta farai, sarò con te!»
La mia amica mi abbraccia, seguita a ruota da Laura, che è arrivata con lei.
Ci avviamo verso il parco.
«Eravamo in giro, insieme.» Mi spiega Laura, scuotendo i ricci ramati. «Ci hai fatto una bella sorpresa, con quel messaggio.»
«Quando ci vuole, ci vuole!»
Il gruppo è davanti a noi, capeggiati dalla guru artivista Shannon Harvey. Da New York a Tokio, Shannon parte dal corpo per tornare alle radici del femminino profano, come lo chiama nei suoi libri. E anche il seno, la sua scoperta, la lotta contro la censura, fa parte della sua filosofia. Del linguaggio se ne frega, prima il corpo, le donne libere di fare sesso senza dover essere giudicate dalle altre donne, per cominciare. E poi da tutti. Chiamati come ti pare, tu sei libera di essere quello che vuoi, insomma.
A un suo sorriso, molto tibetano, le cinque donne che la circondano si tolgono la maglietta. Io, Jenny e Laura ci prendiamo per mano. Guardiamo i seni esposti al sole, un gruppo di uomini che fa catcalling, subito messo a tacere dalla voce di Shannon.
Ci guardiamo ancora, quindi ci stacchiamo.
Sollevo la maglietta, la faccio passare oltre la testa e la lascio cadere a terra. I gatti tra l’erba sembrano meno ridicoli, ora.
«Come on, babies!»
Shannon ci invita a raggiungerla, con la sua inflessione americana gioiosa. Ridendo, ci togliamo le scarpe e le calze e, a piedi e a seno nudi, violiamo gli standard della Community reale. Ed è bellissimo.

Letto, piaciuto molto, è un gran bel racconto. Bravissima l’autrice Roberta De Tomi.