Niente dura in eterno. Niente, tranne la loquacità di un bambino di tre anni e mezzo a casa con la febbre. Pur potendo dormire, il bambino si sveglia alle sei (temperatura: 37,4) e inizia la giornata descrivendo minuziosamente alla madre ogni tessera del puzzle da 104 pezzi sul quale è impegnato, soffermandosi sui colori, la fattura e lo spessore di ciascuna.
Petite Maman | Educazione montessoriana
Piccole donne | Tutti vogliono toccarmi la pancia
«Il suo è un corpo eccezionale, signora». «Dice?» «Ha un fisico per sfornare bambini». «Non direi». «Non faccia la modesta, qui sotto va tutto a meraviglia». «I punti mi tirano». «Si riassorbiranno». «In che senso?» «Usiamo un materiale di sutura riassorbibile per queste lacerazioni, ci vorranno al massimo sei settimane, non se ne accorgerà nemmeno». «Ah». «Adesso può riprendere i rapporti con suo marito». «Come scusi?» «I rapporti. Con suo marito. Non ha detto che è sposata?» «Sì, sono sposata». «Altrimenti lui se ne trova un’altra». «Posso rivestirmi?» «Sì, abbiamo finito». Sposto le gambe dal supporto, mi siedo sul lettino. Scendo appoggiando la punta dei piedi sul pavimento. Le mattonelle sono gelide, irrigidisco i polpacci, poi i muscoli delle cosce, fino ai glutei. Infilo prima i calzini, poi le mutande, infine i pantaloni. «Mio marito non è così». «Fanno tutti così, si fidi». «Nemmeno mi reggo in piedi». «Può anche non stare in piedi». (ride) «Mi siedo ancora con la ciambella». «Gli uomini hanno bisogno di essere rassicurati quando nasce un figlio, di sentirsi ancora maschi». «Mi serve più tempo». «Quante storie, con un po’ di lubrificante non sentirà niente. E poi non deve per forza partecipare, lo faccia sfogare». «Posso andare adesso?» «Il prossimo controllo è tra quattro settimane, aspetti che fissiamo un appuntamento». «Va bene». «Giovedì 18 alle 15.30?» «Penso di sì». «Non faccia la timida, poi mi racconterà com’è andata».
Her | Emotivo
La prima volta non conta. La seconda è un indizio. La terza fa una prova.
Come un tuono | 0 RH –
La cosa più complicata nella gestione del dolore, pensava disteso lungo e immobile nel letto n°51, è non cedere alla tentazione di dargli una forma. Ma quali alternative restano?, si domandava, e finiva per dare al proprio dolore la sembianze di un grosso volatile intrappolato in una teca di vetro, e i vetri della teca sono i confini dei nostri corpi straziati, così diceva a se stesso, i vetri sono le nostre pelli, pensava, e sono vetri troppo puliti perché l’uccello possa vederli e non sbattervi contro furiosamente.
Ida | Breve itinerario della Polonia per giovani tristi
Gdańsk Ogni volta è la luce – diversa, sciolta in un estenuante tempo anseatico – che mi stupisce. Come se il sole fosse più basso, pronto a mollare. Mi sembra che ci chieda di meno, il sole del nord, che basti resistere senza dover proporre nulla.
Normal People | Walkman
Alla fine dell’estate ci scambiavamo un oggetto, qualcosa da stringere una volta arrivati a casa, in città, per ricordare di essere ancora vivi. Lui mi diede la sua maglietta.
Pane e cioccolata | Ad Hatfield si respira aria pesante
Essi Vivono ST02, Ep 17 di Giulio Fusco Cercando su internet le curiosità di Hatfield, piccolo villaggio industriale a nord di Londra dove vivevo da qualche anno, scoprii che aveva dato i natali a Guy Ritchie, regista di Snatch, capolavoro del cinema pulp, e che aveva anche ospitato il concerto di Sting e i Police quando per la prima volta suonarono Message in a bottle.
Super Mario Bros. Movie | Zabaione
A casa della nonna c’era una sola regola: non uscire prima delle quattro. In realtà c’erano molte altre regole ma questa era l’unica che rispettavamo. «Ci sono persone che sono uscite prima delle quattro e sono morte» diceva nonna per spaventarci, o forse perché una volta era successo davvero, non lo so, di fatto, io e i cugini non ci azzardavamo a mettere il naso fuori dal cancello. Ce ne stavamo nel grande salone, scalzi, con i piedi neri e le mani appiccicose, le imposte socchiuse. Appoggiavamo la fronte ai vetri delle finestre e guardavamo i passanti dagli spiragli delle persiane: stupide gambe o eroici mezzi busti si scomponevano in quelle fessure, noi spalancavamo gli occhi, increduli e ammirati, e aspettavamo l’inesorabile fine.
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