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Petite Maman | Educazione montessoriana

29 Aprile 2024 di Giulia Sabella

 

 

 

Niente dura in eterno. Niente, tranne la loquacità di un bambino di tre anni e mezzo a casa con la febbre. Pur potendo dormire, il bambino si sveglia alle sei (temperatura: 37,4) e inizia la giornata descrivendo minuziosamente alla madre ogni tessera del puzzle da 104 pezzi sul quale è impegnato, soffermandosi sui colori, la fattura e lo spessore di ciascuna.

Una volta completato il puzzle, e dopo aver mostrato il risultato alla squadra dei Paw Patrol schierata sul tavolo di cucina, il bambino si avvia nella sua stanza e tira fuori tutti – ma proprio tutti – i libri presenti nella libreria montessoriana frontale, fabbricata in legno naturale e pitturata con vernice atossica certificata EN71. Il bambino prende in mano ogni singolo libro, alcuni risalenti all’epoca della lallazione, e chiede alla madre delucidazioni sulla loro provenienza (Me l’ha regalato il babbo? Me l’hai regalato tu? Me l’ha regalato la nonna? Quale nonna?).

Tra la madre e il bambino intercorrono la proprietà riflessiva (ogni elemento è in relazione con lo stesso) e quella simmetrica (l’ordine degli elementi è irrilevante): questo determina che, quanto più urgenti sono le mansioni che la madre lavoratrice deve svolgere nelle ore di malattia del figlio, maggiori sono le probabilità che il figlio decida di cantare Pup Pup Boogie in salotto, coinvolgendo la squadra dei Paw Patrol e la madre stessa. È più o meno in questo momento che la madre chiude gli occhi e richiama alla mente gli insegnamenti di Maria Montessori, chiedendosi in quali circostanze sia concesso legare il figlio a una sedia e come poterlo fare senza creare danni psicologici o fisici. 

Di fronte al moto perpetuo del figlio malato, la madre può decidere di rivolgersi verso l’esterno in cerca di aiuto, infrangendo i dettami sociali che vedono in lei una struttura autarchica e indipendente, votata alla sofferenza, alla pazienza e alla panificazione casalinga. Laddove disponibile, la scelta cade sulla nonna materna. Infatti, tra la madre e il figlio intercorre anche una proprietà transitiva: il bimbo è in relazione con la madre, che a sua volta è in relazione con la nonna la quale, quindi, è in relazione con il nipote. 

La nonna compare sulla porta di casa come un’apparizione mariana. Il bambino (temperatura: 37,9) le corre incontro e la trascina in camera, dove ha posizionato le macchinine sul pavimento in ordine di grandezza. La madre può quindi chiudersi in bagno alla ricerca di cinque minuti per riavvolgere i pensieri. Dopo essersi lavata il viso, va alla scrivania e si dedica alle incombenze lavorative, non senza essersi prima profusa in scuse e ringraziamenti verso le colleghe alle quali aveva chiesto una mano per i compiti più urgenti. Una volta finito di mandare le mail e di partecipare alle call, la madre sente salire un leggero mal di testa. L’ora del pranzo è passata da un pezzo e il bambino (temperatura: 38,2) sta dormendo nel suo letto, anch’esso montessoriano. La madre va in salotto e trova la nonna seduta sul divano, a guardare la Signora in giallo o il Tenente Colombo, a seconda della stagione della programmazione in chiaro. Si siede accanto a lei e si misura la febbre. “Chiudo gli occhi solo per un attimo” dice, mettendo il termometro sotto l’ascella sinistra. La nonna la copre con un piumino leggero. La madre sprofonda tra i cuscini e si dimentica del bambino che dorme, dei piatti nel lavello, della call delle 17, e torna alle puntate dei Simpson dopo la scuola, alla suoneria del Nokia 3310 e alle fusa del gatto che le sedeva sulle gambe quando studiava alla scrivania. Cerca di individuare quel momento nel suo passato in cui le cose hanno smesso di essere semplici ma è una ricerca inutile perché le cose, per lei, semplici non lo sono mai state. Pensa a sua madre, ai suoi gesti, le sue parole, e a quando si illudeva che un giorno anche lei avrebbe padroneggiato quella leggerezza, quella capacità di tenere insieme le cose. Credeva che facessero parte del Pacchetto Mamma: doti che scendono dall’alto nel momento in cui prendi il figlio in braccio, insieme alla montata lattea e alle lochiazioni vaginali. Forse è solo improvvisazione. La leggerezza di non sapere cosa si sta facendo ma farlo ugualmente. 

La nonna sfila il termometro da sotto il braccio della figlia addormentata (temperatura: 39,1). Abbassa la tapparella e le si siede accanto, con il telecomando in mano, in attesa che lei e il nipote si sveglino. 

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Postato in: Lo sfogone, Oceani di autoreferenzialità Tag: #célinesciamma, #giuliasabella, #montessori, #pawpatrol, #petitemaman Fai un commento

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