Ero infelice. Sentivo addosso il peso delle disgrazie altrui. Non era eccesso di empatia o altruismo, ma quella che il mio analista avrebbe definito sindrome dell’impostore.
Canadian Bacon | Quello grasso
di Marco Renzi Sono morto in Messico, lontano da casa. Dormivo, e mi hanno trovato il mattino dopo: arresto cardiaco, hanno detto. Ero grasso, anzi grassissimo, ma avevo smesso di fumare e stavo perdendo peso, anche se non si notava molto.
Mauro c’ha da fare | Un consiglio quando la terra trema
di Marco Parracciani Sogno di cavalcare un bellissimo baio. È un po’ nervoso (ma anche io non sono proprio calmissimo); mi trovo in un’immensa prateria che potrebbe rasentare gli argini del Rio Grande (Texas Occidentale o giù di lì), di fronte a me il nulla.
Il caso Freddy Heineken | Cose che misteriosamente accadono
L’apparizione delle birre artigianali nei bar e nei ristoranti non è avvenuta in una data precisa. Sono cose che misteriosamente accadono, come la vendita di milioni di Nutella Biscuits in poche settimane. Del resto tutto cambia, ma se risaliamo la china delle nostre abitudini, intravediamo l’origine del mutamento.
Le ragazze di Wall $treet | Bu$ine$$ i$ Bu$ine$$
Da piccola $ognavo di lavorare con gli animali. Ci $ono andata vicina.
Vox Lux | Dicono che Celeste ha incontrato il diavolo
Allora prende improvvisamente forma. Le minuscole parti in cui si era disperso si uniscono tra loro; nessuno lo avrebbe mai immaginato ospite tanto assiduo quanto discreto, e si erge, immenso, nei fumi della morte; osserva l’intera storia di ognuno: una più o meno lunga linea di eventi costellata da migliaia di punti neri – come una sventagliata di pallini esplosa da un fucile a canna liscia –, pronta per essere sgretolata con un colpo di denti.
The Passenger | Apriti oceano!
di Giovanni Stengel Sono alcuni mesi che non fumo grazie ad un libretto, molto famoso, e dal trucido titolo: È facile smettere di fumare se sai come farlo, di Allen Carr.
Joker | 4 Joker della mia vita
Burning – L’amore brucia | Le cose che non vedi
Un telefono squilla. È un suono impertinente che non si esaurisce in tre o quattro squilli ma insiste per almeno un paio di minuti. È un suono pressante e convulso. Ma da dove viene? Io ho solo un cellulare e non squilla così, e poi ce l’ho in tasca, in casa non dovrebbero esserci altri telefoni, anzi sono sicura che non ci siano altri telefoni dato che abito da sola. Allora entro nelle stanze, apro i cassetti, mi stendo a terra per guardare sotto i mobili, controllo dietro i cuscini del divano. Niente. Un telefono squilla eppure non c’è alcun telefono. Mi fermo e ascolto. Lo sento. Lo sento soffocato e allo stesso tempo netto, distinto, come sepolto sotto una catasta di libri. Lo sento lontanissimo e allo stesso tempo accanto al mio orecchio. Lo sento deciso, nel muro, come se squillasse nell’appartamento dei vicini. Il problema è che abito in una villetta indipendente e non ho vicini di casa. Che poi dire villetta è un po’ esagerato, in realtà ho una stanza, due bagni, uno studio, una cucina con salone, tutto su un piano, è una bella casa, non troppo grande ma funzionale come dicono nei programmi televisivi di ristrutturazioni, si sta bene, il quartiere è tranquillo, e soprattutto non ho vicini di casa.
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