A sei anni Quentin Tarantino osservava l’abbassarsi e l’alzarsi e l’allontanarsi e il ricongiungersi dei cavalcavia della rete stradale losangelina, un lungo e grasso pitone grigiastro stretto attorno ai pensieri e alle dita sulla gomma dei volanti, a volte cotta dal sole, a volte ricoperta da un velo lucido di sudore steso come bava di lumaca da Burbank a San Fernando, da Santa Monica a Compton, da Long Beach a El Segundo, Torrance, o su a Pasadena, e dalla cenere delle sigarette dei discografici di Bel-Air, degli agenti della Sunset Strip, di Mulholland Drive, della Beverly Crest, o del Benedict Canyon, fino a Hollywood.
Hook – Capitan Uncino | Ru-Fi-O
di Silvia Costantino Da quando il ragazzo se n’è andato il capo sono io: sono io, il più grande di tutti, che li faccio giocare, che difendo le nostre case dai vecchi, dall’avanzare delle delusioni, dai sogni che si fanno sempre più fragili.
Malizia 2000 | If you love somebody set them free
di Tommaso Ghezzi La solitudine non è il male, anzi, è un bene. Il problema, semmai, è l’isolamento. Sovente mi capita di passare intere settimane in casa, in un’anacoresi laica, a ingoiare junk food e guardare film di merda. In quei segmenti di tempo in cui non c’è altro che me, nelle stanze, e le costole dei libri.
Tremors | Tre memorie sotto il suolo
di Giulio Pedani Quella del 1991 fu una sciagurata estate dispari senza Mondiali né Europei. Avevo 12 anni e una seria relazione epistolare con una di San Gimignano.
Demolition | Amare e vivere
di Giorgio Biferali Care Crik Crok, siete qui, in questo frigo trasparente più alto di me, che si fa pagare come un juke-box, ma senza musica. C’è solo qualche piccolo rumore, tipo le monete che finiscono chissà dove, con quel clic, che è come se questo frigo trasparente mi dicesse che è pronto per qualsiasi richiesta. Poi c’è una macchina interna che si mette in moto e spinge giù quello che ho scelto. Proprio voi, Crik Crok, come ci siete finite in questo posto che è pieno di barelle che passano, di gente che aspetta, che ancora non sa quanto dovrà aspettare? Perché non siete rimaste lì, in quel ricordo, in uno di quei pomeriggi bim bum bam in cui lei mi preparava la merenda?
Parenti serpenti | Tuorlo
di Domitilla Pirro Sono riuscita a salutare mio nonno il giorno che è morto, solo che lui non lo sa.
Velluto Blu | O delle epifanie lynchiane
di Luca Starita She wore bluuuuveelvet ua ua Canticchiatela, conoscetela, se non la conoscete ascoltatela. Focus sul “ua ua”, provate a dirlo in continuazione: ua ua, ua ua. Sono due note affini, martellanti, inquietanti, che aspirano al vuoto: ecco spiegata in due o tre aggettivi superficiali la filmografia di Lynch.
Nightmare | Dal profondo della notte
di Roberto Donati È il 30 agosto 2015 e fa molto caldo, ma tu, con la mente, sei altrove. Altroquando, per la precisione. Al 12 marzo 1991, e fa molto freddo.
Taxi driver | L’abito del signor Palantine
di Marco Marrucci Che poi son cose che succedono. Uno sale in macchina di fretta, dice quartiere e indirizzo e l’altro gli dà il benvenuto così. Ci si resta male. E io lo capisco. Lo capisco, sa? Bisogna essere empatici. Empatici. Si pronuncia così, vero?
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