Siamo riusciti a entrare in possesso di una Chat privata di David Benioff (uno dei due sceneggiatori capo di Game of Thrones) con D. B. Weiss (l’altro sceneggiatore capo di GOT). Non vi riveleremo cosa abbiamo dovuto fare per darvi la possibilità di leggere questo scoop unico nel panorama delle sierie tv (abbiamo rubato il suo cellulare), ma siamo certi che le loro discussioni su Whatsapp possano spiegare molti dei passaggi e delle scelte narrative dell’ultima stagione del Trono di Spade. Riportiamo la chat qua sotto sperando di farvi cosa gradita. Se non aveste ancora visto le ultime puntate, sappiate che potrebbero esserci degli spoiler involontari. Useremo B. per Benioff e W. per Weiss.
Avengers: Endgame | Ho un problema con la fine
Ciao, sono la recensione di un film difficile da recensire, perché lo spoiler è dietro l’angolo come poche cose al mondo nel film che dovrei recensire, per cui non so proprio come recensirlo senza recensire in me stesso quella nozione che potrebbe rovinarti una fruizione sana del film stesso. Ti prometto che adesso la smetto con le ripetizioni ricorsive, anche se ogni recensione che si rispetti è ripetitiva nel fondo della sua anima.
Monolith | 5 consigli (+1) non richiesti per evitare un dito in culo
Premessa. Ad alcuni sembrerà banale, ad altri stronzo, ma la fantascienza è un dito in culo. Ogni frase, ogni fotogramma, ogni vignetta partorita dagli autori fa i conti con la pignoleria e la pedanteria di chi osserva quanto messo in scena: plausibilità, premesse, contesto, aspettative, risultati. Tutto è sotto esame.
Bonding | Non so più che pesci prendere
di Chiara Bonsanti Dove eravamo rimasti. Eravamo rimasti a Sex Education, una serie post-teen che aveva smosso le coscienze ad addentrarsi in un’analisi spietata su quanto fossero eccessivamente bigotte le serie teen anni 80’-90’ basate su stereotipi (ancora tremendamente attuali) costruiti su di un’impalcatura solida fatta di fondamentalismo cattolico per cui se facevi sesso (‘lo facevi’) prima del matrimonio l’ira diddio feroce si scagliava su di te facendoti venire un tumore. E alla fine lei muore.
Il professore e il pazzo | L’infame destino delle parole vetuste
Tanto tempo fa esisteva una parola che solleticava il naso e colorava le guance di rosa. A volte un rosa antico, tenue, che ravvivava l’incarnato, in altri casi violaceo, che si propagava a macchie sul collo e sul petto fino a infiammare le orecchie. La stessa parola riempiva le bocche dei bambini mentre lanciavano sassi nell’acqua: le sillabe si conficcavano nelle fessure dei denti e tintinnavano tra le molliche di pane. Pungeva i polpastrelli delle fanciulle intente a leggere lettere d’amore; si mescolava al sudore sulla fronte dopo una giornata nei campi.
Dumbo | C’era una volta
Ho visto questo nuovo film, Dumbo, e ho sperato di tornare un poco bambino, per un attimo almeno, perché ultimamente ho un po’ paura di soffocare; perché, purtroppo lo devo dire, sento un gran peso gravare sul mio capo.
The OA Vol. 2 | Ballare il mise en abyme
Il mise en abyme è uno degli effetti speciali della scrittura che mi piacciono di più. Solitamente questa magia della scrittura viene usata come taglio intelligente all’interno di una storia per saltare da un punto all’altro della narrazione senza ricorrere al montaggio discontinuo, grafico, ritmico, intelletuale, intensivo, poetico, ecc… Si tratta quasi di un piano sequenza che permette allo spettatore di accettare un volo pindarico della storia da uno spazio e un tempo non contiguo con la scena successiva.
Ricordi? | Idee per nuove forme di memoria
Il giorno in cui ho comprato un’agenda, ho accantonato l’idea di concepire la memoria come un archivio di attività ed esperienze che si costituisce per accumulazione, come l’Hard Disk di un computer, e che non siamo noi, o perlomeno il nostro agire razionale, a scegliere cosa verrà archiviato e cosa no.
Il primo Re | Il potere è una brutta bestia
di M. R. Ho iniziato a studiare latino in prima liceo, e la cosa mi esaltava tantissimo. Con i miei compagni passavamo le pause a scrivere alla lavagna frasi in quella nuova lingua. Nulla di elaborato ovviamente, il nostro lessico non era ricco e la sintassi stentata. Si trattava più che altro di offese a qualche compagno, le stesse gridate anche a voce, che però in quella lingua ci sembravano più incisive, efficaci, solenni.
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