di Riccardo Meozzi Ho diciassette anni, forse diciotto. È giugno e fa caldo e cerco di sfangare la serata sul divano.
Godzilla | Confessione di un macrofilo
di Luca Giommoni Salve a tutti, sono Elia, ho 36 anni e sono un macrofilo.
Prosciutto prosciutto | Amore nazionalpopolare
di Andrea Frau «Guarda come hanno tagliato fine questo prosciutto».
Alta fedeltà | Le mie scatole sanno di te
di Raffaele Calvanese Top five delle canzoni da trasloco: Dimmelo tu cos’è di Antonello Venditti, immancabile. Trasloco di Sergio Endrigo. Casa mia dei Timoria, che fa anche rima. Wherever i lay my hat di Paul Young e Amore ai tempi dell’Ikea de Lo stato Sociale.
Cinemini | L’estasi di essere a Parigi e di amare i film PT 2: Il cinema Luxour
di Viola V. Giacalone Quella sera al bar abbiamo fatto tardi.
IT (1991) | Sulla paura (del suo remake)
di Enrica Fei Nel lontano 1992 giocavo a nascondino col mio amico immaginario Giuseppe (anche se invisibile, vinceva sempre lui). Dal mio nascondiglio dietro la porta, origliavo la conversazione segreta dei miei genitori. Giuseppe aveva vinto e urlava come un pazzo: “Tana libera tutti!!!”. Portandomi il mignolino alla bocca, lo rimproverai con lo sguardo severamente. “Pare che ci sia IT stasera sulla RAI”, diceva mia madre a mio padre. “Starò attento a tenere Enrica lontana dalla televisione, l’ho visto al cinema e mi ha fatto paura davvero”, rispondeva lui. Il “mi ha fatto paura davvero” me lo sono inventato: non ricordo cosa disse, ma quali che siano state le sue parole, furono potenti abbastanza da farmi sgattaiolare di nascosto per godere del film proibito.
Riflessi sulla pelle | Estati lontane, sempre presenti
di Roberto Donati
Juliet, Naked | Una notte abbiamo chiuso gli occhi e al mattino avevamo quasi quarant’anni
(lei) Salgo le scale e immagino di trovare il suo corpo inerme, senza vita, in un drammatico abbandono, un braccio cadente a sfiorare il pavimento e gli arti sostenuti a fatica dai cuscini, come apostoli di fronte alla Deposizione di Cristo. Un divano tombale, tra coperte a quadretti e calzini di una settimana. Un silenzio ovattato, assordante, un silenzio di inerzia e decomposizione. La chiave gira nella serratura, ho un brivido, una leggera sudorazione fredda, gelida, dietro il collo. Il divano è un sepolcro vuoto. Percepisco un fruscio dalla cucina, lieve e lancinante. So già cosa sta per succedere ma mantengo la calma, respiro, sarò gentile, respiro, inclinerò la testa per annuire, con la faccia senza espressione. Faccio un passo, due, sorrido, torno indietro. (Una notte abbiamo chiuso gli occhi e al mattino avevamo quasi quarant’anni. Nemmeno fossimo Tom Hanks. Ieri stavamo seduti su una panchina, al sole, a leggere Alta Fedeltà, stilando le nostre personalissime liste, ma a pensarci bene ieri era vent’anni fa. E cosa è successo in quelle poche, pochissime ore? È stata una notte troppo lunga).
Le Champo, Tinder date andati male e il disprezzo (quello di Godard e il mio)
di Viola V. Giacalone Qualche giorno fa discutevo con la mia amica Xin a proposito di Tinder. Da quando vive a Parigi, ha avuto due “date”: il primo con un ragazzo amante del BDSM (che ancora non ho capito cosa significhi) con cui è andata male; il secondo con un ragazzo con cui non è andata molto bene, ma le ha comunque chiesto di dare da mangiare al suo gatto mentre era via per lavoro.
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