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Cinemini | L’estasi di essere a Parigi e di amare i film PT 2: Il cinema Luxour

28 Giugno 2019 di Redazione

di Viola V. Giacalone

Quella sera al bar abbiamo fatto tardi.

Il giorno dopo mi risveglio da A, che mi fa una spremuta e mi scaccia subito perché deve lavorare :

“Vattene, ora devo lavorare” mi fa.

Lo lascio immerso in appunti e scartoffie. La sua efficienza in quanto scrittore mi riempie di rispetto ma soprattutto invidia. Gli dico che vado a scrivere anche io ma nessuno dei due ci crede veramente. Questo racconto in effetti lo sto scrivendo adesso, ma torniamo a noi. Prima di andare gli chiedo anche se ha del paracetamolo per i postumi.

”Non è che per caso avresti del paracetamolo o della tachipi..ah no? Ok va bene. Sì, vado”

*

A. vive nel quartiere di Chateau Rouge, nel 18esimo arrondissement di Parigi, molto lontano dalla Filmothèque, nel Nord. Mentre cammino mi rendo conto che non vengo qui da secoli.

Ai tempi in cui ne scriveva Zola questo era il quartiere degli operai, ma ora Chateau Rouge è il quartiere più africano di Parigi. È ancora considerato un quartiere “popolare”, ma ci vogliono troppi soldi anche per vivere qui, come quasi ovunque in città. Ci sono tantissimi parrucchieri e per strada si arrostiscono pannocchie al burro e poc-corn. Per qualche ragione, qui, si trovano molti negozi di abiti da matrimonio scintillanti, e abiti da cerimonia maschili di tutti i generi. Mi chiedo se verrò mai invitata ad uno di questi matrimoni. Dove si svolgono? Forse A. lo sa.

Stare qui di mattina è una vera gioia e tutti sono molto indaffarati.

*

Ora sono al sovrappasso di Barbes Rouchechouart e incrocio centinaia di Gilet Jaunes che cantano e suonano i tamburi. I passanti, volenti o nolenti, si sono uniti a quella che sembra più una festa che una manifestazione. Vedo qualche signora elegante battere il piede a ritmo dei tamburi. Molti mangiano pannocchie scuotendo la testa e intonando “Macron Couillon” tra un morso e l’altro. Mentro mi faccio cullare con indolenza dalla folla scorgo qualcosa di magnifico che mi fa sussultare, qualcosa che è sempre stato lì e che cercavo da tempo: Il celebre cinema Luxour.

*

Il cinema Luxour è una delle cose più belle che si possano trovare a Parigi per sbaglio. Fu inaugurato una sera di ottobre del 1921, con un film muto di fantascienza danese, Himmelskibet.

Henry Silberberg,il proprietario, voleva fare qualcosa di diverso.

Se ne esce così un giorno, rivolgendosi con voce grave a Henri Zipcy, architetto: “Tutte le sale a Parigi adesso sono in stile Roma imperiale o Luigi XVI. Io voglio che il nostro cinema si chiami Luxour, e che sembri proprio come il tempio di quella che un tempo fu Tebe. Chiama Tiberti, voglio che lo decori con dei mosaici che rappresenteranno fiori, scarabei e cobra. Voglio una facciata d’oro e blu cobalto, e un’immensa sala con un balcone e delle sfingi ai lati dello schermo. Gli facciamo il culo al Gaumont Palace”

Zipcy e Tiberti eccellono nel progetto, l’egittomania era esplosa ai tempi delle spedizioni coloniali di Napoleone, ma il Luxour la riporta “in voga” in un nuovo contesto geo-politico. Poco dopo, Silberberg è mandato in rovina da una banca italiana, si dice a causa di affari loschi. Le Luxour viene venduto e si adatta alle esigenze dei tempi, abbandonando il muto per il cinema esotico prima, fino al soft porn negli anni ‘70. Negli anni ‘80 il cinema chiude, ma rinasce sotto il nome di Megatown, la più grande discoteca gay di Parigi.

*

Il cinema Luxour adesso è rinato, è davanti a me e lo studio con soggezione, incalzata forse dal ritmo di tamburi dei Gilet Jaunes dietro di me. Mi chiedo se entrarci subito, ma è solo mezzogiorno All’ingresso c’è molta gente che parla, sembra un bar. È un posto misterioso, che non mi appartiene.

*

La sera dopo sto correndo su Boulevard Magenta, sono in ritardo e il film è iniziato da 10 minuti. Il cinema è ancora lì.

Non ricordo di essere mai stata in un posto così. È come un tempio ma quando entro è tutto buio, illuminato solo da rosso di Dolor y Gloria di Almodovar. Il soffitto è altissimo e davanti a me c’è un pubblico sconosciuto. Elisa mi vede e alza una mano, mi ha tenuto il posto. Mi siedo e ci sussurriamo qualcosa sulle sfingi.

*

Penso che il cinema Luxour, per il suo carattere sacro, vasto, profetico sia il cinema perfetto per concludere la prima stagione di Cinemini. Lo dico ad E. e I. mentre scendiamo il Boulevard alla ricerca di un bar dove sederci e discutere del film. Mentre scendiamo cala anche il sole. Scompariamo all’orizzonte nella luce dorata d’Egitto, che in realtà è Parigi.

 

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Postato in: La sindrome del personaggio secondario, Lo sfogone, Oceani di autoreferenzialità Tag: A, almodovar, chateau rouge, cinemini, dolor y gloria, himmelskibet, la più grande discoteca gay di parigi, luxour, parigi, viola v. giacalone, zola 5 commenti

Commenti

  1. Luisa Casubolo dice

    29 Giugno 2019 alle 9:03

    Mi piace il mood d’inizio secolo che avvolge questo tuo affrettato walking in una Parigi con i jilets jaune.. E poi la signora elegante che ritma col piede.. Sarà con tacco?! ‍♀️

    Rispondi
  2. vittallek dice

    14 Ottobre 2019 alle 10:37

    alla ricerca di un bar dove sederci e discutere

    Rispondi
  3. Marie dice

    14 Ottobre 2019 alle 10:37

    ma soprattutto invidia.

    Rispondi
  4. Vitalii Travinskyi dice

    14 Ottobre 2019 alle 10:38

    E poi la signora elegante che ritma

    Rispondi
  5. Beel dice

    17 Dicembre 2019 alle 16:04

    c’est probablement le meilleur film que j’ai vu, très cool merci

    Rispondi

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