Strascica i piedi quando cammina, anche se non cammina molto. Sta fermo a lungo, ma quando cammina lancia una suola in avanti sull’asfalto, la scolla, la spande, la schiocca appena la solleva da terra. E poi anche con l’altro piede. Ora, quello è un pazzo, uno che non ci ha mai chiappato nulla, dicono, ma questo non vuol dire che a me non faccia pena.
Sinfonia d’autunno | Andante calmo
Il tavolo aspettava paziente, godendosi ogni attimo. Osservava la ciotola in ceramica, i sottobicchieri in marmo, il portagioie di vetro che rivelava le sue sfumature rosa. Sentivano la lama di sole, fisica, che attraversava la stanza per appoggiarsi su ognuno di loro.
I Tenenbaum | Film da vedere e rivedere e rivedere e rivedere e rivedere e…
di M. R. Una mia amica va pazza per Wes Anderson. Su WhatsApp mi manda foto della sua vita quotidiana: i selfie prima di entrare al lavoro, le portate dei suoi pranzi, qualche curiosità incontrata per strada, tutto ciò che può essere anche solo lontanamente all’insegna del wesandersonismo, ossia monocromatico, simmetrico, o entrambe le cose.
Assurde morti a Hollywood | Summer special edition
Jack Nance † Michel J. Anderson, l’attore che ha interpretato il nano della Loggia nera in Twin Peaks, il 16 agosto 2015 ha pubblicato su Facebook uno strano post dal quale si evincerebbe che David Lynch, oltre a essere un famoso regista, sarebbe anche uno stupratore incestuoso, un assassino e un manipolatore.
Westworld | La nostra linea narrativa
1. Il soldato si trova oltre la staccionata, vicino ad alcune pecore morte. Carcasse sventrate dal mitragliatore del Mecha da cui è sceso. Un ammasso di lamiere tozze. A vederlo da lontano sembra un cilindro antropomorfo. Il soldato si china sul cadavere di uno degli animali. Infila le mani dentro e tira fuori le interiora. Il vento ci porta sotto al naso il lezzo di sangue.
Arrivano i prof | Arrivo, ma in ritardo
di Clara Galletti Non ho mai voluto fare l’insegnante. Da piccola ho ripudiato la scuola e da grande ho trovato la pedagogia troppo noiosa. Non avevo la vocazione e non sentivo nessuna missione se non quella della stipendio, del resto mi importava poco. Ho accettato l’incarico solo perché la mia vita si era stagnata, era rimasta troppo uguale per troppo tempo e avevo bisogno di un cambiamento. Facendo i conti con la realtà ho invece sperimentato che se modifichi l’impostazione della sveglia, mandi automaticamente all’aria la routine di tutta la settimana. Inizi spostando un quadratino dalla tabella di marcia e finisci per rivedere tutto lo schema. Un cambiamento provoca un cambiamento che provoca un cambiamento che provoca un cambiamento e avanti così per tutte le tessere del domino. E le cose sono cambiate così tanto che dopo una vita passata dietro al banco, sono finita a stare dietro la cattedra. Il posto è più scomodo di quanto credessi ed io non riesco a sedermici. Passo le ore a contorcermi e a cambiare posizione, ma non riesco a stare comoda. Non so stare composta e dovrei rimproverare i ragazzi che si allungano sul banco o si dondolano sulla sedia? Dovrei insegnare ai ragazzi che la scuola è il luogo sacro della cultura e merita il rispetto della postura corretta. Vorrei dirgli che devono imparare a stare dritti e a rimanere composti, non per farmi un piacere ma per lasciare che sia lo studio a modellarli. Gli curverà le schiene sulla scrivania, gli intorpidirà le gambe ferme sotto la sedia, gli stancherà la vista, gli arrossirà i gomiti che reggeranno la testa. Qualcuno si lascerà forgiare, qualcun altro opporrà resistenza ma tutti sentiranno questa forza e la colmeranno di ricordi. È questo ciò che penso mentre aspetto che inizi il colloquio con i genitori. Poi entra la mamma di M.P. e i miei pensieri si fermano. Parliamo dell’alunna, del rendimento scolastico, del comportamento, delle assenze. La madre mi interrompe: “mia figlia parla sempre di lei, la adora”. Il mio corpo, invece di rispondere con la voce, preferisce sudare. E sudo lasciando quell’alone bagnato sotto le ascelle che mi fa sentire chiaramente a disagio. Perché? Perché per la prima volta da quando mi chiamano prof. mi ritrovo a smuovere quel masso di apatia e depressione che avevo gettato sul lavoro e a pensare che forse la scuola si merita una seconda possibilità.
Il miracolo | Credo ma non pratico
God is a concept by which we measure our pain (John Lennon, “God”)
Dogman | Riconosco il tuo sapore mangiando la neve
Fino a che punto sei disposto a spingerti per essere accettato. Cosa sei pronto a dire o a nascondere per mostrarti come gli altri ti vedono o credono tu sia. Siamo sotto tiro. Abbiamo storie da raccontare con gli occhi chiusi e una mano sulla bocca. Possiamo sempre essere un’altra versione di noi stessi. Con qualche orpello, celando le sbavature e spostando gli accenti, quando fa comodo, quando gli altri ce lo chiedono. Teniamo un sorriso di scorta. Fino a che punto sei disposto a esporti per essere amato?
Alabama Monroe – Una storia d’amore | Il Belga
Sulla parete dietro al bancone del bar, a destra di un palco di alce largo almeno un metro e mezzo ricoperto interamente da un denso strato di polvere, era fissato un orologio che segnava le cinque quando alzai gli occhi per controllare l’ora. Il barista mi disse tre nomi: Marvin Nelson, Neil Garcia e Logan Workman.
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