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I Tenenbaum | Film da vedere e rivedere e rivedere e rivedere e rivedere e…

28 Agosto 2018 di Redazione

di M. R.

 

Una mia amica va pazza per Wes Anderson.

Su WhatsApp mi manda foto della sua vita quotidiana: i selfie prima di entrare al lavoro, le portate dei suoi pranzi, qualche curiosità incontrata per strada, tutto ciò che può essere anche solo lontanamente all’insegna del wesandersonismo, ossia monocromatico, simmetrico, o entrambe le cose. Si è comprata un kit per biblioteca stile Wes Anderson e vorrebbe andare a vivere in una casa costruita secondo le atmosfere dei suoi film (Sì, c’è qualcuno ancora più pazzo di lei che ci aveva già pensato e l’ha costruita).

La mia amica va pazza in particolare per I Tenenbaum. La nostra chat su WhatsApp sarebbe il sogno bagnato del regista, è un continuo scambio di citazioni dal film. Ad esempio, quando avevo dei graffi su entrambi i polsi, le ho mandato la foto delle mie braccia sul lavandino, come Richie quando si taglia le vene. Lei invece mi ha mandato un vocale in cui canta These Days, come nell’incontro al capolinea della Green Line. Mentre più spesso preferisce mandare canzoni di artisti vari, che nulla c’entrano con il film, che le ricordano qualche pezzo della colonna sonora, anche se ci dovessero assomigliare solo per pochi secondi.

Ho perso il conto delle volte che ha riguardato il film per intero, o solo a spezzoni. Una volta mi ha detto: «l’ho messo in tv ma non l’ho neanche guardato, avevo solo bisogno di risentire i dialoghi».

**

Con questo non voglio dire che a me il film piaccia poco, anzi, spesso l’ho definito come uno dei miei film preferiti. Però di certo non reggo il confronto con lei (io l’ho visto solo quattro volte, lei almeno venti). L’unica cosa che potevo vantare qualche tempo fa era una serie di istantanee di Margot in tutte la sua malinconia, una cartella di foto che spesso guardavo e riguardavo sul telefono, con un sentimento misto di ammirazione (nel film è una giovane scrittrice di grande successo) e amore (è pur sempre una gran bella donna).

Se però dovessi dire perché I Tenenbaum mi piace così tanto, sarei un po’ in difficoltà: mi piacciono gli aspetti tecnici (montaggio, musiche, colori), ma soprattutto mi piace la costruzione dei personaggi. Mi piace il modo in cui rimangano bambini per tutto il tempo, anche se la loro infanzia si vede solo all’inizio del film. Ne I Tenenbaum tutti si fanno dispetti, anche gravi, e poi subito si perdonano (“Questa è l’ultima volta che mi accoltelli…”), prendono decisioni improvvise e pericolose, si comportano senza logica, obbedendo non tanto ai sentimenti quanto ai capricci, a quei desideri istantanei per cui mostrano la più totale arrendevolezza. Ci sono eccezioni, come Eveline e il signor Sherman, ad esempio, ma non sono i miei personaggi preferiti. Quelli che porto sempre con me sono invece Richie e Margot, ma anche Chas e Royal, Pagoda e Eli Cash.
Questo vuol dire che anche io sono un tipo infantile? Che ho dei problemi con la mia famiglia? O solo che i personaggi imbranati e balordi fanno più simpatia di quelli rigidi e di successo?
Non lo so, ma so che presto la mia amica riguarderà I Tenenbaum e la mia chat di WhatsApp ricomincerà a notificare.

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Postato in: Categorie, La sindrome del personaggio secondario, Oceani di autoreferenzialità Tag: Tenenbaum, wes anderson, wesandersonismo, WhatsApp Fai un commento

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