di M.R. Ero in sala con la mia ragazza e ad un certo punto sullo schermo la figlia ha annunciato alla madre di essere incinta e io ho rabbrividito insieme a lei. “Non devi mica farti venire l’ansia anche tu”, mi ha detto allora la mia ragazza, ma io non mi sono calmato subito. Sarà che la madre ne aveva due di figlie, una sulla trentina e una adolescente, e io le confondevo sempre, sarà che quello era un po’ un colpo di scena, sarà che sono sensibile all’argomento, ma mi sono inquietato.
Coco | Nel nome dei padri e delle madri
La prima volta che lo vidi suonare fu a Milsum nel 2017; era seduto su uno sgabello al centro di uno dei prati più grandi del Loto Giarden – delle due distese d’erba separate da una roccia piatta e alta circa due metri e mezzo sulla quale si arrampicavano i bambini come gesto di coraggio fino a qualche tempo fa, era quella sulla destra che fu scelta da lui come palcoscenico, se così si può dire.
Good Time | Il puro e il dannato
«Non ho ancora capito perché lo hai fatto? Il vero motivo intendo… adesso saresti dovuto essere almeno sollevato» «È impossibile che sia sollevato; è come un gatto che si morde la coda. Mi sembrava giusto riprendere i soldi che spettavano a Lara… anzi, mi sembrava giusto e basta» «Spiegami cosa vale il giusto se alla fine ti ritrovo qui seduto con la fronte tra le mani?»
Il Bi e il Ba | Sterili tentativi di miglioramento umano attraverso l’utilizzo della specchiata onestà in ambito cinematografico
di Gabriele Merlini «Posto che il cinema sia finzione e la finzione il bello del cinema, fingere di amare il cinema dovrebbe essere la sublimazione di tutto. No?» Silenzio.
Tre manifesti a Ebbing, Missouri | Cicatrici invisibili
di Andrea Caciagli Al Tibur, il cinema all’angolo della piazzetta di San Lorenzo a Roma, danno Tre manifesti a Ebbing, Missouri di Martin McDonagh. Vado a vederlo senza aver visto il trailer, soltanto i manifesti. Così, per coerenza.
You were never really here | Quando un uomo con la pistola
di Leonardo Biancanelli Qualche giorno fa, mentre dondolavo lungo una passerella sul porto di Cherbourg, con le mani al riparo dal freddo, lo sciabordio dell’acqua fetida di porto contro la pietra dei piloni della passerella mi aiutava a fantasticare, così mi ritrovai a pensare
24 Frames | L’ultimo Kiarostami
di Chiara Bonsanti “Sai babbo l’altro giorno con Giovanni siamo andati a vedere un film di Kiarostami, il regista iraniano. Il film si intitola 24 Frames, è l’ultimo che ha fatto. In sostanza con questo film vuole andare ad indagare che cosa succede l’attimo prima e l’attimo subito dopo che si è scattata una fotografia”. La spaccio come se fosse una mia analisi del film, ma è quello che c’è scritto sul libricino del festival.
The place | Il bar sotto casa
di M.R. Stamattina sono uscito presto di casa. Avevo un appuntamento all’ora di pranzo e un articolo da consegnare. Non avevo però nessuna voglia di stare chiuso in camera o in salotto. Odio scrivere a casa perché non riesco a concentrarmi e mi innervosisco subito. Non riesco a stare tranquillo, danneggio me stesso e gli altri che mi circondano, come il fumo. La distrazione è un vizio e per smettere non basta la forza di volontà (comunque scarsa): ci vuole un’imposizione esterna. Per questo vado sempre in biblioteca, quando posso. Oggi però è domenica e la biblioteca era chiusa, così sono andato al bar.
Bosch – Il giardino dei sogni | Bosch on the beach
di Chiara Bonsanti È stato durante una sera di novembre, di quelle afose. Sono andata al cinema e mi sono resa conto che è come andare al mare.
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