Il lubrico regista ispanico Pedro Almodóvar, in vista della stesura del nuovo film incontra un’attempata insegnante madrilena sotto le mentite spoglie del sociologo del lavoro Aldo Móvar. L’obiettivo è trarre ispirazione dalla vita complessa di una donna abbattuta dal fato per mettere insieme un’opera che restituisca vigore alla sua popolarità, da tempo in lento ma inesorabile declino.
Microbo e Gasolina | Note a margine
1. Pregiudizi Prima di andare a vedere Microbo e Gasolina ho notato che su Facebook era uscita la recensione de Gli Spietati, e poi, perché non sono riuscito a resistere che qualche secondo, che l’aveva scritta il guru Luca Pacilio. Con tutta la forza della mia volontà (tre secondi netti) ho cercato di non cliccare sopra il link, di non guardare il voto in fondo alla pagina e la tabellina con i voti degli altri membri, perché da quello che dicevano loro il film sarebbe stato segnato. Ormai avevo fissato con Francesca, che ci andavo a fare se il film fosse stato per Gli Spietati una stroncatura? Meglio allora non sapere niente, meglio l’ignoranza, meglio non essere mai nati, meglio il niente al dolore. Ma per fortuna a Gli Spietati il film era piaciuto. Ero salvo.
The Idol | Le stelle
Sono seduta qui, in quello che sulle guide turistiche viene definito il più bel cinema della città, o forse, si potrebbe anche dire, il più bello tra i sopravvissuti all’avvento dei multisala, dei biglietti omaggio con i punti del supermercato, del pop corn biologico e dello strapotere del dcp sulla pellicola. Sono seduta qui, dicevo, in questo posto che un tempo era un teatro, e le poltrone sono tutte color oro, e le pareti hanno stucchi dorati, e ci sono lampadari in vetro soffiato con motivi floreali sormontati da una copertura scintillante. Sopra di noi, un’enorme cupola in vetro che, schiacciando qualche bottone, può liberarsi dalla calotta metallica che la protegge ed esporsi al cielo. Si racconta che, molto tempo fa, un proiezionista ci si sdraiò sopra per guardare le stelle. Quando qualche guardiano sconsiderato pensò bene di attivare la calotta, gli spettatori in sala si accorsero della sua presenza a causa del sangue che dal soffitto cominciò a colare sui loro paltò.
Ave, Cesare | Le cose là fuori
Un buon metodo per selezionare gli amici potrebbe essere domandare ai potenziali candidati se non gli dispiaccia andare al cinema di pomeriggio. E’ stata una delle prime cose che ci siamo detti, io e Pietro, che preferiamo andare al cinema a quelli spettacoli in cui se va bene ci saranno si e no una decina di spettatori, in cui la sala non è ancora ricoperta da un strato scricchiolante di pop corn e bottiglie di plastica, in cui quando si esce c’è ancora la luce, pure d’inverno.
Lo chiamavano Jeeg Robot | Cartoline dal foyer
Cartolina n.I Il 5 luglio del 1982, nello stadio Sarrià di Barcellona il pubblico attende con impazienza la partita che sembra destinata a segnare l’uscita dell’Italia dal mondiale. Già dalla metà di giugno, il Brasile di Santana infiamma i campi spagnoli con un gioco da applausi e un’infilata di fuoriclasse. Socrates, Zico, Falcão, solo per elencarne qualcuno. Nonostante l’impenetrabile difesa della selezione di Bearzot, il destino della squadra tricolore sembra segnato. “Italia vittima sacrificale di un Brasile semplicemente stellare”, scrivono i giornali. A sorpresa, invece, Rossi mette a segno una tripletta che rimarrà per sempre nella storia del calcio, garantendo all’Italia l’accesso alle semifinali. Sei giorni più tardi, dopo un 3-0 contro la Germania Ovest, la nazionale italiana alza al cielo la Coppa del Mondo.
Sempre meglio che lavorare | Io e l’ansia
È una splendida serata di fine inverno. Sfreccio in bicicletta senza che le dita, prive di guanti, si congelino a contatto con l’aria, e per celebrare l’evento decido di andare al cinema a vedermi una cosa qualsiasi. In un multisala del centro danno il film dei The Pills, a dire il vero non avrei mai pensato di pagare un biglietto per guardarlo, ma tant’è. Anzi, ho talmente voglia di piazzarmi di fronte a uno schermo che ci vado da sola, a un ultimo, disertatissimo spettacolo serale. Compro un bicchiere di pop corn da un tizio simpatico al bar, faccio il mio ingresso trionfale nella sala prevedibilmente vuota e mi siedo proprio al centro, ignorando con gioia l’obbligo di occupare il posto assegnato, stampato a caratteri giganteschi sul biglietto.
Steve Jobs | Un irragionevole desiderio di esistere
C’è una cosa che accomuna quasi tutti i film di Danny Boyle. Si potrebbe riassumere in una frase e finirla lì, oppure arrivarci dopo una serie di scatti in avanti, finte partenze, cambiamenti di percorso, inchiodate secche e giri su se stessi, come farebbe lui.
Il ponte delle spie | Di cosa parliamo quando parliamo di Steven
C’è chi pensa alla storia come a un convoglio corazzato che sfreccia sicuro sulle autostrade del tempo, alimentato da solide relazioni di causa-effetto che portano senza indugio alcuno dal punto A al punto B perché è così che deve essere, in un percorso forse tortuoso ma certamente sensato che ad ogni svolta sembra intonare un inno all’evoluzione socio-economica del genere umano. C’è anche però chi la vede più come una berlina coi freni scassati, lanciata a casaccio su un magma ribollente di umori, intrighi, ambizioni e bassezze che generano catastrofi sempre più improbabili e fantasiose. Si può solo continuare ad andare avanti nell’attesa di venire inghiottiti da un cratere, e probabilmente non sarebbe neanche l’epilogo peggiore.
Dio esiste e vive a Bruxelles | Piangere al cinema
Il motivo per cui mi piace piangere al cinema è che al cinema si piange sotto gli occhi di tutti, mentre nessuno può vederti. Da un lato il bisogno di riservatezza inculcato da anni di placide passeggiate sui verdi pascoli della buona società, dall’altro il desiderio ossessivo, impellente e imperante di essere compresi, compatiti e amati da ogni singolo essere vivente in soggiorno su questo piccolo e azzurro pianeta. Due spinte diametralmente opposte, soddisfatte contemporaneamente da un unico gesto, plateale e segreto, sacro e sfacciato, al gusto burro, bollicine e grassi saturi.
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