Nel quindicesimo secolo il condottiero Rao Jodha, sovrano di una città del nord dell’India chiamata Mandore, per ragioni di sicurezza decise di spostare la sua capitale di qualche chilometro. Nove, per l’esattezza. Fondò così un centro che oggi è conosciuto col nome di Jodhpur, il secondo più popolato del Rajasthan, e sfruttando un’altura nelle vicinanze fece erigere la fortezza di Mehrangarh (in sanscrito “fortezza del sole”), un mastodonte che si estende per cinque chilometri, con mura alte trentasei metri e larghe fino a ventuno. Per accedervi, bisogna attraversare sette portali. All’interno, una serie di palazzi magnificamente decorati, dai nomi evocativi: Palazzo delle Perle, Palazzo degli Specchi, Palazzo dei Fiori. In questo luogo è stato girato Junun, il nuovo film di Paul Thomas Anderson.
The Lobster | La sindrome da Black Mirror
The Lobster, l’ultimo lavoro del regista greco Yorgos Lanthimos, ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes e parla di una società in cui le persone sole vengono internate in una specie di hotel dove hanno a disposizione quarantacinque giorni per innamorarsi, altrimenti saranno trasformate in un animale a loro scelta. Consapevole dei livelli di stress che un soggiorno del genere può generare, l’attento personale della struttura si premura di fornire agli ospiti momenti di svago e intrattenimento tra cui: punizioni corporali, balli del mattone e battute di caccia all’uomo con fucili a tranquillanti. Tutto questo solo nei primi dieci minuti di film, cosa che rende piuttosto facile immaginare il verso che prenderanno i successivi centootto.
Fantastic 4 | A real human being
– Avvertenza: quello che state per leggere, se avete davvero intenzione di leggerlo, andrebbe accompagnato dall’ascolto di “A real human being” dei College & Electric Youth. Un pezzo che probabilmente conoscerete, in parte perché è molto bello e in parte perché era nella colonna sonora di Drive – Mi sveglio di soprassalto con l’orribile sensazione di essermi persa qualcosa. Infatti mi sono persa almeno la prima mezz’ora di film. Cazzo. Voci e suoni, amplificati all’inverosimile dall’impianto audio che rimbomba nella sala deserta, irrompono senza pietà nelle mie orecchie insieme a uno strisciante senso di colpa per aver abbandonato S. nella visione di quello che potrebbe facilmente conquistare il podio di film più inutile dell’anno.
Città di carta | Teen movie con mia madre
Per la prima volta da quando, sotto Natale, mi portava a vedere Il re leone o qualche altro film Disney che poi è diventato Pixar e che poi ho deliberatamente iniziato a disertare, vado al cinema con mia madre. Sono cambiate molte cose dai pomeriggi in cui mi sistemava di peso su poltrone che sembravano gigantesche, principalmente l’estetica e l’odore delle sale, anche se non solo. Vent’anni più tardi, non è tanto importante che film stiamo andando a vedere, ma quali argomenti cercheremo di evitare grazie ad esso.
I film dell’estate | Agosto è il mese più crudele
Ad agosto in vacanza ci va chi non può andarci prima o dopo. Sono le ferie comandate, il momento più propizio per osservare nell’habitat naturale branchi di esseri umani pallidi che si spostano in massa, in un moto migratorio di immane portata e dalla potenza distruttiva epocale. Una spinta marchiata dal puro istinto di sopravvivenza in direzione spiaggia, monti o meta esotica, un desiderio di fuga feroce che non conosce ostacoli o pietà. E mentre negli stabilimenti balneari le ricette delle migliori polpette al sugo circolano di sdraio in sdraio come stecche di sigarette di contrabbando, mentre vette millenarie testimoniano battaglie per la precedenza sui sentieri a colpi di scarponi chiodati, mentre litri e litri di napalm accendono gli ombrelloni in splendidi e misteriosi fiori di fuoco, qui trovate cinque mete cinematografiche forse non sature di dolore come il lungomare sotto Ferragosto, ma quasi.
An | L’apparenza inganna
Se mai dovesse capitarvi di andare in Giappone, diffidate da chiunque vi offra un dolce, perché quello che potrebbe avvenire è il seguente. Vi ritroverete tra le mani un oggetto assimilabile quasi in tutto e per tutto a un biscotto, un biscotto quasi certamente molto carino, con buona probabilità modellato in forma geometrica o di animale, deliziosamente dorato e morbido al tatto, sufficientemente compatto da promettere di non sbriciolarsi al primo morso ma allo stesso tempo abbastanza soffice da lasciare immaginare con una sfumatura quasi erotica il momento in cui i vostri denti vi affonderanno. Uno scenario meraviglioso.
Jurassic World | Dinosauri a Expo
A Expo c’è l’Albero della vita, che per chi non lo sapesse è un torrione alto trentasette metri in legno e acciaio, dotato di decori floreali, che s’innalza in mezzo a un laghetto punteggiato di fontane e all’occorrenza sputa fumo colorato (l’albero, non il laghetto, quello sprizza solo getti d’acqua). Dato che questa specie di totem che sembra uscito da un festival goa-trance è costato svariati milioni di euro, viene da domandarsi quale sia la sua reale utilità. Risposta: nessuna. Ma hey, è una fiera, e i visitatori vogliono intrattenimento. A Jurassic World invece c’è l’Indominus Rex, un bestione creato in provetta shakerando geni di T-Rex con quelli di altre varietà animali per ottenere un ibrido che unisca la ferocia di un grande carnivoro preistorico a una forza e un’intelligenza fuori dal comune, senza contare una forte propensione a uccidere. Anche l’Indominus è costato alla Masrani Global svariati milioni di dollari, oltre che un rischio d’impresa non indifferente. Ma anche qui, stiamo parlando di un parco tematico, e i clienti vogliono più zanne, più artigli, più sangue.
The Tribe | Vita da cani
Sto aspettando la mia amica quando entra una coppia trafelata con cane al guinzaglio. Lei guarda la bigliettaia, poi indica l’animale e domanda “lui?”. La cassiera si produce in una serie di espressioni di sorpresa, disappunto e sconcerto una dietro l’altra. Sulle porte del cinema sono affissi cartelli piuttosto eloquenti, ma l’aria perentoria della proprietaria del cane l’ha gettata in un irreversibile stato ansioso. Mi guarda, “che si fa?”, come se la cosa dipendesse da me. Faccio cenno di si con la testa e vengono lasciati passare. La ragazza non sorride, non ringrazia, forse segretamente sperava che il suo accompagnatore non socialmente accettabile l’avrebbe salvata da due ore di film ucraino interamente in linguaggio dei segni. Non sembra soddisfatta, forse per una volta il cane non è stato il migliore amico dell’uomo. “Come si chiama?” chiedo. “Rocco” mi risponde.
Il racconto dei racconti | Matteo Garrone fa un film in costume
Dopo le pubblicità di un paio di marche di automobili parte il trailer del nuovo film di Kate Winslet, una grossa produzione di cui non ricordo il titolo che sostanzialmente ricalca l’infallibile ricetta “povera ma talentuosa fanciulla conquista cuori altolocati”. Il tutto è ambientato nel seicento francese, alla corte di Luigi XIV, con profusioni di parrucche, cappelli, ombrellini, vestiti trionfali e orpelli vari. La mia amica si allunga verso di me e mi dice “certo che magari il film fa schifo, però i costumi sono proprio belli”.
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