Dopo le pubblicità di un paio di marche di automobili parte il trailer del nuovo film di Kate Winslet, una grossa produzione di cui non ricordo il titolo che sostanzialmente ricalca l’infallibile ricetta “povera ma talentuosa fanciulla conquista cuori altolocati”. Il tutto è ambientato nel seicento francese, alla corte di Luigi XIV, con profusioni di parrucche, cappelli, ombrellini, vestiti trionfali e orpelli vari. La mia amica si allunga verso di me e mi dice “certo che magari il film fa schifo, però i costumi sono proprio belli”.
Sto ancora lottando con la sensazione che in quella frase ci sia qualcosa di sbagliato quando partono i titoli di testa. Ci sono re e regine, draghi, incantesimi, inquietanti bambini biondi, giganti, funambuli, una serie di splendidi castelli (veri), un cast internazionale (!) e un attore italiano sulla via dell’oblio dopo un passato nella commedia toscana inaspettatamente riportato alla ribalta con un ruolo breve ma simpatico. Ci sono vecchie brutte e rugose che diventano splendide rosse, c’è Vincent Cassel nell’unico ruolo che ormai gli è concesso – quello dell’assatanato defloratore di vergini – e ogni tanto, proprio un attimo prima del taglio di scena, sembra quasi di cogliergli negli occhi un velo di tristezza, come a dire “sarei stato bravo anche come eroe, lo sapete? Uno di quelli che le principesse le salvano oltre che scoparle.”
Il film è molto lungo. Finisce e andiamo a fumare. La mia amica mi chiede se mi sia piaciuto e io le dico che era bello, anche se forse con poco cuore (escluso quello di drago). Lei replica decisa che si, forse è così, però i costumi erano notevoli davvero, così curati, con tutti quei ricami e quelle perline. “Già, proprio belli!” commenta un tizio che mi sembra di conoscere, anche se non riesco a mettere a fuoco perché.
E io ripenso a quando mia madre mi piazzò di fronte al televisore per vedere Via col vento alla tenera età di troppi pochi anni, incurante dell’ecatombe che mi stava propinando (niente film con roba che esplode e gente che si spara, ma vai con la Guerra di Secessione!) e ignara che la scena in cui la figlioletta di Rossella e Rhett muore cadendo da cavallo sarebbe stata alla base del mio sacro terrore per qualsiasi quadrupede più alto di un pony. Ripenso a quel momento, in cui centinaia di morti baionettati mi sono stati serviti in nome della bellezza dei film in costume, delle tende verdi Rossella, della cuffietta di Mami e delle uniformi sudiste.
Ripenso ai palinsesti di Pasqua, con i leoni, il Colosseo, le corse con le bighe e anche lì, litri di sangue inoculatimi prima dell’età della ragione con la scusa del peplum. Ripenso a tutte le volte che i miei genitori rincasavano la sera dopo la visione di qualche film il cui solo titolo mi induceva sbadigli olimpionici e commentavano “che bei costumi!”.
Ci siamo ripromessi che saremmo stati diversi, che certe cose non le avremmo fatte mai, non le avremmo nemmeno pensate, e invece eccoci qua. Garrone ha fatto un film in costume e insomma, il risultato è un po’ così così, ma che stoffe gente, che stoffe!

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