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Lo chiamavano Jeeg Robot | Cartoline dal foyer

7 Marzo 2016 di Francesca Corpaci

Cartolina n.I

Il 5 luglio del 1982, nello stadio Sarrià di Barcellona il pubblico attende con impazienza la partita che sembra destinata a segnare l’uscita dell’Italia dal mondiale. Già dalla metà di giugno, il Brasile di Santana infiamma i campi spagnoli con un gioco da applausi e un’infilata di fuoriclasse. Socrates, Zico, Falcão, solo per elencarne qualcuno. Nonostante l’impenetrabile difesa della selezione di Bearzot, il destino della squadra tricolore sembra segnato. “Italia vittima sacrificale di un Brasile semplicemente stellare”, scrivono i giornali. A sorpresa, invece, Rossi mette a segno una tripletta che rimarrà per sempre nella storia del calcio, garantendo all’Italia l’accesso alle semifinali. Sei giorni più tardi, dopo un 3-0 contro la Germania Ovest, la nazionale italiana alza al cielo la Coppa del Mondo.

Il 5 luglio del 1982 non ero ancora nata, ma mentre Luca Marinelli canta leziosamente “Ti stringerò” lasciandosi dietro una scia di ossa frantumate, mentre Claudio Santamaria veglia su Roma dalla cima del Colosseo, mentre assisto alla nascita del primo supereroe locale che niente ha da invidiare ai suoi cugini d’oltreoceano, perché neanche ci si paragona, e insomma mentre testimonio questa spettacolare e inattesa vittoria del cinema italiano, ecco, io credo di sentirmi come quelle migliaia di tifosi che, in un torrido pomeriggio d’estate, sono stati catapultati di colpo sul tetto del mondo.

Jeeg_gif

Cartolina n. II

Non vedevo un film con Santamaria dai tempi di Baciami ancora. Baciami ancora è il sequel de L’ultimo bacio (sic), un film che creava un’epica degli amori folli e dei cuori strappati, delle lacrime e dei coltelli. Il sequel parla invece delle cosiddette minestre riscaldate. Ebbene, in questo film Santamaria si esibisce in una scena che è ormai un cult per quanto è trash, o come direbbe Barbara D’urso, vagamente stizzita: c-a-m-p. È una scena di suicidio con tanto di vestaglia al vento e lampi e saette nel cielo (qualcosa che si pone tra Edgar Allan Poe e Renato Pozzetto) e a tutti era parso subito d’esser di fronte anche ad un suicidio a livello di carriera.

Ma aiutatemi ad esprimere una sorpresa.

Le buone notizie in effetti sono due: essendo morto nel film Baciami ancora, Santamaria non comparirà nel sequel del sequel – è una trilogia – annunciato da Muccino l’altro giorno a Cinecittà (Muccino, la cui ormai gigantesca mole era sorretta da due valletti e da un paio di stampelle, ha reso noto il nuovo titolo: Ok basta così, stavo scherzando. Il film vedrà sempre protagonisti Vittoria Puccini e Stefano Accorsi e la colonna sonora sarà ancora una volta di Jovanotti).

La seconda buona notizia è che questo nuovo film con Santamaria, Lo chiamavano Jeeg Robot, è una figata. Non sembra italiano eppure, al tempo stesso, il protagonista è di Tor Bella Monaca ed è tutto recitato in romanaccio. Il personaggio cattivo canta canzoni di Loredana Bertè come se non ci fosse un domani.

Il film parla che sul fondo del Tevere ci sono dei bidoni marci che ti danno i superpoteri. Ma che figata è? Ho già detto figata?

*

Cartoline dal foyer è stato scritto da Francesca Corpaci e Giovanni Ceccanti

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Postato in: Cartoline dal foyer Tag: claudio santamaria, gabriele mainetti, lo chiamavano jeeg robot, luca marinelli Fai un commento

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