di Marco Parracciani La strada per la spiaggia è piena di buche e dossi; entrambi gli ostacoli sono dati dal lavoro delle radici dei pini che, sotto l’asfalto, cercano di trovare il loro posto. La sequenza che mi trovo davanti è buca-dosso-dosso-buca-dosso, e con la bici sfreccio facendo lo slalom fra le asperità del terreno.
Lo chiamavano Jeeg Robot | Cartoline dal foyer
Cartolina n.I Il 5 luglio del 1982, nello stadio Sarrià di Barcellona il pubblico attende con impazienza la partita che sembra destinata a segnare l’uscita dell’Italia dal mondiale. Già dalla metà di giugno, il Brasile di Santana infiamma i campi spagnoli con un gioco da applausi e un’infilata di fuoriclasse. Socrates, Zico, Falcão, solo per elencarne qualcuno. Nonostante l’impenetrabile difesa della selezione di Bearzot, il destino della squadra tricolore sembra segnato. “Italia vittima sacrificale di un Brasile semplicemente stellare”, scrivono i giornali. A sorpresa, invece, Rossi mette a segno una tripletta che rimarrà per sempre nella storia del calcio, garantendo all’Italia l’accesso alle semifinali. Sei giorni più tardi, dopo un 3-0 contro la Germania Ovest, la nazionale italiana alza al cielo la Coppa del Mondo.

