Che cosa sai, dimmi, del poeta Pablo Neruda? In una gelida sera di dicembre, anno 1971, un cileno calvo, grasso e probabilmente già malato di cancro alla prostata, compare di fronte all’Accademia di Svezia (motto: “talento e gusto”) per pronunciare il discorso con cui accetta ufficialmente il premio Nobel.
Pastorale Americana | Tutto fumo
di Matthew Licht Un sogno dello scrittore sarebbe di vendere diritti di libri per fare film. J. D. Salinger non permise al giovane Holden di partire per Hollywood a farsi sputtanare. Baricco plagia Holden in una scuola di scrittura, e ora disapprova il Nobel di Bob Dylan.
Lumiere! L’invenzione del cinematografo | Storia dei fratelli gif
1. Il film Lumiere! L’invenzione del cinematografo afferma, tra le righe, che coi fratelli Lumiere inizia e finisce la storia del cinema. Che in un certo senso tutti i film sono già stati girati, che il possibile è racchiuso nell’inizio. Una cosetta così, da niente. Per dimostrare questo, che a pensarci un attimo è certamente vero, i registi del documentario avrebbero potuto confrontare scene originali dei Lumiere con scene dei successivi classici del cinema (penso ad esempio a una scena girata su una mongolfiera, che è sputata a una successiva di Fellini), così avrebbero provato agilmente la scoperta clamorosa: la storia del cinema inizia e finisce coi Lumiere.
Millennium Mambo | Lupi nella notte
C’è questo, stasera: siamo un branco di lupi silenziosi che corrono verso un qualche altrove. Inebriati dalla nostra bellezza, pronti a bruciare per illuminare la notte.
Inferno | Cronache dal set (1)
Come da contratto stipulato con la Toro Media S.r.L., il mio ruolo, durante le riprese fiorentine del film Inferno, era quello di gestire un gruppo di comparse che oscillava tra le 15 e le 50. “Gestire” significava per lo più ammazzare il tempo in qualche modo, raccontarsi aneddoti su cosa aveva visto chi – la nuca di Tom Hanks, le falangi di Ron Howard, i lobi di Felicity Jones – per trovarsi a pendere dalle labbra di chi aveva avuto la fortuna di fare una scena vicino ai protagonisti, di ripetere lo stesso ciak venti, trenta volte in compagnia delle star. Di questi racconti ascoltavamo inebetiti i particolari più irrilevanti: “e poi mi è passato vicino”, “non pensavo che fosse così grasso”, “a un certo punto ha scoreggiato”. La magia del cinema ci aveva letteralmente irretito.
La teoria svedese dell’amore | Chi fa da sé fa per té
di Chiara Bonsanti La teoria svedese dell’amore. La teoria dell’amore sugli svedesi. La svedese in teoria è un amore. Insomma cioè, l’educazione sessuale di quei porci degli svedesi Andare al cinema è una di quelle cose che si dovrebbero fare da soli. Andare al cinema è una di quelle cose che si dovrebbero fare da soli ma che poi alla fine ci si va sempre in compagnia. Insomma è una di quelle cose che si dovrebbe fare da soli, di solito ci si va in compagnia, ma poi può anche capitare ogni tanto, invece, di andarci da soli.
Making a murderer | Steve Avery come in un romanzo di Kafka
Chi vorrebbe essere Steven Avery? Forse solo un personaggio di Kafka alla ricerca di una concrezione dal piano delle idee a quello della realtà. Sì perché Steve Avery non solo esiste realmente, ma la sua storia sembra un romanzo distopico tra i più angoscianti: non c’è niente di peggio che vedere realizzarsi le profezie di un provocatore fantasioso.
L’ultima Orazione | Intervista a Gustav Baldassini, regista
Gustav Baldassini, regista fiorentino che sta ottenendo con il suo cortometraggio ottimi risultati in giro per i Festival italiani, ci ha dato appuntamento per una chiacchierata al High Bar, nel quartiere San Niccolò di Firenze. Ecco com’è andata.
Heart of a dog | Alcune considerazioni su un fatto veramente strano
C’è quella cosa che dicono tutti, quando prendono un cane. Quella specie di elegia della razza da cui, i soggetti depositari del ruolo padronale, proprio non riescono a esimersi. Dicono: “Non è meraviglioso? È un setter irlandese/pastore bernese/lupo cecoslovacco! I veterinari dicono che sono animali intelligentissimi/affettuosissimi/fedelissimi!”. Ogni volta che sento qualcuno lanciarsi in questo genere di conversazione, non riesco a fare a meno di pensare a come risulterebbero le stesse frasi se applicate a cuccioli di un’altra specie. Quella umana, per esempio. “Non è meraviglioso? È norvegese purissimo!”, annuncerebbero fieri i genitori, “Puzzano un po’ di merluzzo, ma ho letto su internet che non si ammalano mai!”. Oppure: “Visto che roba? Giappone misto Nordafrica, un incrocio raffinatissimo. Quando crescono tendono a manifestare qualche crisi di identità, ma l’addestratore ci ha detto che se prese per tempo non sono niente di preoccupante”.
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