Gustav Baldassini, regista fiorentino che sta ottenendo con il suo cortometraggio ottimi risultati in giro per i Festival italiani, ci ha dato appuntamento per una chiacchierata al High Bar, nel quartiere San Niccolò di Firenze. Ecco com’è andata.
S.L. : «Ciao Gustav, partiamo subito con la prima domanda molto stile In Fuga dalla Bocciofila»
G.B. : «Aiuto…»
S.L. : «Dunque, avevi fatto dei corti, ma questo è in un certo senso il tuo esordio alla regia. O no? Se sì, ti sembra che la prima volta dietro alla telecamera sia come la prima volta a letto? Ti senti alleggerito ora che l’hai fatto?»
G.B. : «Sì, questo è senz’altro il mio esordio. Avevo fatto altri due corti per così dire strutturati come prove di ingresso per una scuola di cinema di Berlino, ma in quei casi il tema non lo avevo scelto io. Mentre in questo caso ho scelto tutto. E poi sì, direi che sono d’accordo con la tua metafora, c’è questa ansia da prestazione quando si deve esordire, sopratutto nel mostrarsi nudi di fronte a persone che ti conoscono. Poi una volta che si è fatto si tira un sospiro di sollievo ed è andata»
S.L. : «Domanda a bruciapelo. Quanto ti piace il tuo film? Che voto gli dai?»
G.B. : «Difficile rispondere. Sono di solito molto severo con le cose che faccio, e anche con questo film lo sono stato, lo sono. Gli do un’abbondante sufficienza, ma visti anche i risultati che il film sta ottenendo, posso dirmi più che soddisfatto, anzi mi fa capire che spesso sono anche troppo severo con me stesso (Sorride). Durante le fasi intermedie del film non ero pienamente soddisfatto, non pienamente. Ma adesso devo dire di sì. Invece ho sempre creduto fortemente nella sceneggiatura»
S.L. : «Com’è stato dirigere un attore che è stato diretto anche da Garrone (Salvatore Cantalupo, in Gomorra, N.d.A.)»
G.B. : «Per me… è stato estremamente semplice! (Ride). Forse perché c’era già passato Garrone… Con Salvatore Cantalupo c’è stata sintonia fin da subito. Ha capito in un attimo la sceneggiatura. Ci siamo visti una prima volta a Napoli per un caffè, pochi chiarimenti e lui ha capito cosa cercavo. Una seconda chiacchierata, una prova e poi abbiamo girato. Credo che ci siamo trovati bene anche perché lui era la mia prima scelta, l’attore su cui è stato immaginato il personaggio. Il ruolo gli era stato “cucito” letteralmente addosso, per tornare a Garrone»
S.L. : «Domanda tecnica, in una piccola produzione come è questa, come si fa a trovare delle bare? Come hai fatto? Hai telefonato te personalmente?»
G.B. : «Sì, sì, ho chiamato varie ditte e alla fine una delle più grandi di Firenze, o forse la più grande in assoluto, Ofisa, si è mostrata disponibile. Ha voluto leggere la sceneggiatura, gli è piaciuto il progetto ed è diventato a tutti gli effetti un nostro sponsor, mettendoci a disposizione anche l’auto e i portantini. Mentre per restare in tema, è stato molto più difficile trovare le chiese. Se ci fai caso, nella seconda orazione, abbiamo girato in un cimitero, cosa non usuale per un funerale italiano, ma americanizzarlo è stato un modo per risolvere il problema di trovare location adatte»
S.L. : «Ci dici qualcosa su Firenze, sulla tua città? Com’è questa città per un ragazzo vuol fare il regista?»
G.B. : «Penso sia un ottimo posto dove affinare una tecnica e preparare un esordio. C’è scambio culturale, ci sono tante persone che si occupano di cinema e video, e poi il pubblico stesso è stimolante: i fiorentini sono esigenti, ma anche molto critici.
Poi penso che se si vuol crescere si deve andare, è normale, il rischio di Firenze è di sviluppare un linguaggio e delle tematiche autoreferenziali. Poi, tornando alla proiezione dell’altra sera (presso il cinema Alfieri, strapieno, N.d.A.), Firenze è una piazza difficile, giocare in casa è a volte più complesso che in trasferta»
S.L. : «Penultima domanda: questa te l’ha voluta fare il più bello di In fuga dalla bocciofila, che vorrebbe sapere se il tuo aspetto fisico, il fatto che tu sia un bel ragazzo, ti abbia aiutato o svantaggiato nel tuo essere un regista. Non mi assumo le responsabilità di questa domanda, rifattela con Ferruccio, ok?»
G.B. : «Ahaha, ok. Ti dico che anche la presentatrice del Salento (Salento International Film festival, dove L’ultima orazione ha vinto, N.d.A.) mi ha fatto questa domanda, se ti può rincuorare. Siamo nell’era del packaging, di cui molto si parla nel film, dell’apparire e dell’essere, la custodia dell’iphone che vale più dell’iphone, insomma mi è difficile dare una risposta perché il tema è ampio, ma una risposta in un certo senso è data nel film.
Non lo so, comunque la speranza è che no, che non mi abbia aiutato. E comunque in tanti casi, nella maggioranza assoluta, le persone a cui ho proposto o fatto leggere la sceneggiatura si sono rapportati prima al testo e poi hanno visto me. Ringrazio comunque Ferruccio che con la sua domanda mi ha mandato in paranoia»
S.L. : «Ultima domanda Gustav, anzi prima una non-domanda, una parentesi. Ci hai detto che domani parti per Napoli, vai a un altro festival. Ci dici prima come andrà domani la tua giornata di regista ospite di un festival? Facci essere un po’ invidiosi dai»
G.B. : «In verità la proiezione è dopo domani. Domani vado a Napoli ad aiutare il mio amico che mi ospiterà per dormire, e io lo aiuto a fare un trasloco (Ride)! Poi venerdì c’è la proiezione del mio lavoro e la sera assisterò anche alla presentazione dell’ultimo film di Cantalupo, presentato in concorso a Venezia, Le ultime cose»
S.L. : «Ci sembra un buon programma. Allora ecco l’ultimissima domanda, che è la più bella di tutte le nostre domande, e te la fa Francesca Corpaci. Te la senti di dire un’orazione per il tuo stesso funerale?»
G.B. : «Aiuto…Non so, ecco, forse me la farei scrivere da Giorgio (il protagonista del film N.d.A.)… me la posso cavare così?»
S.L. : «Mm… Insomma ci tocca chiedere a Cantalupo?»
G.B. : «Sai, visto l’argomento, ho pensato in questo periodo se faccio un incidente e muoio, beh sembrerebbe quasi, insomma visto il tema, ogni orazione su di me potrebbe suonare una farsa…»
S.L. : «Si incappa nel paradosso del mentitore…»
G.B. : «Sì, forse la cosa migliore, sarebbe il silenzio»
S.L. : «Gustav, grazie dell’intervista. Ah, ma una cosa: te dormi la notte? Sei tranquillo, dico in generale?»
G.B. : «(Sorride) No, non dormo tanto la notte»
S.L. : «Allora alla prossima»



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