di Mariachiara Ingrassia «Ma lo sai che ieri sera ho visto nientepopodimeno che Claudia Cardinale. Alla Focacceria di San Francesco. Te lo giuro. Era al tavolo con altra gente, all’ultimo piano, quello dei ricchi». «Mamma mia, quant’era bella quando faceva Angelica? Che viso! Ora sarà vecchissima». «In decadenza, come tutto».
Arrivano i prof | Arrivo, ma in ritardo
di Clara Galletti Non ho mai voluto fare l’insegnante. Da piccola ho ripudiato la scuola e da grande ho trovato la pedagogia troppo noiosa. Non avevo la vocazione e non sentivo nessuna missione se non quella della stipendio, del resto mi importava poco. Ho accettato l’incarico solo perché la mia vita si era stagnata, era rimasta troppo uguale per troppo tempo e avevo bisogno di un cambiamento. Facendo i conti con la realtà ho invece sperimentato che se modifichi l’impostazione della sveglia, mandi automaticamente all’aria la routine di tutta la settimana. Inizi spostando un quadratino dalla tabella di marcia e finisci per rivedere tutto lo schema. Un cambiamento provoca un cambiamento che provoca un cambiamento che provoca un cambiamento e avanti così per tutte le tessere del domino. E le cose sono cambiate così tanto che dopo una vita passata dietro al banco, sono finita a stare dietro la cattedra. Il posto è più scomodo di quanto credessi ed io non riesco a sedermici. Passo le ore a contorcermi e a cambiare posizione, ma non riesco a stare comoda. Non so stare composta e dovrei rimproverare i ragazzi che si allungano sul banco o si dondolano sulla sedia? Dovrei insegnare ai ragazzi che la scuola è il luogo sacro della cultura e merita il rispetto della postura corretta. Vorrei dirgli che devono imparare a stare dritti e a rimanere composti, non per farmi un piacere ma per lasciare che sia lo studio a modellarli. Gli curverà le schiene sulla scrivania, gli intorpidirà le gambe ferme sotto la sedia, gli stancherà la vista, gli arrossirà i gomiti che reggeranno la testa. Qualcuno si lascerà forgiare, qualcun altro opporrà resistenza ma tutti sentiranno questa forza e la colmeranno di ricordi. È questo ciò che penso mentre aspetto che inizi il colloquio con i genitori. Poi entra la mamma di M.P. e i miei pensieri si fermano. Parliamo dell’alunna, del rendimento scolastico, del comportamento, delle assenze. La madre mi interrompe: “mia figlia parla sempre di lei, la adora”. Il mio corpo, invece di rispondere con la voce, preferisce sudare. E sudo lasciando quell’alone bagnato sotto le ascelle che mi fa sentire chiaramente a disagio. Perché? Perché per la prima volta da quando mi chiamano prof. mi ritrovo a smuovere quel masso di apatia e depressione che avevo gettato sul lavoro e a pensare che forse la scuola si merita una seconda possibilità.
Cargo | Conforme
di Carlo Benedetti Finalmente sei un’insegnante.
Ella & John | Nostalgia canaglia
di M. R. Ella e John nel 2016 vogliono rievocare la loro gioventù perduta: girano in camper ascoltando Bob Dylan e Janis Joplin, viaggiano per andare a visitare la casa di Hemingway. Durante il tragitto sostano in campeggi e parchi a tema, riguardano le foto dei figli e degli amici, cercano di trattenere i ricordi che via via stanno scomparendo. Ella e John sono vecchi, hanno passato da un po’ i settanta entrambi. E gli anziani si sa, sono nostalgici per definizione, non hanno che il passato.
Kaboom | Della stilizzazione
di Andrea Zandomeneghi Il manifesto della stilizzazione è Kaboom di Gregg Araki. Una commediola adolescenziale dalle tematiche scontatissime: pansessualità, sostanze stupefacenti, società segrete, poteri sovrannaturali, college. Una commediola del cazzo ma interessante perché c’è la chiave di volta lampante, il tratto peculiare, della stilizzazione: la riqualificazione dello stereotipo di genere (solo nei prodotti di genere c’è la pura stilizzazione) grazie al «salvagente della forma» – Natalino Irti torna comodo nei momenti più inaspettati, elabora questa roba interpretativa in riferimento al nichilismo giuridico contemporaneo; però poi la puoi applicare nei più disparati ambiti.
Tokyo Idols | Livello noia base
di Carlo Benedetti
Isle of Dogs | Sulla Isle of Dogs
di Andrea Caciagli
Loro | Bello quanto è bello il film e cioè 2 su 10 e con questo il discorso è chiuso signori miei
In un giorno di 25 aprile ero stato al parco per la festa della Liberazione e lì avevo incontrato Abdullah di Tuscolano 900 che mi aveva detto abbello vai alla Snai e punta tutto su Cavallo Sanguinolento in terza che sbanchi. Abdullah, avevo risposto io, ma che sbanco? In tasca c’ho solo un euro. E vabbè: sta 8 a 1. Armeno ce vai al cimene a vede Berlusconi, dopo. Chi? Berlusconi, ci ha fatto er film Sorrentino. Ah. Fidete.
Annientamento | di una magnolia in Piazza Beccaria
di Carlo Benedetti La bellezza della magnolia di Piazza Beccaria è imbarazzante: quei rosa pastello, la quantità di petali carnosi, i boccioli che puntano al cielo. È impossibile passarci accanto senza un sottile senso di colpa nascosto sotto gli sguardi ammirati. La magnolia di Piazza Beccaria è terribile come sono terribili gli orsi o i leoni. Ogni anno ti sorprende fiorendo quando ancora tu speravi fosse pieno inverno, che ci fosse ancora tutto il tempo prima di dover fare i conti con il caldo, le magliette corte, le vacanze. Un altro anno passato, l’ennesimo compleanno, la speranza esausta. I matrimoni degli altri, i figli degli altri, gli amori degli altri.
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