di Raffaele Calvanese Top five delle canzoni da trasloco: Dimmelo tu cos’è di Antonello Venditti, immancabile. Trasloco di Sergio Endrigo. Casa mia dei Timoria, che fa anche rima. Wherever i lay my hat di Paul Young e Amore ai tempi dell’Ikea de Lo stato Sociale.
Cinemini | L’estasi di essere a Parigi e di amare i film PT 2: Il cinema Luxour
di Viola V. Giacalone Quella sera al bar abbiamo fatto tardi.
IT (1991) | Sulla paura (del suo remake)
di Enrica Fei Nel lontano 1992 giocavo a nascondino col mio amico immaginario Giuseppe (anche se invisibile, vinceva sempre lui). Dal mio nascondiglio dietro la porta, origliavo la conversazione segreta dei miei genitori. Giuseppe aveva vinto e urlava come un pazzo: “Tana libera tutti!!!”. Portandomi il mignolino alla bocca, lo rimproverai con lo sguardo severamente. “Pare che ci sia IT stasera sulla RAI”, diceva mia madre a mio padre. “Starò attento a tenere Enrica lontana dalla televisione, l’ho visto al cinema e mi ha fatto paura davvero”, rispondeva lui. Il “mi ha fatto paura davvero” me lo sono inventato: non ricordo cosa disse, ma quali che siano state le sue parole, furono potenti abbastanza da farmi sgattaiolare di nascosto per godere del film proibito.
Cinemini | L’estasi di essere a Parigi e di amare i film PT 1: La Filmothèque du quartier latin
di Viola V. Giacalone L’estasi di essere a Parigi e di amare i film!
Riflessi sulla pelle | Estati lontane, sempre presenti
di Roberto Donati
Suspiria o delle pretese
di Francesco Quatraro “A salutare chi per un poco Senza pretese senza pretese portò l’amore nel paese”
Le Champo, Tinder date andati male e il disprezzo (quello di Godard e il mio)
di Viola V. Giacalone Qualche giorno fa discutevo con la mia amica Xin a proposito di Tinder. Da quando vive a Parigi, ha avuto due “date”: il primo con un ragazzo amante del BDSM (che ancora non ho capito cosa significhi) con cui è andata male; il secondo con un ragazzo con cui non è andata molto bene, ma le ha comunque chiesto di dare da mangiare al suo gatto mentre era via per lavoro.
Dolor y gloria | Il vortice
di Marco Parracciani C’è uno che conosco, tale Antonio B. (non metto il cognome per proteggere la sua privacy. Comunque non fa l’attore e non è nato a Málaga nel 1960, ma ha sui 35 anni e abita poco sotto Marradi), che l’altro giorno mi ha raccontato che non se la sta passando per niente bene.
Noi | Incontro
di Marco Renzi I Un giorno mi persi al mercato rionale; ero con mia nonna, e lei si era fermata un secondo a tastare le arance al banco della frutta. Un cinese con l’ombrellino in capo catturò la mia attenzione: vendeva accendini luminosi e altre chincaglierie. Mi stavo avvicinando a lui: avrei voluto chiedergli se oltre agli accendini vendesse anche i Power Rangers o le Tartarughe Ninja, ma qualcos’altro mi distrasse. Davanti a me c’era un bambino che mi somigliava parecchio; anzi, a guardarlo bene era tale e quale a me: aveva solo i capelli più lunghi e sudici, indossava una maglietta stinta con la scritta Messico86 e si scaccolava furiosamente.
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