In bilico sul crinale dell’anno nuovo, come sempre quasi in ritardo ma ancora puntuali per un soffio, per non sentirci esclusi dalla deliziosa febbre del tirare le fila ecco qui la lista dei 10 migliori film del 2014, secondo noi. Si, sono quasi tutti americani, e si, evidentemente siamo vittime consapevoli del dilagante amore per il pop. Che ci vogliamo fare? D’altra parte la nostra generazione è cresciuta ascoltando i Nirvana e i Pavement, non c’era via di scampo. Buon anno a tutti, che il vostro 2015 sia un po’meno disastroso del 2014. E se non lo sarà, ci rimane sempre il cinema. La Bocciofila
L’amore bugiardo – Gone girl | Livelli
Lui aspira una sigaretta di marca mai vista, e espira una nuvola di fumo sopra la testa di lei. Lei chi? Un’argentina, capitata là chissà come, amica di un’amica. «No», dice lui, «il film non mi interessava. Si parlava di media, capisci, di come certi programmi televisivi deformino le realtà, creino delle narrazioni, capisci: è qualcosa che a me non interessa». Aspira e espira ancora una boccata, lei è pronta a ricevere la nuvola di fumo dritta in faccia, ma ancora una volta, lui la risputa sopra di lei. «Sì, capisci, quando una persona vive lontano da certe dinamiche, vive ad altre latitudini, questo argomento passa naturalmente in secondo piano. Capisci bellina, la vita a volte si guarda, a volte si vive. E comunque ultimamente riesco a vedere solo film francesi».
Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti | Reincarnazione
Sostengono i mistici orientali che se fai schifo nella prossima vita sarai cacca. Meritocrazia? No, reincarnazione. Che poi magari essere capra o cane di piazza Alameda non è per forza una punizione. Anzi, per nulla. Però sembra questo.
Yes Man | Volere il niente piuttosto che non volere
Jim Carrey, un amico, un padre per tutti noi. Di più: un modello.
Interstellar | Un trattato a quattro, no, no, volevo dire otto… sedici… diciotto mani!
I pezzi sono stati inseriti secondo un relativo ordine temporale relativo al tempo in cui sono stati scritti.
Ritorno a l’Avana | Differenziare
Tornato a casa dopo il film sono andato a riprendere dal cestino il giornale che avevo buttato via giorni fa, perché mi ricordavo che se ne parlava. Del film intendo. E’ passato Lapo e mi ha trovato là così, con i fogli tutti spiegazzati in mano, mezzi rotti, accartocciati: – Mbé, che fai? Leggi le notizie? Non si era accorto di niente, che il giornale era quello vecchio, che lo tenevo in mano ma gli occhi erano immobili. Era stanco Lapo, e quando è stanco gli vengono le rughe in fronte, longitudinalmente, ma solo quando è stanco. Ne aveva moltissime.
Boyhood | Autosfiction
A intervalli regolari loro hanno continuato a incontrarsi, all’inizio lui non era che un bambinetto! Oggi quel bambino è quasi un uomo. Ma anche lui a riguardarsi indietro, guarda all’epoca che pellina intorno agli occhi! Non una mezza zampa di gallina. Ogni tre quattro anni lo chiamavano dall’ufficio di produzione e gli dicevano: – Ehi Ethan, come sei messo nel fine settimana? Ci sarebbe da fare due riprese a Austin. – Vai, non ti preoccupare, non c’ho un cazzo per le mani, passa il tempo e te non ci fai caso, se non fosse per questi film, eh? – Eh già Ethan, ma su di te il tempo scivola, c’hai una pellina, eh? – Già. Mi curo molto, uso delle creme. – Ah sì, creme? – Creme per il contorno occhi. – Capisco. Nivea? – No, macché, roba costosissima. – Capito.
Snowpiercer | Treni e ippodromi
Nel futuro, non chiarissimo il motivo, tutto sarà congelato e l’umanità sopravvissuta, alla glaciazione, vivrà su di un treno che si auto-alimenta e muove intorno alla terra ghiacciata perpetuamente. Così Nenad Tomovic guida la rivolta di quelli che stanno in terza classe contro quelli che stanno in prima, poiché non hanno le prese per i computer e il cibo non è buono. Il film rasenta l’inguardabile, ma forse riesce miracolosamente a salvarsi. Secondo me. A Lapo ha fatto schifo, mentre Lorenzino lo salva.
Enter the void | At the Indicatore
Come si diceva in un film italiano della mia generazione che ci piacque molto e che poi dovemmo totalmente abiurare, Enter the Void si spiega tutto nei primi dieci minuti, titoli di testa compresi. Così che i restanti cento-quaranta-quattro minuti saranno i più inutili della storia del cinema. Che poi voglio dire quando mai l’utilità di un film è stato indice di un film?
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