di Rebecca Moore Io l’ho vista, sul ciglio della strada. E ho capito subito chi era e perché è potuto succedere quello che è successo. Non capita a tutti una cosa così. Se ne stava lì con un impermeabile abbottonato e le sue belle scarpe, non faceva niente, ogni tanto camminava su e giù, ma non faceva niente. Non piangeva, non si disperava. A un certo punto è arrivata sua figlia, e i vicini, e poi è arrivato anche suo marito, con un cane al guinzaglio. E il cane piangeva, non smetteva di guaire, mentre noi tutti non piangevamo e tantomeno lei. Questo cane a un certo punto l’hanno portato via, per fortuna si sono resi conto di quanto fosse inopportuno.
La ricompensa del gatto | Una cena fra amici
Mentre tutti ridevano, ubriachi quel po’ che basta per smussare gli spigoli e sciogliere la lingua, lei giocava a riconoscere la solitudine: “sono sola”, pensava, “nessuno vuole davvero che io rimanga”. Aveva imparato che a volte il vino aiutava, a volte era peggio: non c’era modo di saperlo in anticipo. Stare bene era sentire la solitudine come un dolore ad una gamba, qualcosa di esterno da osservare, un livido di cui non si ha colpa. Stare male, invece, era credere alla solitudine, farsi portare sempre più lontano, dove non c’era nulla se non la voglia di dormire e guardare video di gattini per pomeriggi interi. Gattini che saltano, cadono dalle scale, gattini che si arrampicano su per delle grondaie e non sanno scendere, gattini addormentati.
Adolescence | Che vuoi che dica
Signorinella, le aveva detto la prima volta sua madre, l’assorbente sporco bisogna arrotolarlo nella carta prima di buttarlo nel bidone. Aveva usato un tono deciso ma era una frase di cui non conosceva il senso perché non sapeva a chi appartenesse. Non era un’idea originale di sua madre e nemmeno della madre di sua madre, né tantomeno delle madri precedenti, tutte partorite per ordine, una pari l’altra a ripetere quel monito senza padrona, allungando la testa in avanti, piegando il sopracciglio, sgranando l’occhio come chi insegna e conosce le cose che stanno così da sempre, da prima ancora che la madre biblica, la primissima, Eva, la madre di ogni madre, nascesse e imparasse a sanguinare e a buttare via l’assorbente come si deve.
Follemente | Redenzione e Riparazione
di Luca Giommoni L’uso del gas o delle pillole era fuori discussione. Non glielo avrebbero lasciato fare. La Normativa vietava metodi dolorosi, incivili e dissipativi. Allora aveva valutato l’altezza del balcone e la resistenza della trave del soffitto: troppo basso, troppo fragile.
No Other Land | « Che siano maledetti »
23.11.2022 Masafer Yatta, scuola elementare
Ainda Estou Aqui | Prodotto N° 1
«Beh se ci pensi anche noi abbiamo alimentato il mercato delle merendine. Probabilmente abbiamo anche lavorato per Nestlé, è incredibile pensarci oggi, no?» «Non credo che abbiamo lavorato per la Nestlé, credo fossero soprattutto imitazioni delle merendine famose» «Secondo me invece il nostro compito, se lo avessimo preso seriamente, stava proprio nel dire se la merendina famosa e la sua imitazione fossero distinguibili tra loro» «Ma se arrivavano pacchi di “prodotto senza nome” che erano paleselente delle Fieste o dei Kinder Bueno» «No, se ben ti ricordi i prodotti misteriosi senza nome avevano dei numeri sopra e tu dovevi, secondo una tabella, mangiare i prodotti n°1, 2, 3 e dire qual era meglio, qual’era più dolce, più gustoso, se durante la settimana di prodotto n°2 avevi sentito la mancanza di prodotto n°1, eccetera» «Non mi ricordo di aver mai seguito la tabella» «No, ma probabilmente stavi lavorando -male- per Esselunga che voleva sapere se la sua finta Fiesta era credibile, o per Ferrero che voleva sapere quanto le finte Fieste si avvicinassero all’originale» «Ricordo che c’erano delle ovvie Girelle e non capisco perchè adesso tu voglia prenderti la colpa dell’obesità infantile dilagante o dei bambini che Nestlè asseta in Africa» «Non voglio prendermela, sto solo dicendo che in qualche modo siamo stati dentro il sistema merendine. Io ho sicuramente alimentato il mercato facendo quella pubblicità alla macchina che faceva gli ovetti di cioccolata, ti ricordi?» «Sì, certo, e ci sei rimasta malissimo che la cioccolata fosse tutta di gesso» «Già. Pensi che quel mio fidanzato che faceva i mattoni in cartongesso nei film d’azione potrebbe aver lavorato alla cioccolata di quella pubblicità?» «Penso che sarebbe una cosa veramente inquietante, avevi sei anni» «Beh, i conti tornano. Io però non ero molto carina in quel momento della mia infanzia, infatti hanno usato solo le mani. Tu invece eri adorabile» «Io ho fatto i Gormiti, ma il Furby è stata l’esperienza migliore» «Tu eri veramente molto più carino e simpatico di me, avevi già questi occhi enormi e ridevi sempre. Il mio sogno era fare le Lelly Kelly… » «Però tu hai fatto la cosa di Topolino» «Sì, questa cosa di Topolino l’ho usata per rimorchiare un sacco di volte» «Funziona?» «A volte si, a volte no» «Certo che sicuramente funziona meglio dire “io recensivo Topolino” che “io pubblicizzavo i Gormiti”» «Non so, secondo me i Gormiti attirano gente più sana. Che… leggi
Lilith | Eugene e Eugene
Il 30 gennaio del ’48 tutto il mondo parlava della morte di un ometto mezzo nudo che stava facendo lo sciopero della fame per convincere il suo governo a pagare una cospicua somma di denaro a un altro governo e evitare così la guerra. L’ometto mezzo nudo ce la fece, la guerra non scoppiò e lui si poté finalmente bere una spremuta d’arancia.
Cent’anni di solitudine | Carico mentale
Borraccia, tovaglietta, fazzoletti. «Emma vuoi portare un libro a scuola o chiudo lo zaino?» Antiscivolo per la ginnastica, maglietta di ricambio, salviette. Cazzo mi sono scordata di pulire le scarpe. Vabbè andranno in giardino anche oggi. «Emma metti le scarpe!» Borsa, chiavi. «Emma metti le scarpe che è tardissimo e chiudono il cancello, dai!» Telefono, portafoglio. «Chi mette il giubbotto per primo vince. Pronti partenza via». Devo comprare Tachipirina, Brufen, Betadine, Tachipirina, Brufen, Betadine. Oddio se sento dire mamma un’altra volta. «Emma stai sul marciapiede». Ho messo il deodorante? «Attenta alla cacca del cane, non metterci il piede sopra». Mi devo ricordare di mandare le fatture alla commercialista appena arrivo in ufficio. Ho svuotato l’asciugatrice? Quand’è che scade il prestito della biblioteca? «Pronto babbo, ti chiamo dopo sto portando Emma a scuola». Per venerdì 15 marzo è stato indetto dalla sigla sindacale CSLE uno sciopero generale del personale educativo docente e non docente – dovrò chiedere un altro giorno di smart working. «Divertiti amore, aspetta vieni qui voglio darti un bacio grande». Chiavi della bici, guanti. Ma che cazzo ho in tasca? Ah, i gusci di lumaca. Dai solo quindici minuti di ritardo oggi. «Buongiorno». Ci sono 16 nuove e-mail. 5 task scadono oggi. 2 riunioni. Cristo che capelli di merda. Gentilissimi, in allegato copia di cortesia della fattura in oggetto. Saluti. Promemoria: chiamare pediatra 8-10. Occupato. Messaggio. Buongiorno dottoressa, dovrei prendere appuntamento per la visita di controllo di mia figlia Emma (ha compiuto 4 anni il 5 gennaio). Se preferisce ci sentiamo telefonicamente, grazie. La casa è esplosa. Devo assolutamente pulire casa. Le uova? Ecco il riepilogo dei documenti caricati sul fascicolo aziendale.
Il colpo | Il respiro dei marines
Giorgio arrivò al deposito quando fuori era ancora buio. Lo smartwatch segnava le 5:58 e un battito cardiaco di 80 bpm. Evitò la macchinetta del caffè e i colleghi del primo turno che chiacchieravano prima di iniziare. Andò dritto in postazione, infilò lo zaino sotto il casellario e iniziò a lavorare.
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