Molti anni mi separano dai singolari eventi che dopo un lungo oblio ho deciso di raccontare. Talmente tanti ne sono passati che quando al mattino mi guardo allo specchio fatico a credere che io sia lo stesso di allora. Avevo vent’anni quando fui assunto come commesso apprendista in una delle molte librerie che ancora a quel tempo si trovavano in città. Ma quella in cui trovai impiego, tramite la raccomandazione di uno zio acquisito, non era una libreria qualsiasi. Era la libreria. Situata in un antico palazzo del centro storico, si sviluppava su tre piani e conteneva un numero sbalorditivo di volumi, al punto che il suo prestigio non aveva uguali in città e poteva competere con qualsiasi libreria al mondo.
The Whale | Il tempo della carne e il tempo della parola
Eppure c’è stato un tempo in cui il mio corpo era attraente. Le mie curve simbolo di armonia e magnificenza. La mia carne, nutrita dagli eccessi, era voluttuosa e sensuale, era erotismo dell’abbondanza.
Teletubbies | Io, Tinky-Winky
Il nuovo cinema Astra e altre storie e altre sale
di Viola Valery
Gli spiriti dell’isola | Uscita di scena in pieno giorno
La casa è un processo continuo di separazione e riorganizzazione, uno spoglio perenne di ciò che sarà conservato o bandito. Nel disporre le cose al loro posto, anche attraverso composizioni disordinate, alcuni oggetti smettono di contenere memoria: non sopravvivono a chi li ha posseduti.
L’isola degli spiriti | Ma tutto questo Alice non lo sa
Essi Vivono ST02, ep10 di Giovanni Marco Maggio
Il primo giorno della mia vita | Beati gli ultimi
di Luca Giommoni In seguito si sarebbe fissata con le radici di liquirizia, il costruire case di paglia, Mike Bongiorno, tutti i luoghi che avrebbero meritato un’altalena, la slam poetry, ma adesso ce l’aveva con un passo del vangelo secondo Matteo: “Beati gli ultimi perché saranno i primi”. Ma chi erano questi ultimi? pensava Zelda.
Aftersun | Un processo
Tornai da quei due mesi a Londra che avevo perso quattro chili. Non avevo una buona cera. Il colpo di grazia lo diedero i tre giorni finali a Amsterdam. Ricordo che c’era un autobus diretto che partiva da Victoria Station, all’alba. Amsterdam per finire in bellezza, spendere gli ultimi soldi rimasti: perché mai riportarli indietro? Tornai in Italia emaciato, il che era anche previsto, ma più emaciato di quanto preventivato, e mio padre mi propose, ma forse non si trattò di una vera proposta, di andare in campeggio per tre giorni, da qualche parte in montagna. Di quei giorni insieme non ho che ricordi confusi.
La pantera delle nevi | Aspettative
di Federica Fanelli Oggi sono tre mesi, tre mesi che se n’è andato, tre mesi che aspetto. Non capisco davvero come sia stato possibile, qui aveva tutto. Perché mai se ne sarebbe dovuto andare. Ma che dico infatti, dev’esser successo qualcosa, qualcosa di strano… non era mai successo prima. Forse un paio di volte sì, ma tanti anni fa, quando ancora non capiva. Lui era felice di stare qui, non se ne sarebbe mai andato volontariamente, di questo sono sicuro. Deve aver sentito qualcosa che non andava, non l’ha fatto apposta, dev’esser così, per forza.
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