Avvertenza: Il seguente post è stato scritto sotto effetto di stupefacenti, quindi non ha conclusione, si avvita su se stesso, è autoreferenziale.
In Bruges | Intertestualità
Nel film In Bruges – La coscienza dell’assassino, quando il perfido Harry (Ralph Fiennes) giustizia per le scale dell’alta torre il sicario dal cuore d’oro (Brendan Gleeson), pronuncia la frase: Mi spiace, ma non si può uccidere un bambino e sperare di farla franca.
Gimme danger | Stooge Appeal
di Matthew Licht Erano bei ragazzi del Midwest: il piccolo Iggy che si rifiutava di essere ignorato, e i fratelli Asheton, il tenebroso Scott e l’aspirante serial killer Ron, che poi si rivela essere un bonaccione. Sono amici, vogliono suonare, fare qualcosa insieme, non sanno bene come. Appare Dave, che si fa notare per l’aura di mistero e i capelli lunghi. Fornisce il tono basso che gli serve per lanciare inconsapevolmente il loro assalto contro la pappa hippie che l’industria musicale proponeva ai ragazzi mentre infuriavano una brutta guerra e scontri tra polizia e cittadini nelle strade.
Moonlight | Dischiudere
i. Ci sono dei libri che prima di pagina centosedici sono terribilmente faticosi e solo allora si aprono (penso a Austerlitz di Sebald, scrittore famoso per aver introdotto nei libri “le immaginette”).
Miracolo a Le Havre | Gli armadi di Aki Kaurismaki sono vuoti
Una teoria afferma (mio padre) che noi siamo il nostro armadio. Esattamente. Punto punto. Roba buttata, che ci si è dimenticato di avere e altre cose che invece noi usiamo spessissimo, il nostro vestito preferito del periodo, eccetra.
Split | Un blog con disturbi dissociativi dell’identità
Mi chiamo In fuga dalla Bocciofila. Sono un blog di cinema. Io non faccio critica, ma scrivo delle micro-storie in cui c’è sempre un film di mezzo. Sono uno a cui piace il cinema, ecco tutto. Un tipo abbastanza tranquillo, uno normale. Sono nato il 15 Settembre del 2014. Sono segno zodiacale vergine. Come ogni vergine: do importanza alla formattazione. Mi piace che tutto sia in ordine. Odio mortalmente i refusi. Poi? Niente, sono un gruppo, prendo decisioni condivise, a volte di più a volte di meno.
Silence | Processo alle intenzioni
Intenzione: non è mai un buon modo per affrontare una faccenda. Intenzione, intenzione, borbottavo durante la visione del film di Scorsese, cullato dalle scenografie di Dante Ferretti. Non è il modo di intendere una storia. Perché si fanno le cose? Per quale motivo esatto si fanno certe cose, perché si dicono certe cose, non se ne dicono altre? Non è un buon motivo di intendere le cose, non è un buon motivo per valutare le cose. Pensavo questo, al cinema una sera. Ma perché pensavo a queste cazzate? Parentesi.
Paterson | C’è una Coop alle Cure
C’è una Coop alle Cure, pensavo uscendo dal cinema, come fosse l’inizio di una poesia, anche se a pensarci meglio questa frase sembra l’incipit di un film di Verdone, ultimissimo periodo. Le Cure, per chi non lo sa, sono un quartiere tutto raccolto dopo il cavalcavia, stanno là come a dire: qui non succede niente, e mai niente vi accadrà. Ci passano degli autobus, il 21, l’1A e l’1B, il fatto che ci passasse proprio l’uno faceva nella mia mente di bambino un fatto di cui vantarsi inconsciamente, era come sentirsi il popolo eletto dal Dio della Linea di trasporti cittadini. Che città? Non importa. Poi sempre a Le Cure c’è un torrente che fu cantato centinaia di anni fa da un poeta, di nome Giovanni. Ne scrisse una storia buffa e drammatica come faceva lui, sull’elitropia, ovvero una pietra che renderebbe invisibili, pietra che in un certo senso ha reso il quartiere de Le Cure invisibile a se stesso, o al Tempo, che poi è la stessa cosa.
Black Mirror 4 | Io senza Facebook
Ho scelto di cancellarmi dal Social Network di Mark Zuckerberg perché avevo un problema di dipendenza: lo guardavo non saprei quante volte al giorno, ma direi che siamo nell’ordine di… non ne ho idea. Mi verrebbe da dire cento volte al giorno. Magari per pochi secondi, giusto per vedere se c’erano notifiche. Altre volte le visite erano di maggiore durata. Comunque non ho un’idea precisa di quante volte ci andavo, forse cinquanta volte in un giorno, forse di più, forse esistono anche delle app che ti dicono quante volte vai su Facebook, comunque non è quello il punto. E così mi sono cancellato, anzi mi sono disattivato, che magari un giorno starò meglio e ci torno. Comunque questo è un ipotetico episodio di Black Mirror in cui si parla di un tizio che si cancella da Facebook.
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