Ad agosto in vacanza ci va chi non può andarci prima o dopo. Sono le ferie comandate, il momento più propizio per osservare nell’habitat naturale branchi di esseri umani pallidi che si spostano in massa, in un moto migratorio di immane portata e dalla potenza distruttiva epocale. Una spinta marchiata dal puro istinto di sopravvivenza in direzione spiaggia, monti o meta esotica, un desiderio di fuga feroce che non conosce ostacoli o pietà. E mentre negli stabilimenti balneari le ricette delle migliori polpette al sugo circolano di sdraio in sdraio come stecche di sigarette di contrabbando, mentre vette millenarie testimoniano battaglie per la precedenza sui sentieri a colpi di scarponi chiodati, mentre litri e litri di napalm accendono gli ombrelloni in splendidi e misteriosi fiori di fuoco, qui trovate cinque mete cinematografiche forse non sature di dolore come il lungomare sotto Ferragosto, ma quasi.
An | L’apparenza inganna
Se mai dovesse capitarvi di andare in Giappone, diffidate da chiunque vi offra un dolce, perché quello che potrebbe avvenire è il seguente. Vi ritroverete tra le mani un oggetto assimilabile quasi in tutto e per tutto a un biscotto, un biscotto quasi certamente molto carino, con buona probabilità modellato in forma geometrica o di animale, deliziosamente dorato e morbido al tatto, sufficientemente compatto da promettere di non sbriciolarsi al primo morso ma allo stesso tempo abbastanza soffice da lasciare immaginare con una sfumatura quasi erotica il momento in cui i vostri denti vi affonderanno. Uno scenario meraviglioso.
Jurassic World | Dinosauri a Expo
A Expo c’è l’Albero della vita, che per chi non lo sapesse è un torrione alto trentasette metri in legno e acciaio, dotato di decori floreali, che s’innalza in mezzo a un laghetto punteggiato di fontane e all’occorrenza sputa fumo colorato (l’albero, non il laghetto, quello sprizza solo getti d’acqua). Dato che questa specie di totem che sembra uscito da un festival goa-trance è costato svariati milioni di euro, viene da domandarsi quale sia la sua reale utilità. Risposta: nessuna. Ma hey, è una fiera, e i visitatori vogliono intrattenimento. A Jurassic World invece c’è l’Indominus Rex, un bestione creato in provetta shakerando geni di T-Rex con quelli di altre varietà animali per ottenere un ibrido che unisca la ferocia di un grande carnivoro preistorico a una forza e un’intelligenza fuori dal comune, senza contare una forte propensione a uccidere. Anche l’Indominus è costato alla Masrani Global svariati milioni di dollari, oltre che un rischio d’impresa non indifferente. Ma anche qui, stiamo parlando di un parco tematico, e i clienti vogliono più zanne, più artigli, più sangue.
The Tribe | Vita da cani
Sto aspettando la mia amica quando entra una coppia trafelata con cane al guinzaglio. Lei guarda la bigliettaia, poi indica l’animale e domanda “lui?”. La cassiera si produce in una serie di espressioni di sorpresa, disappunto e sconcerto una dietro l’altra. Sulle porte del cinema sono affissi cartelli piuttosto eloquenti, ma l’aria perentoria della proprietaria del cane l’ha gettata in un irreversibile stato ansioso. Mi guarda, “che si fa?”, come se la cosa dipendesse da me. Faccio cenno di si con la testa e vengono lasciati passare. La ragazza non sorride, non ringrazia, forse segretamente sperava che il suo accompagnatore non socialmente accettabile l’avrebbe salvata da due ore di film ucraino interamente in linguaggio dei segni. Non sembra soddisfatta, forse per una volta il cane non è stato il migliore amico dell’uomo. “Come si chiama?” chiedo. “Rocco” mi risponde.
Il racconto dei racconti | Matteo Garrone fa un film in costume
Dopo le pubblicità di un paio di marche di automobili parte il trailer del nuovo film di Kate Winslet, una grossa produzione di cui non ricordo il titolo che sostanzialmente ricalca l’infallibile ricetta “povera ma talentuosa fanciulla conquista cuori altolocati”. Il tutto è ambientato nel seicento francese, alla corte di Luigi XIV, con profusioni di parrucche, cappelli, ombrellini, vestiti trionfali e orpelli vari. La mia amica si allunga verso di me e mi dice “certo che magari il film fa schifo, però i costumi sono proprio belli”.
A Kurt Russell non piacciono le ragazze
Il 15 dicembre 1966 Walt Elias Disney, noto ai più semplicemente come Walt Disney, muore a Burbank, California, per un collasso cardiocircolatorio causato da un tumore al polmone sinistro che gli era stato diagnosticato in autunno. Si racconta che, ormai vicino alla fine, si appuntò due ultime parole: Kurt Russell. All’epoca Kurt non era altro che un quindicenne con un taglio di capelli alla Ron Howard in Happy Days fresco di contratto con – giustappunto – la Disney, ma nessuno ha mai capito perché si fosse guadagnato gli ultimi pensieri di Walt – incluso lui stesso.
American Sniper | Una lettera d’amore
Caro Mr. Eastwood – posso dire caro Clint? Lo dico – caro Clint, questa è una lettera d’amore – lo è davvero – e solo per questo mi permetto di usare il nome proprio, un nome che – ci tengo tu sappia – ho sempre maneggiato con estrema cautela. Clint. Quanti Clint esistono all’anagrafe lì da voi? Ammetto di non aver fatto grandi ricerche, ma sono pronta a scommettere che non sono poi molti. Un nome che ricorda un suono metallico – un bossolo di proiettile, una chiave, un meccanismo che scatta. “Clint!” Quasi una formula magica.
L’addetto stampa | Recensioni di film che non abbiamo visto e che con buona probabilità non vedremo mai
Exodus: Dei e Re | Ovvero: l’annoso complesso del fratello minore Christian Bale alias Mosè, sconvolto dalla notizia di essere stato adottato e intuendo finalmente perché il fratello Ramses aveva l’armatura d’oro mentre lui si beccava solo ferraglia e tagli di capelli alla Silvio Pellico in fase Spielberg, decide di vendicarsi chiamando quelli della 20th Century Fox per distruggere l’Egitto a furia di cavallette, scarafaggi, coccodrilli giganti e maremoti. Alla domanda “Scusa Christian, ma non starai un pochino esagerando?” la risposta è “Guarda, non posso farci niente, me l’ha detto dio”. Che stile, io mia sorella al massimo la picchiavo.
Xavier Dolan | To be or not to be (safe)
Ho letto da qualche parte che il mese scorso la Cineteca di Bologna ha dedicato una retrospettiva a Xavier Dolan. Xavier Dolan, per chi non lo sapesse, è un regista canadese che recentemente sta facendo innamorare un po’ tutti, complice il fatto di essere (molto) giovane, (molto) bello e soprattutto (molto) bravo.








