Partendo dal presupposto che in dopo sbronza non è piacevole fare nessuna cosa, ci sarebbe da aggiungere che alcune sono particolarmente da s-preferire. Penso ad esempio all’essere chiamati al telefono. Io odio il telefono sempre, ogni giorno della mia vita e dell’anno, ma sarebbe assolutamente da non accendere in quelle giornate specifiche, quelle in cui la sera prima si è bevuto del gin cantando i tormentoni cingalesi.
Suburra | Pilota
Subbburra è come una grande puntata pilota. Questo nella realizzazione – nessun personaggio viene approfondito e ognuno viene messo di fronte a sfide ancora più grandi e a potenziali sviluppi – come nelle intenzioni – nel 2017 Subbburra sarà la prima serie tv prodotta da Netflix in Italia.
Ritorno al futuro (Saga)| Un vero fan si commuove sempre
Ieri (Mercoledì 21 Ottobre 2015) Martin McFly sarebbe dovuto arrivare dal passato. E in effetti è arrivato all’interno degli schermi (anche questa volta non ci ha delusi). Per un motivo o per l’altro mi sono ritrovato tristemente solo a casa, ma non mi sono abbattuto. Ho pensato che era da tanto tempo che volevo rivederlo e questa poteva essere un’ottima scusa. Ho controllato se per caso davano Ritorno al futuro al cinema e ho scoperto non solo che lo davano, ma che c’era anche il raduno mondiale di Ritorno al futuro in ben due cinema di Firenze, entrambi multisala. RADUNO MONDIALE: ma vi rendete conto? Propio a Firenze!!! E come potevo perdermelo?!
The Lobster | La sindrome da Black Mirror
The Lobster, l’ultimo lavoro del regista greco Yorgos Lanthimos, ha vinto il Premio della giuria al Festival di Cannes e parla di una società in cui le persone sole vengono internate in una specie di hotel dove hanno a disposizione quarantacinque giorni per innamorarsi, altrimenti saranno trasformate in un animale a loro scelta. Consapevole dei livelli di stress che un soggiorno del genere può generare, l’attento personale della struttura si premura di fornire agli ospiti momenti di svago e intrattenimento tra cui: punizioni corporali, balli del mattone e battute di caccia all’uomo con fucili a tranquillanti. Tutto questo solo nei primi dieci minuti di film, cosa che rende piuttosto facile immaginare il verso che prenderanno i successivi centootto.
La prima luce | Film che non ho finito di vedere al cinema
Uno. Grindhouse Un tempo aveva un’amante. Si incontravano a casa di un amico, o nei dintorni della casa dell’amico che era un po’ fuori città e i rischi di incontrare gente conosciuta erano minimi. Si incontravano una volta a settimana o anche meno. Lui là aveva un qualche lavoretto saltuario per cui che fosse da quelle parti non stupiva nessuno. Lei lo raggiungeva con la sua panda bordò, perché era una studentessa e aveva molto tempo libero. I rispettivi compagni, chissà se sapevano qualcosa, o no, ma magari qualcosa potevano sospettare, comunque quella situazione era a tratti bella e a tratti faticosa. Molto faticosa sopratutto mentalmente, cosa ho detto a chi, che registro usare in un caso e nell’altro, frasi ripetute più volte. Perché dopo un po’ che durava la storia clandestina anche quella iniziava a normalizzarsi e si entrava in dinamiche di abitudine, come dall’altro lato, nella relazione solare. Poi una sera lei insistette per andare al cinema, a vedere Grindhouse, in un cinema del centro, che oggi non esiste nemmeno più. Era mercoledì sera e lui lo sapeva che non era una buona idea accettare, ma accettò. Perché era stufo di quella situazione, di segreti, di bugie. E al cinema preciso nella poltrona dietro la loro c’era seduto il miglior amico della ragazza, di quella ufficiale, ecco come fu. Lui a metà film si alzò e andò via perché era certo di esser stato riconosciuto e perché il film comunque gli sembrava un po’ una cacata.
Everest | Lo scandaloso tour operator
Mi guardo questo film pensando di vedermi un Cliffhanger (con Sylvester Stallone) più evoluto condito con scene spettacolari, azione montanara, eroismo machista e forza di gravità. E invece mi ritrovo a guardare un remake di Grido di pietra (di Werner Herzog) ad alto budget e per di più con quel tono sdolcinato delle storie realmente accadute che strappano sempre qualche lacrima in più nel finale. E non è un bello spot per i tour operator che organizzano viaggi in cima al mondo.
Due parole due sul 2nd Florence Short Film Festival
Questa discussione non è mai avvenuta. Non si è svolta nel salotto di casa mia (salotto nel senso letterale del termine, non letterario). Con questo discorsetto non si vuole risolvere una questione, ma semmai sollevarla. È un discorso ampio: su chi dovrebbe fare le cose, su chi non dovrebbe, su cosa legittima qualcuno a fare qualcosa, se uno si legittima da solo, oppure se sono altri, o delle competenza specifiche. Si parla del Florence Short Film Festival (da ora in avanti FSFF) che si è tenuto al cinema Odeon di Firenze. Si parla in verità anche di me, di noi della Bocciofila, del nostro scrivere di cinema, del nostro scrivere in generale. Questo dialogo che non è avvenuto si è svolto tra me (SL) e un curatore di eventi culturali ipotetico (da ora in acanti CDEC).
Io e lei | L’era elisabettiana della commedia impegnata italiana
Nel film Io e lei, “credibile e delicata pellicola che mantiene un tono divertito anche nei momenti dolorosi, un sottotesto dolente anche nei momenti comici”, la Buy e la Ferilli interpretano una coppia che convive da 5 anni. C’è da dire: finalmente coppie di fatto entrano nelle trame di film mainstream anche in Italia, mentre in USA Ellen Page, dopo il suo chiacchierato outing, ha potuto girare Freeheld, con Julianne Moore, dove si affrontano i diritti delle suddette coppie e il loro effettivo riconoscimento. Ci stiamo lentamente arrivando, non ci siamo ancora – basti pensare al ridicolo putiferio mediatico\legale\umano che si è scatenato dopo la morte di Dalla attorno al suo compagno.
Sangue del mio sangue | La gita a Bobbio
Ho incontrato dentro al cinema semi deserto di mercoledì la madre del mio vecchio amico Lorenzo. Non ci vedevamo da qualche mese, dopo anni di oblio perfetto, quindi in realtà ci siamo salutati con affetto, ma nemmeno troppo. C’era anche il padre di Lorenzo, che ha detto: «Vedi là, che a veder Bellocchio sembra quasi di aver una proiezione casalinga, privata». Infatti la sala era semi vuota, tutti nella maxi sala sotto o sopra (che l’orientamento dentro i cinema mi sfugge sempre) erano andati a vedere morir la gente in montagna, sull’Everest.
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