«L’altra sera ho litigato con un tipo», le dico mentre prende larga la curva della ciclabile sulla quale pedaliamo e si allontana da me. «Fossimo stati faccia a faccia, con tutta probabilità sarebbe finita a cazzotti», continuo appena si rifà sotto, «ma c’era uno schermo di mezzo, perciò ha prevalso la dialettica dell’insulto personale e dell’eccesso provocatore, come vuole la prima regola della netiquette».
The Wife | Metabolizzare la sofferenza
Alla fine della proiezione di The Wife, uscendo dalla sala, ho rullato una sigaretta e sono andato a fumarla seduto nella prima panchina libera della piazzetta su cui affaccia il piccolo cinema di quartiere; piccolo ma famoso, citato pure da un noto cantautore in una sua canzone. Lì, seduto, mi sono guardato intorno.
Bhavesh Joshi Superhero | Piccoli superhero crescono
Li vede dall’alto della collina. Il bambino più grande guida il gruppo, gli altri seguono e fanno baccano. Giocano su una strada sconnessa e in pendenza.
Westworld | La nostra linea narrativa
1. Il soldato si trova oltre la staccionata, vicino ad alcune pecore morte. Carcasse sventrate dal mitragliatore del Mecha da cui è sceso. Un ammasso di lamiere tozze. A vederlo da lontano sembra un cilindro antropomorfo. Il soldato si china sul cadavere di uno degli animali. Infila le mani dentro e tira fuori le interiora. Il vento ci porta sotto al naso il lezzo di sangue.
Avengers: Infinity war | A.V.E.N.G.E.R.S.
Poco tempo fa sono andato al cinema a vedere Black Panther. Ho scelto l’ultimo spettacolo, quello delle 22 e 30, anche se finisce sempre che a quell’ora mi addormento in sala, ma era un weekend e il giorno dopo non suonava nessuna sveglia, perciò ho azzardato, mi sono detto che dormire guardando Balck Panther era impossibile. Difatti, dopo la prima metà del film, mi sono addormentato. Ho quindi perso l’ultimo atto, quello del grande scontro, e mi sono risvegliato sulle battute finali, quando il nuovo ordine era già ristabilito.
Metti la nonna in freezer | Per comprarti la pizza o il gelato
Ci sono stati tempi più felici. Mi ricordo che prima di scendere in trincea, passavo le estati dell’infanzia insieme a quegli amici che crescendo perdi un po’ di vista. Mangiavamo gelati in una piazza di fronte al bar, spensierati, e aspettavamo che, come ogni sera, arrivassero.
Preacher | O delle opere di Padre Bresciani
«Quando m’arrischio ad uscire vedo solo visacci briachi, truculenti, feroci, armati di pistole, di daghe, di pugnali, di carabine… bestemmiando ad ogni parola bestemmie orribilissime, sozzissime e più che diaboliche contro Maria immacolata». Così scrive Padre Antonio Bresciani nell’introduzione al suo romanzo L’ebreo di Verona. È il 1850. Siamo a Roma. Ma facciamo un passo indietro. Al 1849.
Smetto quando voglio – Ad Honorem | Una macchina contro la pioggia
È andata più o meno come tutte le volte che piove e tutti decidono di utilizzare l’automobile come ombrello. Si sta comodi, avvolti dal caldo del climatizzatore, cullati dal tergicristallo che fa avanti e indietro quale unico suono in un ambiente ovattato che ci protegge dall’inferno di clacson sgasati e bestemmie che infuria sotto la tormenta e si estende per chilometri e chilometri, tra auto incolonnate e strade intasate come arterie ostruite dal colesterolo. Per fare un breve tragitto, il cui tempo di percorrenza stimato nei giorni di quiete è circa quindici minuti, si impiega un tempo indefinito tra le quattro ore e la vecchiaia.
La scoperta | Il mare d’inverno
In vita mia ho sempre viaggiato in nave, e sono giunto alla conclusione che sia un luogo privilegiato per riflettere sul suicidio. Specialmente se viaggi con un posto in passaggio ponte. D’inverno. D’estate c’è troppa spensieratezza in mano a turisti scalpitanti. Aspettano il traghetto giù al molo, bianchi in viso, incolonnati in auto, camper e moto con gli ammortizzatori compressi. Indossano infradito o scarpe da tennis. Una volta a bordo occupano ristoranti, bar, sale d’attesa, scale, corridoi. Gonfiano materassini, srotolano teli mare, inforcano i cappucci delle felpe e legano zaini e valigie e cani tra loro. Poi cominciano a mangiare, a fare avanti e indietro tra il bar e il bagno. Stanno sui ponti a fumare, a fotografare, a osservare la partenza, a salutare, a telefonare, a bere birre. No. Troppo chiasso.
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