di Gregorio H. Meier
È con sommo piacere, e sommo orgoglio, e sommo stupore, che io, Helder von Bratkopf, annuncio alla comunità scientifica la scoperta di un nuovo strabiliante pianeta, da me battezzato Pianeta di Pasticcini.

di Redazione
di Gregorio H. Meier
È con sommo piacere, e sommo orgoglio, e sommo stupore, che io, Helder von Bratkopf, annuncio alla comunità scientifica la scoperta di un nuovo strabiliante pianeta, da me battezzato Pianeta di Pasticcini.

di Redazione
di Daniel Coffaro
Era meravigliosa, sebbene consultasse quotidianamente l’oroscopo. Ma in definitiva, amare un medico è stata una cosa sconsiderata.
A monte ci sarà lo stress, gli orari, il carico di responsabilità o tutto il flusso caotico che gestisce durante il servizio. Pertanto, quando non lavora, un medico ha bisogno di cose ferme. Da me, per esempio, si aspettava una relazione dimessa e di lunga prospettiva.

di Redazione
di Martina Vianovi
«Dove sono finiti i bicchieri?» chiede tua figlia voltandosi verso di te. È andata verso il pensile della cucina a colpo sicuro, ma lo ha trovato vuoto.
Le cade lo sguardo sul bicchiere che sta sul tavolo davanti a te, ma non fa caso alle bollicine di anidride carbonica che risalgono verso la superficie ed esplodono nell’aria calda del pomeriggio.
Sei tu che le osservi. Potresti sentirne il suono se avvicinassi l’orecchio. Potresti udire quella loro breve fuga in mezzo bicchiere, il loro scoppiare in superficie e perdersi nell’ossigeno. Liberarsi.
«Mamma, dove sono i bicchieri?»

di Redazione
di Carlo Martello
Pioggia fredda, vento gelido, impossibile accendere una sigaretta. Bert camminava il più velocemente possibile, ma l’orchestrina ambulante che si portava sulle spalle lo affaticava. Produceva rumori come di uno scontro infinito tra carrozze, lo strazio dei cavalli, il ferro stridente. Aveva il fiatone ed era zuppo d’acqua come una galletta del marinaio. Trovato un portone aperto, a poca distanza da casa dello zio Albert, si liberò dell’orchestrina e la lasciò nell’atrio del palazzo. “E se non la ritrovo abbandono la musica, quanto è vero che mi chiamo Bert!”, pensò.

di Redazione
di Veronica Galletta
In principio era un albero, dal grosso tronco e dal fogliame limitato. Un albero serve a tante cose: si può aspettare cadano i frutti, per elaborare teorie sulla gravità; ci si possono costruire case sospese per andarci ad abitare; si possono appendere amache, e a volte anche uomini. Io e P su quell’albero invece in estate salivamo a guardare i film, superando così il muro dell’arena estiva, e i soldi per che non avevamo per pagare un biglietto. In principio era un albero, e non ricordo altro, né il paese, né la regione, nessuna strada e nessuna casa attorno. Solo, un muro di cinta, un albero, un’estate e noi due sul ramo.

di Redazione
di Alfredo Zucchi
A fine febbraio 2021, nel picco della curva paranoica (non ne usciremo mai, non usciremo più di casa, non riapriranno più le scuole, io e il mio doppio dovremo entrambi raggiungere, per sopravvivere, i limiti estremi delle nostre potenzialità: Super Dott. Jeckyll/Über Mr. Hyde), sfogliando la pessima, inquinante eppure talvolta utile bacheca del mio facebook ho visto qualcuno, un sedicente scrittore – insomma qualcuno aveva scritto di Fargo 4. Cazzo è uscita e io dormivo sul pero delle paranoie.

di Redazione
di Graziano Gala
I’ ‘ppens ch’è ccorp’e patrama.
[perché se unu sape ca ‘a mmurire nu face cuozz cu na femmina, ca poi ‘a mort arriva e ‘u problema resta e dicimu puru ca ‘u problema, senza troppiggiri, ccà dintra songh’ii]

di Redazione
di Lorenzo Fantoni
Coso ha da tempo imparato che il modo migliore per superare indenne il liceo sarà calcolare con la precisione del chimico ogni parola, esternazione, dimostrazione d’interesse per non apparire mai come quello a cui piace qualcosa di fuori dalla norma.

di Redazione
di Andrea Cassini
L’Alaska sotto le mie ruote è bellissima. La fase di sollevamento, lo ammetto, non è stata piacevole. Dodici ragazzoni in tuta mimetica (perché dovevano mimetizzarsi, poi?) con gli stemmi della Guardia Nazionale mi hanno forato il tetto e lo chassis, mi hanno svuotato dai tappeti, dalla stufa, dalle valigie e dai diari, poi mi hanno legato a due cavi neri che spero essere resistentissimi. Dopodiché l’elicottero si è alzato.