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In fuga dalla bocciofila

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Mary Poppins | Vento dall’est

24 Agosto 2021 di Redazione

di Carlo Martello

 

Pioggia fredda, vento gelido, impossibile accendere una sigaretta. Bert camminava il più velocemente possibile, ma l’orchestrina ambulante che si portava sulle spalle lo affaticava. Produceva rumori come di uno scontro infinito tra carrozze, lo strazio dei cavalli, il ferro stridente. Aveva il fiatone ed era zuppo d’acqua come una galletta del marinaio. Trovato un portone aperto, a poca distanza da casa dello zio Albert, si liberò dell’orchestrina e la lasciò nell’atrio del palazzo. “E se non la ritrovo abbandono la musica, quanto è vero che mi chiamo Bert!”, pensò.

«Apri, Albert. Zio Albert, sono io.»

«Arrivo, arrivo, ahi, trappole maledette. Arrivo.»

 

«C’è un tanfo mortale, zio Albert, perché non apri le finestre?»

«Siamo invasi dalle mosche. E dai ragni. Invasi, non scherzo.»

«Da quanti giorni non esci di casa?»

«Questa non è più una casa, è una trincea!»

«Puzza allo stesso modo.»

 

Armato di paletta e rivoltella, Bert era impegnato a spalancare le finestre del piccolo appartamento dello zio Albert, che protestava, imprecava, ma si era arreso all’evidenza e godeva dell’ossigeno e dei fumi del carbone di Londra. Scoccarono le sei della sera, i bambini della città erano a cena, gli operai nei pub a ubriacarsi, Albert e Bert, legati dal nome, da un’amicizia che si perdeva nei ricordi e dalla mancanza cronica di denaro, erano invece già sbronzi marci, stravaccati su due poltrone sfondate, in effetti piene di tarme e ragni.

La pioggia non aveva cessato di battere neppure un secondo, una tenda umida. L’acqua entrava dalle finestre aperte, i due uomini non se ne curavano affatto.

«Non hai qualcosa da sgranocchiare, zio Albert, vecchio mio? Anneghiamo nel gin stasera.»

«Affogherai, con la pancia piena, ma sono affari tuoi. Prova a esplorare sotto coperta, potresti trovare delle riserve ammuffite, se i topi non le hanno divorate.»

«Non me le faccio scappare, puoi stare sicuro.»

In cucina, tra le bottiglie di gin e le tazze sporche di tè, c’era dello stoccafisso bollito non andato a male e del pane duro che Bert ammollò in una miscela di acqua, latte e molto gin, inventata lì per lì e tutto sommato non peggiorativa della qualità del gin di zio Albert.

 

«Be’, non sai chi è tornata in città.»

«Chi, Bert, la tubercolosi?»

«Zio Albert, Mary Poppins! Ecco chi è tornata. Mary Poppins. Col suo ombrello parlante e tutto il resto dell’armamentario.»

«E l’hai vista?»

«Non ancora, non ancora. Ma la vedrò, puoi starne certo.»

«E magari pensi anche di farci l’amore.»

«Non credo che Mary Poppins faccia l’amore nella sua vita. Non ho idea, in effetti, di come soddisfi i bisogni di tipo sessuale, ma non mi riguarda. Parliamo di Mary Poppins, zio Albert. E passa un po’ quella bottiglia, ho la gola che sembra impastata di stoccafisso.»

«È l’ultima, Bert.»

«Non facciamo scherzi, sono ancora tutto bagnato, non ho intenzione di uscire di qui, né di smettere di bere, almeno fino all’ora di pranzo di domani, se non sono di troppo disturbo.»

«Non scherzo mai sul gin, lo sai.»

Alzandosi, Bert inciampò su sé stesso, rovinando sul pavimento. Alla vista di zio Albert che provava a trattenere le risa, le guance gonfie di gin, scoppiò a ridere. Le guance si svuotarono del loro contenuto che finì vaporizzato.

«Vuol dire che recupererò la mia orchestrina, fonte di reddito scarsa ma inesauribile.»

«Troppo scarsa per un paio di bottiglie e un po’ di tabacco?»

«Mi arrangerò, zio Albert. Stamattina ero musicista virtuoso e direttore d’orchestra, stasera sarò rapinatore del più pregiato prodotto d’Inghilterra, vanto della corona. Il gin.»

«Sai far tutto, tu.»

«Credo che uno dei poliziotti di quartiere mi abbia riconosciuto stamattina, all’ingresso di Regent’s park, dalle parti di Primrose. Devo fare più attenzione.»

 

Bert varcò di nuovo la porta di casa di zio Albert due ore dopo. Nella grancassa trasportava tre bottiglie di gin, un consistente pacchetto di tabacco, cinque salsicce e un cavolfiore. Il lavoro del musicista consiste in gran parte nel trasportare i propri strumenti quando si è finito di suonare.

 

Carlo Martello Nasce dall’ignoranza dei propri genitori, che non avendo mai sentito parlare di Poitiers hanno creduto che Carlo sarebbe stato un nome nuovo, almeno per quel Martello, cosa in effetti non del tutto sbagliata, in fondo. Cerca di vivere un’esistenza appartata e priva di rischi, non sempre ci riesce. Odia le armature, le divise e le armi.

 

 

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