Caro Alex, ti ricordi di New York? A me sono rimasti il nostro bar e la passeggiata delle sei del mattino. Quanti anni sono passati? Venti? Duecento? È tutto così confuso da quando ho smesso con la coca, non sono più lo stesso. Mi sembra che fossimo molto innamorati, allora. Ricordo la tua mano nella mia mentre ridevamo dell’alba che illumina il Flatiron Building e del freddo fuori stagione, con i tulipani fioriti. Ero di sicuro ubriaco Ero sempre ubriaco quando ero con te. Ti amavo, mi sembrava di amarti tanto.
Cold War | Amore ad alta intensità
Come posso dire «amore»? Come un lago che straripa, acqua scura e melmosa, sporcando panchine e chioschi? Lo sento crescere inevitabile e lento, spinto da ghiacciai e piogge così lontane da crederle irreali. Raschia per giorni, per settimane, per mesi: un vecchio argine cede e il lago è fuori e dentro e dappertutto. Per non annegare afferri pali e ringhiere, spingendo sott’acqua vecchi e mamme con passeggini. Non te ne frega niente, vuoi solo rimanere a galla.
Troppa grazia | Solo per noi
– Ma dove stiamo andando? La macchina sbandò appena mentre frenavo davanti a un bivio che, ero sicuro, non doveva esserci. – Sono tutte uguali queste colline. – Lo sai vero che i giapponesi vengono apposta a fotografarlo, questo panorama? Senza queste colline la macchina che hai sotto il culo non te la potevi permettere. – Non c’entrano nulla i giapponesi. Parli sempre così, senza sapere un cazzo.
Sulla mia pelle | Noi
Siamo così soli che cerchiamo compagnia nelle nostre divise. Non cattivi, no: giusti. Di una giustizia superiore alla legge. Siamo così deboli che a fatica riusciamo a dire no se qualcuno ci guarda storto. Quando siamo insieme, spalla a spalla, siamo capaci di ripulire lo schifo. Siamo così spaventati che basta un topo di fogna, affamato, a farci fremere il cazzo con un’erezione maestosa che esige soddisfazione e vendetta. Siamo l’ultima trincea che tiene a bada spacciatori, zecche, ladri, quegli stronzi che guardate storto per strada, che sgasate ai semafori.



