Sono le dodici e zero tre di sabato due maggio e sono disteso sul divano. La lavatrice sta per finire il programma; lo so perché la centrifuga sta urlando. Io credo che mi stia rimproverando per gli errori che ho commesso nella mia vita, e non credo siano tanti, perché sono soltanto dieci minuti che gira, eppure sembra che stia per scoppiare; forse gli errori che ho commesso nella vita sono pochi, ma sono molto gravi. Devo aver procurato del dolore agli altri.
Risvegli | Fiorivi, sfiorivano le viole
Del passato racconto sempre le stesse cose. Aneddoti, storie, incontri, solite recite, solite persone. Anche il modo di raccontare è sempre lo stesso. Mai un cambio di registro, mai un colpo di scena, nemmeno una variazione sul tema. Come se il passato fosse una carrellata di eventi memorabili. Eppure, quasi mai si tratta di eventi rilevanti. Sono cose di poco conto, di quelle da dimenticare nell’attimo in cui avvengono, al massimo il giorno dopo. Più che fatti straordinari, sono fattarelli. A volte sono solo lampi.
C’era una volta a… Hollywood | Coupe de Ville
A sei anni Quentin Tarantino osservava l’abbassarsi e l’alzarsi e l’allontanarsi e il ricongiungersi dei cavalcavia della rete stradale losangelina, un lungo e grasso pitone grigiastro stretto attorno ai pensieri e alle dita sulla gomma dei volanti, a volte cotta dal sole, a volte ricoperta da un velo lucido di sudore steso come bava di lumaca da Burbank a San Fernando, da Santa Monica a Compton, da Long Beach a El Segundo, Torrance, o su a Pasadena, e dalla cenere delle sigarette dei discografici di Bel-Air, degli agenti della Sunset Strip, di Mulholland Drive, della Beverly Crest, o del Benedict Canyon, fino a Hollywood.
Ricordi? | Idee per nuove forme di memoria
Il giorno in cui ho comprato un’agenda, ho accantonato l’idea di concepire la memoria come un archivio di attività ed esperienze che si costituisce per accumulazione, come l’Hard Disk di un computer, e che non siamo noi, o perlomeno il nostro agire razionale, a scegliere cosa verrà archiviato e cosa no.
Tito e gli alieni | La Donna che non si staccava dal passato
La Donna che non si staccava dal passato spendeva un mucchio di soldi. Per prendere il treno acquistava due biglietti, sull’autobus timbrava due corse, al cinema pagava due ingressi. Signora – le dicevano – il suo bagaglio occupa il posto riservato a un altro utente. O paga per due o non possiamo farla entrare. Ma questo non è un bagaglio – replicava – sono i miei ricordi.




