Mi trovo in un salotto di legno, persa in una nube di pulviscolo atmosferico esaltato dalla luce di un sole sconosciuto. L’arredamento è al servizio dell’immaginario, ci sono abat jour bellissime e innecessarie e vecchi poster di moda. Da fuori arrivano i rumori di East Harlem il pomeriggio, e il tutto. Il tutto vale a dire: New York! L’America! È solo un salotto ma per me è irreale. Più tardi mi verrà detto che all’inizio è così un po’ per tutti. Sono arrivata meno di 24 ore fa, sono nata meno di 24 ore fa, e ancora non ho trovato il coraggio di uscire. Come funziona questa città? Come si esce di casa? Sto girando nel salotto senza uno scopo da ore, quando un messaggio su Instagram mi salva.
Cinemini| I Cinemini di New York, che verranno e che furono
Sono nel mio salotto, ascolto Errol Garner e bevo Coca-Cola. Mi odio perché sono in ritardo sulla consegna di questo racconto: “Caffo, il suo peffo è esilarante” dico tra me con 5 sigarette in bocca, mentre leggo l’ultimo racconto della mia amica e collega F. su Pretend It’s a City, documentario su Fran Lebowitz: “Ma scusa, come sarebbe a dire: ora che ho scritto di New York non puoi più scrivere di New York? Certo che puoi scrivere di New York scema, il mio racconto parla di ADSL. E poi New York è New York” ecco cosa mi ha detto F. qualche giorno fa, quando ci siamo incontrate in una strada affollata del centro, all’uscita del centro Tiscali.
Modern Love | L’amore moderno non esiste
di Daniele Pasquini Modern Love è una serie bellissima, ispirata da una rubrica giornalistica ancora più bella: ma il titolo nasconde un vizio retorico. È un ossimoro che suona bene, ma voi siate prudenti. Diffidate da certe scorciatoie. L’amore moderno non esiste, così come non esiste l’appetito contemporaneo, la defecazione medievale o il sonno primitivo. La fame è fame, il sonno è sonno e la cacca è cacca.
Un giorno di pioggia a New York | Showtime
Da anni ormai frequento un tale che si sbuccia le dita su tutti i pianoforti su cui gli capita di posare lo sguardo. Ed è seccante stargli dietro, perché ogni stramaledettissima volta che andiamo da qualche parte insieme, e che trova un pianoforte, quello, incurante, si siede e ad alta voce chiede, posso suonare? A quel punto ha già il polpastrello del pollice posato sul bordo di un tasto.
Taxi driver | L’abito del signor Palantine
di Marco Marrucci Che poi son cose che succedono. Uno sale in macchina di fretta, dice quartiere e indirizzo e l’altro gli dà il benvenuto così. Ci si resta male. E io lo capisco. Lo capisco, sa? Bisogna essere empatici. Empatici. Si pronuncia così, vero?
Animali notturni | Triangoli
Fin da piccolo ho sempre avuto una mente matematica. Numeri, insiemi, figure geometriche: mi piacciono quelle cose lì. Qualche sera fa, mentre ero al cinema a vedere Animali notturni e il film si trascinava stancamente tra un cliché e l’altro, ho cominciato a pensare ai triangoli, e mi sono distratto un po’.





